Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso.....

Pablo Neruda





lunedì 31 gennaio 2011


LA RECENSIONE
DI MARIA SERRITIELLO

“Pazzo scatenato” è Peppe Iodice, al “Ridotto” di Salerno

E’ ritornata al “Ridotto” di Salerno, dopo la pausa natalizia, la stagione “Che Comico 2010-2011” con l’esibizione di Peppe Iodice in “Pazzo scatenato”, uno spettacolo scritto dallo stesso artista, con la collaborazione di Nello Iorio e Lello Marangio. La rappresentazione si è tenuta al Teatro Delle Arti, lo spazio polifunzionale della città, per ospitare sul palco, oltre al divertente comico, anche Raoul, la bravissima spalla di Iodice e l’orchestra Intellett Waller Band. Lo spettacolo ha fatto il suo debutto a Salerno e per l’anteprima, ospiti in sala, sono stati presenti, oltre agli autori Nello Iorio e Lello Marangio, anche Pippo Pelo, conosciutissimo presentatore di Radio Kiss Kiss, il Patron del “Premio Charlot”, Claudio Tortora e l’attuale giovane direttore, Gianluca Tortora. Lo spettacolo, che ha incontrato il favore del pubblico, si articola intorno ad una trovata scenica, semplice, efficace e credibile. Peppe Iodice annuncia ai presenti che non sa se lo spettacolo può avere inizio, in quanto sua moglie è stata trasferita d’urgenza in ospedale, per far nascere la loro prima figlia. Subito tra il comico e gli spettatori si crea una corrente di simpatia, la nascita è vista come un evento straordinario della natura, per cui tutto va in secondo ordine, poco manca che qualcuno dei presenti gli intimi di abbandonare il palco per accorrere dove è necessario che sia. In effetti la trovata non si discosta molto dalla realtà, il fatto è veramente successo, solamente in tempi sfalsati e cioè , tre giorni prima del debutto, Iodice è divenuto papà, ma questo lo si apprenderà solo nel finale, tra gli applausi e gli auguri della platea. Ecco, stabilita la corrente di simpatia, l’arguto comico, nella serata al “Delle Arti”, in scena fa quello che vuole, tenendo presente come modello di riferimento Sofia, la sua piccola, a cui dovrà mostrare ed insegnare come vanno le cose del mondo. Non ha scelto, così pare, un buon momento per nascere, la piccola e Peppe - Padre fa entrare nella sua comicità il peggio o almeno quello che è più soggetto nei giorni nostri alla satira. Sfilano, allora, avvenimenti, personaggi della politica, dello spettacolo, quello e quelli che condizionano ogni giorno il nostro modo di vivere. Tutto ciò viene detto senza sermoni, Iodice è il filosofo del pensiero semplice, la litania delle cose che non vanno, con lui, è un approccio popolare , difatti usa uno stile diretto e a volte infarcito di parole non troppo regolamentari, ma onestamente sono proprio quelle a suscitare risate di gusto. Affida, poi, un suo momento liberatorio a satireggiare gli intellettuali che, come si sa, sono il bersaglio sistematico negli spettacoli del comico, si direbbe una vendetta seriale. Sia Iodice, che i suoi amici di scrittura: Nello Iorio e Lello Marangio, hanno un vecchio conto da saldare con la “casta intellettuale”che al momento della formazione giovanile dei tre, si deve supporre, ha evidenziato, senza troppi scrupoli, il loro essere ragazzi di periferia, con il conseguente e derivato disagio. In sala ce ne dovevano essere molti se l’applauso, a sottolineare la performance, è stato più caloroso degli altri interventi comici. Va detto, infine, che lo spettacolo è ben calibrato, due tempi nei quali spiccano gli interventi di Raoul, spalla alla Fantozzi, che canta, balla e si traveste, pur di portare acqua allo show e gli intermezzi musicali della band.



Peppe Iodice



Nel ’95 è uno dei monologhisti protagonisti di “Seven show” (Italia 7). · Nel ’96 è secondo a “Riso in Italy”. · Nel ’97 vince il Premio Charlot · Nello stesso anno prende parte alla fiction tv “IL Commissario Raimondi”(Canale 5), diretto da Paolo Costella, con Marco Columbro. · Nel ’98 debutta come autore teatrale in “Tintura di Iodice” di cui è anche il protagonista. · Nel’ 99 debutta al Premio Massimo Troisi con “Cuori in pigiama” commedia teatrale di cui è autore e protagonista. Vince il Premio De Lise come migliore autore . · Nel 2000 è uno dei protagonisti di “Ribelli per caso” film diretto da Vincenzo Terracciano e pluripremiato in numerosi festival europei. · Nel 2002 debutta al teatro Diana di Napoli, diretto da Maurizio Casagrande in “Quiz Shock” di cui è autore e protagonista. · Nel 2003 è il topo nello spot della Sky tv. Nello stesso anno è uno dei protagonisti del film “23” diretto da Duccio Forzano. In uscita nel febbraio 2004. · Nel 2004 è uno dei partecipanti alla trasmissione Zelig Off in onda su canale 5 con il personaggio di “Birillo”. Nel 2005 è autore e protagonista dello spettacolo teatrale “I fratelli Karamazov…senza permesso di soggiorno”, regia di Claudio Insegno, che ha debuttato al Teatro Diana di Napoli. · Nell’edizioni 2007-8, ospite fisso della trasmissione TV “Number Two”, su Telenapoli e Canale 34. Nel 2007 Zelig. 2008 Debutta in Zelig Off

Maria Serritiello
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domenica 30 gennaio 2011


SE SPARTA PIANGE, ATENE NON RIDE....

Polemiche in Romania per il sexy spot assicurativo
Fa discutere la pubblicità per sensibilizzare gli automobilisti rumeni all'acquisto di una polizza RCA: protagoniste del sinistro, due modelle e una poliziotta in biancheria intima.


CON LE IMMAGINI SI POSSONO TRASMETTERE TANTI CONTENUTI SANI PER FAR PROGREDIRE I GIOVANI NEI BUONI SENTIMENTI. Il MESSAGGIO TURPE LI SPORCA. BELLO IL MESSAGGIO DI SOLIDARIETA',NEL VIDEO POSTATO.

venerdì 28 gennaio 2011

“Opere in Camera”, nel cuore della Salerno moderna



DI MARIA SERRITIELLO


Opere in Camera”, una collezione d’arte nel cuore della Salerno moderna, è stata una pregevole iniziativa della Camera di Commercio della città salernitana. Lo storico palazzo, progettato da Arturo Gasparri a metà degli anni Dieci, luogo della realtà culturale e sociale della città e della provincia, ha aperto il suo spazio al pubblico per rendere partecipe la comunità, della propria collezione d’arte. Il progetto dà il via ad un’area museale, non più concepita come spazio destinato alla curiosità di pochi studiosi ma indirizzata a rendere fruibile un patrimonio artistico e a concepire tale spazio come forza motrice di nuove iniziative, specchio della città che si va prefigurando. “…Da sempre nel cuore della città moderna, della Salerno, che negli anni Venti si avviava ad una nuova realtà urbanistica, pulsa il battito di un patrimonio di figure, di segni, di colori che parlano della nostra identità….”dice Augusto Strianese, presidente della Camera di Commercio di Salerno. Così il Palazzo in alcuni ed intensi periodi dell’anno ( Natale, Pasqua, Maggio-Monumenti) apre, e così in seguito, le porte della storica sede di Via Roma, per mostrare al pubblico la sua collezione di dipinti e di sculture, contribuendo, così, al processo di sinergia culturale, che da qualche decennio ridisegna la realtà salernitana. La collezione esposta tratteggia con i dipinti di: Gaetano Esposito, Raffaele Tafuri, Ulisse Caputo, Giuseppe Avallone, Pietro Scoppetta, Pasquale Avallone, Salvatore D’Acunto, Antonio Ferrigno, Angelo Della Mura, Alfonso Grassi e delle pittrici Olga Napoli, Isabella Greco, Elvira Martinez y Cabrera, Olga Schiavo per citarne alcuni, una Salerno fin de siècle. Tra le 149 tele a disposizione della raccolta, delle quali molte in restauro, troneggiano quelle dell’insigne poeta salernitano Alfonso Gatto e quelle del Maestro Mario Carotenuto, anch’egli gloria e vanto vivente di Salerno. L’elemento più significativo della Camera è il salone di rappresentanza abbellita dalle sei tele di Pasquale Avallone, che ne impreziosiscono lo spazio. Insomma, qui riunito c’è il meglio della produzione degli artisti cittadini, che la Camera di Commercio, nel tempo, intelligentemente, ne ha fatto raccolta.

L’evento è stato curato dal Prof .re Massimo Bignardi, il coordinamento generale, invece, è stato del Dott. re Raffaele De Sio e le consulenze sono state a cura di Giada Caliendo e Annunziata Cirillo. Art Directo: Enzo Bianco.

Maria Serritiello
www.lapilli.eu

giovedì 27 gennaio 2011


MARIA MERCADER

FONTE:EXCITE

Si è spenta Maria Mercader, moglie di Vittorio De Sica

Aveva 93 anni Maria Mercader, attrice spagnola e seconda moglie di Vittorio De Sica, spentasi ieri a Roma. Madre dell'attore Christian De Sica, la vita della Mercader nel mondo dello spettacolo ebbe inizio nel suo paese natale.

Sorella di Ramòn Mercader, l'assassino di Trotsky, Maria mosse i primi passi nel cinema con il film 'Molinos de viento' nel 1939, diretta dal regista Rosario Pi. Pochi anni dopo, nel '42, si trasferì in Italia e sul set di 'Un garibaldino in convento' conobbe il cineasta Vittorio De Sica. Tra i due fu amore a prima vista.

Ma ci vollero ben 17 anni prima che il regista neorealista - che condusse una doppia vita per lungo tempo - riuscisse ad ottenere il divorzio dalla prima moglie Giuditta Rissone. La coppia si sposò nel '59 in Messico e una seconda volta a Parigi nel '68. Oltre al re del cinepanettone Christian, la Mercader e De Sica ebbero anche un secondo figlio, Manuel, ad oggi compositore. Anni dopo Maria scrisse una biografia dal titolo 'La mia vita con Vittorio De Sica'.

La carriera dell'attrice proseguì negli anni '40 con 'Musica Proibita' e 'Il treno crociato' di Carlo Campogalliani. Poi collaborò con Blasetti tingendosi i capelli scuri in 'Nessuno torna indietro' (1943) di Alessandro Blasetti, poi nel '48 interpreta la maestrina dalla penna rossa in 'Cuore' di Duilio Coletti, tratta dal romanzo di Edmondo De Amicis. Negli ultimi anni ricordiamo la Mercades in camei nei film 'La casa del sorriso' di Marco Ferreri e 'Al lupo al lupo' di Carlo Verdone.










L'interno di un dormitorio del campo di concentramento di Buchenwald. Vi si ammassavano centinaia di deportati denutriti

FONTE:ANSA.IT

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, arrivando nella città polacca di Auschwitz, aprirono i cancelli del campo di sterminio svelando al mondo gli orrori che vi erano stati consumati.

Nel 2000 il Parlamento italiano istituì il 27 gennaio il Giorno della Memoria, in "ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti".

Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche dall'ONU, in seguito alla risoluzione del 1 novembre 2005.

Oggi l'appuntamento e' per le 11 al Quirinale: alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si celebra il Giorno della Memoria, istituito con la legge 211 del 20 luglio 2000 ''in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti''.



Train de vie - Un treno per vivere è un film del 1998 diretto dal rumeno Radu Mihăileanu che tratta in maniera ironica il tema della Shoah.




« Se Hitler fosse vivo e vedesse tutti i programmi tv cupi e noiosi sulla Shoah e sentisse tutti i pianti e i lamenti degli ebrei sarebbe felice. L’unica cosa con la quale possiamo umiliare i gerarchi nazisti, che sono ancora vivi in Sudamerica, e farli imbestialire, è mostrar loro che siamo vivi, che non ci hanno distrutti, che il nostro umorismo non è stato cancellato dalle loro barbarie. »
(Radu Mihăileanu)

mercoledì 26 gennaio 2011


MARIO SCACCIA


« Nel palco della vita, siamo tutti figuranti. »
(Mario Scaccia)

Mario Scaccia (Roma, 26 dicembre 1919 – Roma, 26 gennaio 2011) è stato un attore italiano.

Figlio di un pittore, nel 1945, appena reduce dalla Seconda guerra mondiale, si iscrisse all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, in cui si diplomò nel 1948. Nel 1946 aveva già iniziato a calcare il palcoscenico con Woyzeck di Georg Büchner, prima di avviare una lunga carriera che l'avrebbe visto cimentarsi nelle esperienze di spettacolo più disparate.

Artista fantasioso e versatile, nel 1961 costituì con Enriquez, la Moriconi e Mauri la Compagnia dei Quattro. Al lavoro in teatro (dove si ricordano almeno l'interpretazione di Fra Timoteo nella Mandragola di Machiavelli, il Chicchignola di Petrolini e il Negromante dell'Ariosto) ha affiancato una discreta attività cinematografica (in cui ha debuttato nel 1954 in Tempi nostri di Blasetti e interpretato in seguito film di Lattuada, Petri, Bolognini) e televisiva (in cui ha portato il suo sicuro senso scenico e la finezza e modernità delle sue doti di interprete ottenendo notevole consenso soprattutto negli spettacoli di prosa).

Tra i ruoli da lui affrontati nei grandi sceneggiati sono da ricordare Plonplon in Ottocento (1959), Capitan Sandracca ne La Pisana (1960), Manilov ne Le anime morte (1963), Bompard in Tartarino sulle Alpi (1968) e la figura del dottore ne Le avventure di Pinocchio diretto da Comencini (1971).

È apparso anche in un episodio del 1966 de Le avventure di Laura Storm, con Lauretta Masiero (Rapina in francobolli).

È stato molto presente anche in radio, dove ha partecipato a spettacoli leggeri (come, nel 1957, Le occasioni dell'umorismo), a numerosi radiodrammi (Il matrimonio del signor Mississipi di Friedrich Dürrenmatt, 1961; La faccia del mostro di Anton Čechov, 1962; L'impareggiabile malfidato di Max Aub, 1962; Delirio a due di Eugène Ionesco, 1963) e romanzi sceneggiati (Dio ne scampi dagli Orsenigo di Vittorio Imbriani, 1977). Degna di nota, infine, l'interpretazione di Turcaret di Alain-René Lesage, messa in onda nel 1966 per la regia di Sequi.

A metà degli anni settanta fu protagonista di svariate Interviste impossibili, come Fedro di Giorgio Manganelli ('74), Rudolf Raspe incontrato da Saito ('75), i Lumière, Pellegrino Artusi e George Stephenson firmate da Guido Ceronetti ('74).

Fu in più occasioni anche conduttore di programmi radiofonici d'intrattenimento: nel '79, con Franco Rispoli e Ludovica Modugno, fu ai microfoni di Vieni avanti, cretino!, mentre nel 1989-90 condusse la rubrica Vi racconto una commedia all'interno del programma Le ore della sera. Tra le sue più recenti interpretazioni radiofoniche, Il pazzo dei balconi di Mario Vargas Llosa, per la rassegna Il teatro di Radiodue (1996).

E' morto il 26 gennaio 2011, all'età di 91 anni, in seguito alle complicanze per un intervento chirurgico.

La prosa teatrale

La vedova scaltra , di Carlo Goldoni, con Vittorio Gassman, Mario Feliciani, Giorgio Piazza, Zora Piazza, Mario Scaccia, Raoul Grassilli, Elena Zareschi, Mario Ferrari, Ferruccio Stagni, Diana Torrieri, regia di Luigi Squarzina, prima al Teatro Valle di Roma, 27 maggio 1951.
Croque Monsieur , di Marcel Mithois, con Laura Adani, Mario Scaccia, Guido Marchi, Paola Quattrini, Antonio Fattorini, Marisa Pizzardi, Dina Sassoli, Gianni Bonagura, Gigi Reder, Ireneo Petruzzi, regia di Daniele D'Anza, stagione teatrale 1965 1966.

Prosa televisiva RAI

Il coraggio , di Augusto Novelli, con Mario Scaccia, Luciano Alberici, Mauro Barbagli, Flora Lillo, Bianca Maria Fabbri, Tino Bianchi, Anna Carena, Armando Bandini, Adele Ferrari, Ermanno Roveri, Maria Donati, Evaldo Romano, regia di Daniele D'Anza, trasmessa martedì 23 aprile 1957, ore 21.
La cucina degli angeli, commedia con Mirko Ellis, Pina Cei, Mario Scaccia, Carlo Ninchi, Franco Coop, regia di Alessandro Brissoni, trasmessa il 25 maggio 1957.
Gastone, di Ettore Petrolini, con Miranda Martino, Vinicio Sofia, Mario Scaccia, Luisa De Santis, Adriana Innocenti, Piero Nuti, Franca Tamantini, Toni Ucci, regia di Maurizio Scaparro, trasmessa il 9 settembre 1977.

Filmografia

La fiammata, regia di Alessandro Blasetti (1952)
Tempi nostri, regia di Alessandro Blasetti (1954)
Peccato che sia una canaglia, regia di Alessandro Blasetti (1954)
La fortuna di essere donna, regia di Alessandro Blasetti (1956)
I moschettieri del mare, regia di Steno (1960)
Femmine di lusso, regia di Giorgio Bianchi (1960)
La vendetta dei barbari, regia di Giuseppe Vari (1960)
Il vigile, regia di Luigi Zampa (1960) (non accreditato)
Il mattatore, regia di Dino Risi (1960)
Robin Hood e i pirati, regia di Giorgio Simonelli (1960)
Giorno per giorno disperatamente, regia di Alfredo Giannetti (1961)
A porte chiuse, regia di Dino Risi (1961)
Ursus, regia di Carlo Campogalliani (1961)
Le sette spade del vendicatore, regia di Riccardo Freda (1962)
Frenesia dell'estate, regia di Luigi Zampa (1963)
Avventura al motel, regia di Renato Polselli (1963)
Gli imbroglioni, regia di Lucio Fulci (1963)
Oltraggio al pudore, regia di Silvio Amadio (1964)
Amore facile, regia di Gianni Puccini (1964)
Una vergine per il principe, regia di Pasquale Festa Campanile (1966)
Io, io, io... e gli altri, regia di Alessandro Blasetti (1966)
A ciascuno il suo, regia di Elio Petri (1967)
Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano, regia di Luigi Comencini (1969)
Per grazia ricevuta, regia di Nino Manfredi (1971)
Il generale dorme in piedi, regia di Francesco Massaro (1972)
La mandragola di Edoardo Sala, Persiani Editore, 2009
Meo Patacca, regia di Marcello Ciorciolini (1972)
La calandria, regia di Pasquale Festa Campanile (1972)
La proprietà non è più un furto, regia di Elio Petri (1973)
L'anticristo, regia di Alberto De Martino (1974)
Il profumo della signora in nero, regia di Francesco Barilli (1974)
Le farò da padre, regia di Alberto Lattuada (1974)
Conviene far bene l'amore, regia di Pasquale Festa Campanile (1975)
Profondo rosso, regia di Dario Argento (1975) (non accreditato)
Un amore targato Forlì, regia di Riccardo Sesani (1976)
Attenti al buffone, regia di Alberto Bevilacqua (1976)
Lezioni di violoncello con toccata e fuga, regia di Davide Montemurri (1976)
Il soldato di ventura, regia di Pasquale Festa Campanile (1976)
Signore e signori, buonanotte, regia di Luigi Comencini, Nanni Loy, Luigi Magni, Mario Monicelli ed Ettore Scola (1976)
Gran bollito, regia di Mauro Bolognini (1977)
Doppio delitto, regia di Steno (1977)
Eutanasia di un amore, regia di Enrico Maria Salerno (1978)
Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, regia di Sergio Martino (1983)
Il mistero del morca, regia di Marco Mattolini (1984)
Juke box, regia di Carlo Carlei, Enzo Civitareale, Sandro De Santis, Antonio Luigi Grimaldi, Valerio Jalongo, Daniele Luchetti e Michele Scura (1985)
Secondo Ponzio Pilato, regia di Luigi Magni (1987)
In camera mia, regia di Luciano Martino (1992)
Ferdinando e Carolina, regia di Lina Wertmüller (1999)
Voglio stare sotto al letto, regia di Bruno Colella (1999)
Gabriel, regia di Maurizio Angeloni (2001)

lunedì 24 gennaio 2011


I FRATELLI EMILIO ED ATTILIO BANDIERA


Attilio Bandiera (Venezia, 24 maggio 1810 – Vallone di Rovito, 25 luglio 1844) ed Emilio Bandiera (Venezia, 20 giugno 1819 – Vallone di Rovito, 25 luglio 1844) sono stati due patrioti italiani.

Nobili, figli del barone Francesco Bandiera, ammiraglio, e di Anna Marsich; a loro volta ufficiali della Marina da guerra austriaca, aderirono alle idee di Giuseppe Mazzini e fondarono una loro società segreta, l'Esperia (nome col quale i greci indicavano l'Italia antica) e con essa tentarono di effettuare una sollevazione popolare nel Sud Italia.

Nel marzo 1844 a Cosenza, in Calabria scoppiò un moto durante il quale il capitano Galluppi, figlio del grande filosofo Pasquale Galluppi, trovò la morte. In breve tempo ritornò la calma e con la calma il processo, dove furono condannate a morte 21 persone, delle quali solo sei furono giustiziate. Il 13 giugno 1844, i fratelli Emilio e Attilio Bandiera, disertori della marina austriaca, partirono da Corfù (dove avevano una base allestita con l'ausilio del barese Vito Infante) alla volta della Calabria seguiti da 17 compagni, dal brigante calabrese Giuseppe Meluso e dal corso Pietro Boccheciampe. Il 16 giugno 1844 sbarcarono alla foce del fiume Neto, vicino Crotone e appresero che la rivolta scoppiata a Cosenza si era conclusa e che al momento non era in corso alcuna ribellione all'autorità del re[1]. Pur non essendoci alcuna rivolta i fratelli Bandiera vollero lo stesso continuare l'impresa e partirono per la Sila. Il Boccheciampe, appresa la notizia che non c'era alcuna sommossa a cui partecipare, sparì e andò al posto di polizia di Crotone per denunciare i compagni. L'allarme dato, raggiunse anche la cittadina di San Giovanni in Fiore, e più precisamente

« ...giorno 19 giugno del 1844. In punto che corrono le ore 18 (ore 14 correnti), è quì che giunse la triste notizia che il bandito Giuseppe Meluso di San Giovanni in Fiore, da molti anni rifugiò in Corfù, sia disbarcato nelle marine del Marchesato, con un mediocre numero di persone abbigliate alla militare , ed introdottisi in tenimento di Cerenzia e Caccuri, limitrofo a questo capuologo, col disegno di perturbare la pubblica quiete »
(ASCS Imputati politici - Inserito nel libro La spedizione in Calabria dei Fratelli Bandiera,di Salvatore Meluso, Rubbettino editore, 2001)


Il "Cippo della Stragola". Monumento commemorativo in ricordo della cattura dei Fratelli Bandiera avvenuta in questo luogo
Subito iniziarono le ricerche dei rivoltosi ad opera delle guardie civiche borboniche. Proprio quando il gruppetto si trovava alle porte di San Giovanni in Fiore, vennero avvistati dalle guardi civiche partite dal paese, e in seguito ad alcuni scontri a fuoco, avvenuti presso la località della Stragola (dove oggi si trova un ceppo in marmo commemorativo dell'eroiche gesta) nel comune di San Giovanni in Fiore, vennero tutti catturati (meno il brigante Giuseppe Meluso che, buon conoscitore dei luoghi, essendo egli stesso originario di San Giovanni in Fiore, riuscì a sfuggire alla cattura). Vennero prima portati presso le prigioni della cittadina silana, tranne i feriti che vennero trasportati immediatamente a Cosenza. I catturati furono portati dinanzi la corte marziale, che li condannò a morte. Il re Ferdinando II questa volta fu severo e ne graziò pochi; i fratelli Bandiera con altri sette compagni, Giovanni Venerucci, Anacarsi Nardi, Nicola Ricciotti, Giacomo Rocca, Domenico Moro, Francesco Berti e Domenico Lupatelli, vennero fucilati nel Vallone di Rovito il 25 luglio 1844[2]. Le salme dei nove fucilati, prima furono seppellite nella chiesa di Sant'Agostino e poi nel Duomo di Cosenza. Quelle dei fratelli Bandiera e di Domenico Moro rientrarono a Venezia il 18 giugno 1867, circa un anno dopo la liberazione della città al termine della Terza guerra di indipendenza. Le tre salme sono sepolte nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo