Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso.....

Pablo Neruda





mercoledì 9 novembre 2011



FONTE: IL BLOG DI SALERNO SU VIRGILIO DI MASSIMO VECCHIO
DI MARIA SERRITIELLO


LE CARAMELLE VENEZIANE


Nel 2005 per un periodo, non lungo, Matteo Scannapieco, riprese al 'Corso', l’antica fattura delle 'Caramelle Veneziane'. Per molti fanciulli di una certa età fu una gioia …
Solo per qualche tempo, nel 2005, dall’affollato incrocio di Piazza Malta, allo slargo di Piazza Portanova, si risentì nelle narici l’odore dello zucchero cotto delle 'caramelle veneziane'. Il buon odore, in effetti, mancava, a quanti erano di passaggio per il corso, dall’ 88 e cioè da quando Matteo Scannapieco, per il nuovo assetto del salotto cittadino, smise l’attività, impoverendo ancor più un tratto di strada che, per buona parte, ha racchiuso, un tempo più di oggi, lo svolgere della vita salernitana.
Qui, infatti, c’erano i più importanti esercizi commerciali, i bar frequentati per la chiacchierata tra amici ed il consumo in piedi del liquido nero, la 'Casa del Caffé' per acquistarlo fresco e tostato, la Standa, una specie di bazar per ogni acquisto possibile ed il cinema, quattro per l’esattezza: il Capitol, l’Astra, il Mini ed il Metropol, dal quale nella bella stagione, oltre alle immagini delle star, si potevano scorgere, da un oblò mobile, spalancato magicamente sulle teste degli spettatori, le stelle ed il cielo. A sentire la mancanza delle caramelle dai vivaci colori, quando “Matteo” smise fu, soprattutto, una certa generazione, quella del dopoguerra alla quale le gustose leccornie venivano offerte avvolte in un piccolo cono di carta oleata e come premio guadagnato.
Ad iniziare la lavorazione artigianale al numero civico 245 del corso Vittorio Emanuele fu 'Ernesto' il padre di “Matteo”, una passione a sua volta trasmessagli dal di lui padre e che senza interruzione svolse dal ’46 al ’74, quando, appunto, passò il testimone al proprio figlio. Per anni la bancarella addobbata festosamente dalle ghiottonerie colorate, come il vestito di Arlecchino, la maschera veneziana, da cui il nome delle caramelle, ha raccolto intorno a sé, ad ogni inizio di lavorazione, grandi e piccini. Ernesto prima e il figlio poi, novelli 'Merlino' riuscivano con destrezza, per mantenere alta la tradizione, a mutare davanti a tutti e in un corpo rotativo riscaldato dal fuoco, la polvere granulosa dello zucchero, in una matassa filamentosa che allacciata e riallacciata ad un gancio della stessa bancarella, si trasformava, all’istante, nei gustosi coriandoli. La ricetta, semplice, dallo zucchero all’aroma, dal fuoco alle poche gocce di colore, è stata sempre segreta, infatti, non si tramandava neppure da padre in figlio e se, nei due periodi successivi, Matteo riuscì a continuare la produzione fu dovuto al fatto che, nel dna di questa famiglia, c’è la predisposizione e la capacità di “rubare il mestiere”, malgrado la segretezza di ognuno. E così nel 2005, dopo17 anni, Matteo sentì di nuovo il bisogno di riprendere ciò che aveva sospeso, ora definitivamente abbandonato. Ma il vecchio banco con la spianatoia di marmo bianco, sul quale tre generazioni hanno posato le mani, rifacendo gli stessi gesti, mescolando ed amalgamando gli stessi ingredienti, come avevano fatto il padre ed il nonno di Matteo, è impresso nella memoria collettiva dei salernitani. Per magia negli occhi di quelli che ricordano, ancora si allineano, le particolari caramelle, uniche nel gusto e fantasiose nei colori che richiamavano il rosso della fragola, il giallo della banana, il verde della menta e il bianco dell’ anice, con il chicco nero di caffé, detto “mosca”. Chissà, se mai più la tradizione di famiglia avrà una continuazione nel futuro e se all’improvviso, gli eredi di Matteo sentiranno, malgrado le loro professioni, il richiamo della dolce alchimia, che nessuno ha trasmesso loro, chissà... intanto per la gioia della memoria, ci basterà socchiudere gli occhi nel posto dove da bambini tiravamo per la manica i genitori, ed esprimere un desiderio, magari sotto le stelle cadenti delle scintillanti luci d’artista, per ritrovare intatto il dolce del gusto.'
di Maria Serritiello



martedì 8 novembre 2011

A Salerno 2° Festival Corale Nazionale


( Davide Curzio- foto Maria Serritiello)

FONTE:LAPILLI.EU
DI MARIA SERRITIELLO


2000 i partecipanti, 65 i Cori e otre 40 i concerti, questi sono i numeri della seconda edizione del Salerno Festival-Corale Nazionale. L’importante manifestazione, nata dall’unione della Feniarco, Federazione Nazionale Italiana delle Associazioni Regionali Corali e ARCC, Associazione Regionale Cori Campani, ha scelto di nuovo Salerno, quale sede per il raduno nazionale e dal 3 al 6 novembre la città è stata simpaticamente invasa dalla soavità delle voci all’unisono.

Provenienti da varie regioni e con repertori diversi, i cori di voci bianche, giovanili, di voci pari maschili e femminili e di voci miste si sono esibiti in concerto, negli angoli più suggestivi della città, illuminata a giorno dalle fantasmagoriche luci d’artista. Oltre al capoluogo il bel canto è stato protagonista anche in altri centri della costiera e dell’entroterra quali Amalfi, Atrani, Cava de’ Tirreni, Cetara, Fisciano, Pompei, Portici, Valle della Lucania e Vietri sul Mare.

Un grande successo, anche la seconda edizione del Salerno Festival Corale Nazionale, dove musica, cultura e turismo si sono congiuntamente uniti in uno scenario unico al mondo. Tra le locations usate, una menzione particolare va al Circolo Unificato Esercito di Salerno che, con la sua storia, fa parte dell’ antico monastero benedettino, dove soggiornò l’esiliato Gregorio VII e con la sua tradizionale signorilità, tenuta in auge dalla conduzione competente ed efficiente di Giovanni Squizza, ha ospitato tra gli altri, nella giornata di sabato, I Vocal Musifocus di Salerno, Electrifyn’ Chorus di Padova e Soul Six Vocal Group di Pagani (Sa).

Ognuno di loro, con caratteristiche e repertorio differente, si è cimentato con l’operetta, diretti dal M° Francesco Aliberti: i Vocal Musifocus di Salerno, con musiche tratte dai cartoons, diretti dal M°Nicola Rampazzo: gli Eletrifin’ Chorus di Padova e con un repertorio che spazia tra il gospel, il soul e il pop, i Soul Six Vocal Group di Pagani, con Gianluca Marazzo in testa. Nati artisticamente nel 2006 dalla passione di Giusy Visconto e Gianluca Marazzo i Soul Six Vocal Group sono di eccezionale bravura nell’eseguire brani a cappella: Change in my life, Isso è Brasil e Medley Queen. Corpo, voce, musica e gioia pura, tutto questo sono i giovani musicisti di Pagani, un dono regalato, ogni volta, a chi li ascolta.

La manifestazione si è conclusa con tre eccezionali esibizioni: il maxi concerto al Teatro Augusteo di Salerno di tutti i cori presenti in città, l’inno d’Italia, suonato dagli allievi della Scuola Media Statale “M. Monterisi” e cantato da tutti, coristi e cittadini, assiepati nella spazio più rappresentativo del centro storico salernitano: Piazza Portanova e la solenne messa cantata, alle ore 12, di domenica 6, celebrata da Monsignor Luigi Moretti, nella Cattedrale.

Tutta la manifestazione, per la presentazione, ha avuto un’ unica voce, quella dell’attore Davide Curzio, che da sola è pura armonia.

Maria Serritiello
www.lapilli.eu

lunedì 7 novembre 2011

il mio giornale: Ecco le luci d'artista 2011



FONTE: IL BLOG DI SALERNO SU VIRGILIO DI MASSIMO VECCHIO

Si rinnova il tradizionale appuntamento in città con 'Luci d'Artista' edizione 2011 che prenderà il via alle ore 17 di venerdì 4 novembre e proseguirà fino alla fine di gennaio 2012. Il tema di questa edizione sarà “Stelle cadenti, Lanterne magiche e l’Arcobaleno”, mentre testimonial d'eccezione per l'accensione e quindi l'inaugurazione, sarà l'attore Lello Arena. Le installazioni luminose di quest'anno, daranno vita a cigni luminosi, creature alate, lampade e lanterne, onde e vele, stelle e pianeti ed un caleidoscopio arcobaleno.
Un'iniziativa, quella di 'Luci d'Artista', che da sempre crea dibattito e scambio di opinioni fra favorevoli e contrari, ma che in ogni caso apre ufficialmente il periodo natalizio salernitano e lascia spazio ad una serie di iniziative collegate, volte a rendere Salerno una delle città di riferimento di quello che è il movimento turistico natalizio.

Vi lascio alla visione di questo breve video assolutamente amatoriale.


QUADERNO A QUADRETTI
RUBRICA DI MARIA SERITIELLO

"MARONNA NOSTRA NUN CIA ABBANDUNA'"LA "PREGHIERA E PISCATORE"


A GENOVA E AL SUO GIORNO DI LUTTO

Le sette vittime dell'alluvione: Sphresa Djala, 29 anni, d'origine albanese, madre di Janissa di 1 anno e Gioia di 8, anche loro vittime dell'acqua del Bisagno; Angela Chiaromonte,40 anni, moglie di una guardia giurata; Evelina Pietranera, 50 anni, edicolante: i loro corpi sono stati raccolti nell'atrio del caseggiato; Serena Costa, 19 anni, schiacciata tra due auto.



domenica 6 novembre 2011





FABRIZIO DE ANDRE'

« Crêuza è stato il miracolo di un incontro simultaneo fra un linguaggio musicale e una lingua letteraria entrambi inventati. Ho usato la lingua del mare, un esperanto dove le parole hanno il ritmo della voga, del marinaio che tira le reti e spinge sui remi. Mi piacerebbe che Crêuza fosse il veicolo per far penetrare agli occhi dei genovesi (e non solo nelle loro) suoni etnici che appartengono alla loro cultura. »
(Fabrizio De André in un'intervista.)





Creuza de ma


Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l'è ch'ané
da 'n scitu duve a l'ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n'à puntou u cutellu ä gua
e a muntä l'àse gh'é restou Diu
u Diàu l'é in çë e u s'è gh'è faetu u nìu
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria
e a funtan-a di cumbi 'nta cä de pria
E 'nt'a cä de pria chi ghe saià
int'à cä du Dria che u nu l'è mainà
gente de Lûgan facce da mandillä
qui che du luassu preferiscian l'ä
figge de famiggia udù de bun
che ti peu ammiàle senza u gundun

E a 'ste panse veue cose ghe daià
cose da beive, cose da mangiä
frittûa de pigneu giancu de Purtufin
çervelle de bae 'nt'u meximu vin
lasagne da fiddià ai quattru tucchi
paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi

E 'nt'a barca du vin ghe naveghiemu 'nsc'i scheuggi
emigranti du rìe cu'i cioi 'nt'i euggi
finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
bacan d'a corda marsa d'aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta 'nte 'na creuza de mä



MULATTIERA DI MARE

Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov'è che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola
e a montare l'asino c'è rimasto Dio
il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido
usciamo dal mare per asciugare le ossa dell'Andrea
alla fontana dei colombi nella casa di pietra
E nella casa di pietra chi ci sarà
nella casa dell'Andrea che non è marinaio
gente di Lugano facce da tagliaborse
quelli che della spigola preferiscono l'ala
ragazze di famiglia, odore di buono
che puoi guardarle senza preservativo
E a queste pance vuote cosa gli darà
cose da bere, cose da mangiare
frittura di pesciolini, bianco di Portofino
cervelli di agnello nello stesso vino
lasagne da tagliare ai quattro sughi
pasticcio in agrodolce di lepre di tegole
E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli occhi
finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze
padrone della corda marcia d'acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare


Crêuza de mä (il cui nome originale è Creuza de mä, 1984) è l'undicesimo album registrato in studio di Fabrizio De André. Il disco è interamente cantato in lingua ligure, in quanto essa vuole rappresentare la realtà del bacino del Mediterraneo: in questo senso, il ligure, lingua della Repubblica di Genova e tuttora lingua viva, è stato per molti secoli (approssimativamente dal Basso Medioevo fino al XVIII secolo) una delle principali lingue per quanto riguarda la navigazione e gli scambi commerciali.

Il disco è stato considerato da parte della critica una delle pietre miliari della musica degli anni ottanta e, in generale, della musica etnica tutta. David Byrne ha dichiarato alla rivista Rolling Stone che Creuza è uno dei dieci album più importanti della scena musicale internazionale degli anni ottanta e la rivista "Musica & Dischi" lo ha eletto migliore album degli anni ottanta.

Al centro dei testi vi sono i temi del mare e del viaggio, le passioni, anche forti, e la sofferenza altrettanto forte; questi temi vengono espressi anche sul piano musicale attraverso il ricorso a suoni e strumenti tipici dell'area mediterranea, nonché all'aggiunta di contributi audio registrati in ambienti portuali o marinareschi, come quello raccolto al mercato del pesce di Piazza Cavour a Genova. Il titolo dell'album e della canzone principale fa riferimento alla crêuza, termine che in genovese indica una stradina (simile ai celebri caruggi), spesso sterrata, delimitata da mura, che porta in piccoli borghi, sia marinareschi che dell'entroterra.



venerdì 4 novembre 2011


LUCI D'ARTISTA
DI MARIA SERRITIELLO
wwww.lapilli.eu

Ci siamo, a soli tre giorni di differenza con Torino, la città gemellata per questo evento, venerdì 4 novembre, alle 17, nella Villa comunale, si accendono le luci d’artista a Salerno. E così, a cinque anni dalla prima accensione, torna l’evento più atteso dell’anno, che ha invogliato a visitare la città illuminata per ben 27 Km, a 2 milioni e più di visitatori.

Tocca quest’anno, come fu già per i suoi predecessori illustri, tra i quali Gigi Proietti, Marisa Laurito e Peppe Barra, a Lello Arena, il noto attore napoletano, presente in città, al Teatro Verdi , con il “Don Chisciotte” di Ruggero Cappuccio. Insieme al Sindaco Vincenzo De Luca, l’attore, nel giardino incantato della Villa Comunale, taglierà il nastro e darà l’avvio ufficiale all’evento, poi, via per la consueta passeggiata nei i vicoli, per il corso, alla Rotonda, fino ad arrivare a Piazza Caduti di Brescia a Pastena, con De Luca, il Sindaco eletto con il 77% di preferenze, sempre più uguale ad Eduardo e al suo presepe. Si, lui ama le luci d’artista, sono una sua invenzione per Salerno, le difende come fossero un suo giocattolo e ne parla con tenerezza infantile anche in pieno agosto, quando il calore non è propriamente quello delle lampadine. Le luci create dagli artisti, affiancate da tante manifestazioni per vivacizzare la città, sono nate per far superare le luminarie commerciali delle festività natalizie e per creare un evento come attrattiva turistica per Salerno. Un bell’intuito, non c’è che dire, se la risposta è che tutti gli alberghi sono prenotati nei weekend successivi all’accensione, fino a Natale.

Le istallazioni, en plein air, svilupperanno il tema delle stelle cadenti, lanterne magiche ed arcobaleno e nel cielo della città, anche una piacevole novità, rispetto alla volta scorsa, ad illuminarlo sarà Lello Ferrigno, il conosciutissimo artista salernitano che ha creato e disegnato i pannelli per la Via Diaz. La scelta è caduta su di lui in seguito ad un regolare concorso tra 28 partecipanti. Il tema sviluppato dall’artista è quello del mito con amazzoni e cavalieri . Doppio orgoglio per la città se a farla bella ed attraente è un suo talentuoso figlio. Le luci resteranno accese fino alla fine di gennaio.

Maria Serritiello

[* in foto luci d'artsta 2010 ]

venerdì 21 ottobre 2011


FONTE:CORRIERE DELLA SERA.IT

«Adotta una parola»: un gioco online per salvare l'italiano

Una campagna della Società Dante Alighieri,
con il supporto di «IoDonna» e «Corriere.it»


Nella conversazione quotidiana entrano continuamente nuove parole, da postare a kebabbaro, mentre altre cadono lentamente in disuso, come esecrabile o procace.

Per tutelare l'italiano che scompare, la Società Dante Alighieri, che dal 1889 si propone diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ha lanciato la campagna «Adotta una parola». In collaborazione con quattro dizionari d’italiano (Devoto Oli, Garzanti, Sabatini Coletti e Zingarelli) ha selezionato le parole in via d'estinzione nella nostra lingua.

Sul sito dell'iniziativa, chiunque ami l'idioma del bel paese può scegliere una parola, adottarla e diventarne il custode per un anno, impegnandosi a promuoverne l’utilizzo, segnalarne abusi e registrare nuovi significati. L'aspirante custode deve indicare la motivazione della scelta e sottoscrivere una dichiarazione simbolica d'impegno: in cambio, riceverà un certificato (digitale) di adozione.

Anche Io Donna e Corriere.it sostengono l'iniziativa. Hanno scelto venti parole "in via d'estinzione" e propongono un gioco per valorizzarle: nel forum di Corriere.it i lettori potranno scegliere una parola e inviare una frase che la contenga e ne illustri il significato. Ogni settimana, per un mese, Io Donna sceglierà e pubblicherà le frasi migliori.

Le parole con cui giocare:
affastellare, calligrafico, contrito, delibare, diatriba, dirimere, emaciato, fandonia, fronzolo, stantio, fuggevolezza, improntitudine, leziosità, lusingare, narcisistico, perseveranza, presagire, propinare, sconclusionato, uggioso.