Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso.....

Pablo Neruda





mercoledì 13 aprile 2011


NERONE IL CANE DELLA CITTA' DI SALERNO



FONTE:FACEBOOK
DI LORENZO GIGLIOTTI



Stasera hanno sparato un anestetico al bellismo cane cittadino NERONE. Ha sparato una dose di anestetico perchè pare che nerone abbia infastidito qualche buonpensante cittadino. E' SUCCESSO UNA RIVOLUZIONE.

R I V O L U Z I O N E!!!!!!!!!!!!!!! è STATO COMMOVENTISSIMO LA GENTE ACCALCATA INTORNO LA MACCHINA DI QUESTI VETERINARI MANDATI DAL COMUNE. HANNO BLOCCATO LA MACCHINA. I VIGILI URLAVANO MENTRE LE SIRENE DELLA POLIZIA, DEI CARABINIERI E DELLA DIGOS SONO ARRIVATI PERCHè C'è STATO UN VERO E PROPRIO TUMULTO DI PIAZZA: Tutti urlavano frasi contro coloro che avevano caricato il bellissimo NERONE nel portabagagli contro ogni qualsiasi regola e decenza. Non ho mai visto tanta gente accalorarsi così. E' STATO BELLISSIMO VEDERE QUANTA EMOZIONE VIVA, FURENTE, SANGUIGNA, un cane, un povero cane vecchio e malandato, è stato capace di far scaturire. ALLORA SIAMO VIVI???!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!CHE BELLISSIMA EMIOZIONE. VIVA NERONE!!!!



NERONE
Il cane Nerone appartiene alla città di Salerno.Per tutta la sua vita è stato libero e senza padrone, adottato da tutti gli abitanti del Centro Storico. Un simbolo per la città di Salerno....ora lo si vuole rinchiudere in un canile....





martedì 12 aprile 2011


JURY GAGARIN IL PRIMO UOMO DELLO SPAZIO

« Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini. »
(Jurij Gagarin)

Jurij Alekseevič Gagarin GSS (in russo: Юрий Алексеевич Гагарин[?]; Klušino, 9 marzo 1934 – Kiržač, 27 marzo 1968) fu un cosmonauta e aviatore sovietico. Fu il primo uomo a volare nello spazio portando con successo a termine la sua missione il 12 aprile 1961


Nato a Klušino (un villaggio nell'Oblast' di Smolensk, nell'allora Unione Sovietica) il 9 marzo 1934, da padre falegname e madre contadina, crebbe in una di quelle collettività aziendali che erano sorte in Russia sul finire della rivoluzione del 1917 e si distinse a scuola per spiccate capacità nelle materie scientifiche. Tuttavia, fu costretto ad interrompere gli studi a causa dell'invasione tedesca (iniziata il 22 giugno 1941), per riprenderli dopo la guerra: frequentò l'istituto tecnico industriale di Saratov e conseguì il diploma di metalmeccanico. Fu durante i suoi studi che Gagarin iniziò ad interessarsi al volo.

Il volo, la sua vitaNel 1955 si iscrisse ad un aeroclub, dove sperimentò il primo volo della sua vita su uno Yak-18. Questa passione lo portò ad iscriversi a una scuola di aeronautica, distinguendosi per il suo talento. Nello stesso anno entrò a far parte dell'aviazione sovietica; si diplomò con grande profitto nel 1957 presso l'Accademia Aeronautica Sovietica di Orenburg. Fu proprio nel 1957 che l'URSS lanciò nello spazio lo Sputnik 1 e si gettarono le basi per i primi voli spaziali con esseri umani a bordo.

Nello stesso 1957 Gagarin scelse di frequentare scuole specializzate in aviazione in Ucraina. Anche qui le sue doti apparvero subito fuori dal comune, tanto da guadagnarsi la stima e la fiducia dei suoi superiori, che gli consentirono di collaudare sofisticate apparecchiature di volo e di approntare test altamente specializzati. La sua passione per il volo lo portò ad essere scelto nel 1959, insieme ad alcuni colleghi, per l'addestramento con l'obiettivo di diventare cosmonauta.

Gagarin nello spazioSelezionato per la missioneGagarin, dopo il soggiorno ucraino, si trasferì a Zvëzdnyj Gorodok insieme ad altri venti candidati, per superare nuovi test attitudinali, al termine dei quali venne scelto per affrontare il volo orbitale con un essere umano a bordo.

Orbita storicaIl volo dell'allora maggiore Jurij Gagarin iniziò il 12 aprile 1961, alle ore 9.07 di Mosca, all'interno della navicella Vostok 1 (Oriente 1), del peso di 4,7 t: egli pronunciò la celebre espressione - поехали! (pojechali - "siamo partiti") al decollo per il volo spaziale. Compì un'intera orbita ellittica attorno alla Terra, raggiungendo un'altitudine massima (apogeo) di 302 km e una minima (perigeo) di 175 km, viaggiando a una velocità di 27.400 km/h. Per tale missione Gagarin aveva scelto il soprannome Кедр "Kedr" ("cedro"), usato durante il collegamento via radio.

Quel pianeta bluDurante il volo, guardando dalla navicella ciò che nessuno aveva mai visto prima, comunicò alla base che "la Terra è blu [...] Che meraviglia. È incredibile"[2]. Dopo 88 minuti di volo intorno al nostro pianeta, senza avere il controllo della navicella spaziale, guidato da un computer controllato dalla base, la capsula frenò la sua corsa accendendo i retrorazzi, in modo da consentire il rientro nell'atmosfera terrestre. Il volo terminò alle 10.20 ora di Mosca, in un campo vicino alla città di Takhtarova. Gagarin venne espulso dall'abitacolo e paracadutato a terra. Nei resoconti ufficiali si affermò che era invece atterrato all'interno della capsula, per conformarsi alle regole internazionali sui primati di quota raggiunta in volo.

Eroe nazionaleMigliaia di russi lo attendevano al suo ritorno e la sua impresa ebbe una grande eco in tutto il mondo. Gagarin dimostrò che l'uomo era in grado di volare oltre le previsioni, diventando a soli 27 anni il primo uomo della storia a orbitare intorno alla Terra e a osservarla dallo spazio. Venne decorato da Nikita Khruščёv con l'Ordine di Lenin, la massima onorificenza sovietica, diventando Eroe dell'Unione Sovietica.

In seguito Gagarin collaborò alla preparazione di altre missioni spaziali, come quella della Vostok 6, che portò Valentina Vladimirovna Tereškova nello spazio (prima donna in assoluto a compiere una tale missione). Inoltre, collabora allo sviluppo della nuova navicella spaziale Sojuz.

Dopo il primo storico voloGagarin dopo il suo celeberrimo volo riuscì a farsi nominare, nel 1967, sostituto cosmonauta della discussa navicella spaziale Sojuz 1 che venne ribattezzata "tomba volante" ed era stata criticata dai più a causa degli evidenti errori commessi nella costruzione della stessa.[3] In quella missione morì poi in circostanze drammatiche Vladimir Komarov. Da lì in poi Gagarin ritornò a pilotare gli aerei che aveva usato prima di entrare a fare parte del progetto spaziale, i MiG.

Drammatica morteGagarin morì il 27 marzo 1968, sette anni dopo la sua grande impresa, a bordo di un piccolo caccia MiG-15UTI, schiantatosi al suolo nelle vicinanze della città di Kiržač. Sposato e padre di due bambine, al momento della morte Gagarin era in procinto di partire per una nuova missione nello spazio; lo storico volo del 1961 sarebbe invece rimasto il suo unico viaggio in orbita. Le sue ceneri riposano al Cremlino.

Le registrazioni dei fratelli Judica Cordiglia Benché sia riconosciuto come il primo uomo rientrato con successo dallo spazio, sono stati sollevati alcuni dubbi sul fatto che Gagarin sia stato effettivamente il primo ad essere lanciato: i radioamatori italiani fratelli Judica Cordiglia, infatti, avrebbero registrato, oltre ai rumori provenienti da vari satelliti sovietici, anche le ultime parole di presunti ignoti cosmonauti perduti nello spazio nel corso di missioni spaziali segrete, sia precedenti che successive a quella di Gagarin, delle quali l'Unione Sovietica non avrebbe mai rivelato nulla. Secondo alcuni sarebbero stati otto i cosmonauti lanciati prima di lui e deceduti nello spazio, di cui tre in voli suborbitali e cinque in voli orbitali



Laika (1954 - 3 novembre 1957) è uno dei nomi con cui è nota il cane femmina che il 3 novembre 1957 lasciò la Terra a bordo della capsula spaziale sovietica Sputnik 2. Il suo vero nome era Kudrjavka, anche se in ambito anglosassone viene spesso chiamata Muttnik (da mutt che in inglese significa bastardino e dal nome della capsula Sputnik).

La capsula Sputnik 2 era attrezzata per il supporto vitale e portava cibo ed acqua ma non prevedeva il rientro, quindi la sorte di Laika era segnata fin dall'inizio della missione. La capsula era inoltre attrezzata con sensori tali da permettere il monitoraggio dei segnali vitali del passeggero come pressione sanguigna, battiti cardiaci e frequenza respiratoria.

Fino a poco tempo fa era certo che, dopo il lancio dello Sputnik 2 dal cosmodromo di Baikonur, Laika fosse arrivata viva in orbita ma già dopo l'entrata in orbita i dettagli della sua sorte erano incerti. Esistono infatti diverse versioni dei fatti tra loro contrastanti.

Secondo alcune fonti, Laika morì poche ore dopo l'entrata in orbita mentre altre stimano che Laika sopravvisse per circa dieci giorni (ipotesi inverosimile poiché le batterie che alimentavano i sistemi dello Sputnik 2 si esaurirono dopo circa sei giorni).

La versione ufficiale dell'epoca data dal governo sovietico è che Laika sopravvisse per "oltre quattro giorni". Tuttavia, nell'ottobre 2002 furono resi noti i risultati di nuove ricerche compiute da uno scienziato russo (Dimitri Malashenkov), che rivelarono che Laika sopravvisse unicamente per un periodo compreso tra le 5 e le 7 ore dopo il decollo a causa degli sbalzi di temperatura caldo - freddo.

La presunta morte di Laika fu però anche causa di una serie di azioni di protesta nei confronti di ambasciate sovietiche in tutto il mondo, portando in primo piano la discussione sull'utilizzo di animali per scopi scientifici. Solo con la fine della Guerra Fredda alcune informazioni furono rese ufficiali. Secondo un'intervista fatta nel 1998 ad Oleg Gazenko, responsabile della missione, lui stesso avrebbe espresso rammarico per la morte dell'animale, ritenendo che il lancio di Laika fu un sacrificio inutile. Infatti ben poche informazioni poterono essere raccolte da tale missione, e la probabile morte prematura dell'animale potrebbe aver compromesso la missione dal punto di vista scientifico

La missione a bordo dello Sputnik 2 rese sicuramente Laika uno degli animali più famosi al mondo, tanto da essere ricordata tra i cosmonauti morti in missione. Nel 1997 l'istituto aerospaziale di Mosca decise infatti di aggiungere ai nomi dei cosmonauti morti anche quello di Laika, dedicando all'animale una targa apposita. Inoltre furono numerosi i francobolli dedicati a Laika e per un certo periodo persino delle sigarette e delle confezioni di cioccolato furono nominate in suo onore. Nel 1987 una rock band finlandese decise di chiamarsi Laika & The Cosmonauts.

Infine il 9 marzo 2005 un piccolo fazzoletto di suolo marziano nei pressi del cratere Wostok su Marte, sul quale la sonda Opportunity stava effettuando dei prelievi, fu nominato (seppure in modo non ufficiale) Laika




LA RECENSIONE
DI MARIA SERRITIELLO

Indirizzo Sconosciuto al Teatro del Giullare di Salerno

Nel segno della dualità, tema cardine, per l’annata teatrale del Teatro del “Giullare” di Salerno, è stato rappresentato e con successo, “Indirizzo sconosciuto”, tratto da un racconto di Katerine Krussmann Taylor. La scelta è casualmente caduta sul pezzo, grazie ad Eduardo Scotti, giornalista salernitano di Repubblica, che avendo scovato il libro su di una bancarella e letto in treno, tra un viaggio e l’altro, l’ha proposto, per la versione teatrale, al “Giullare”. La storia, nel suo impianto, è semplice e conduce per mano, attraverso la lettura di alcune missive, intercorse tra i due protagonisti, dal 12 novembre 1932, al 3 marzo 1934, lo spettatore.



Trama

Due amici, il tedesco Martin Schulse e l’ebreo Max Eisenstein fanno affari insieme, nella galleria d’arte di New York. Quando Martin decide di tornare in Germania, il suo paese si sta avviando verso l’esperienza nazista. Attraverso lettere, spedite all’amico, Martin racconterà l’ascesa del Fuhrer e man mano il suo consenso. Il sentimento di amicizia, che li aveva legati un tempo, s ‘inquinerà per sempre, fino a diventare odio.



Il valore del racconto

Il racconto di Kathrine Kressmann Taylor, scritto nel 1938, racchiude in 73 pagine un vero capolavoro. 18 lettere e un cablogramma, per una corrispondenza iniziata il 1932 e che finirà nel 1934. L’epistolario ha una forza nel raccontare che non è solo ricordo degli orrori del nazismo, ma, alla luce della Storia, è monito contro tutte le intolleranze razziali, etniche e nazionaliste.



Il pensiero della scrittrice

Ma c'è un luogo in cui possiamo sempre trovare qualcosa di autentico: il focolare di un amico, dove poter condividere le nostre piccole preoccupazioni, trovare calore e comprensione, dove i meschini egoismi sono inconcepibili e dove libri, vino e chiacchiere danno un significato diverso all'esistenza. Allora sappiamo di aver conquistato qualcosa che nessuna falsità può corrompere e ci sentiamo a casa.” (Kathrine Kressmann Taylor.



Gli Interpreti e l’allestimento

Due colossi in scena: Davide Curzio ed Andrea Carraro, perfetti nel ruolo, non un cedimento, non una sbavatura, due protagonisti che si sono contesi, all’ultima battuta, la simpatia del personaggio, l’applauso, il consenso. La scena è allestita scarna, senza fronzoli di abbellimento, ma ornata da oggetti che rivelano l’identità e il lavoro dei personaggi :la scrivania, un registratore di cassa a manovella, la “Churchill”, la lampada verde, old fashion ed una vecchia poltrona, da un lato della scena, dall’altro, invece, un candelabro a sette braccia, cornici accatastate di varie misure, una cassa, qualche tappeto arrotolato. La scena è in penombra, i due personaggi si muovono quasi al buio, per rafforzare l’idea che il consenso, dato ad Hitler, è cieco. Ogni tanto, però, l’azione dei due s’illumina ed un grosso schermo, dal fondo, proietta immagini d’epoca, bellissime ed inedite, ricercate pazientemente e con grande sapienza, negli archivi russi da Vittoria Carraro



Andrea Carraro, che il pubblico è abituato ad apprezzare, più come accurato regista degli spettacoli del “Giullare”, ha, invece, giustamente interpretato il personaggio, calibrando la voce, l’immagine e la cattiveria. Martin Schulse, per ogni volta in scena, ha avuto la fisicità sovrastante di Andrea Carraro, che dello spettacolo è anche l’attento regista. Una bravura in più rilevata, tanto da chiedersi se sia stato più attore o più regista del coinvolgente pezzo della Taylor. Ma questo lui non ce lo dirà, per essere l’appassionato di sempre, di tutto ciò che fa teatro.



Davide Curzio, che del teatro salernitano ( e non solo), è la “Voce, come ogni volta, si è speso in maniera eccellente. La lettura delle missive è perfetta, l’intonazione è quella giusta, l’espressione la più adatta ed i movimenti sono accorti e lenti. La sua voce, sempre limpida, calda ed avvolgente, così accorata è nella supplica, come inespressiva e fredda nell’odio, arriva in modo diretto allo spettatore e si fissa nelle menti, anche dopo lo spettacolo. Il dialogo epistolare, ingaggiato con l’amico-nemico, è da Davide, recitato in maniera raffinata, le parole acquisiscono finanche sensualità, per il calore impresso e così il vissuto di Max – Davide, attraverso la sua recitazione, viene recepito come un’ingiustizia e ci convince che ci appartiene. Intensa e di una fisicità struggente è l’espressione di Davide, nel passaggio magistrale, quando, architettata la vendetta, capisce del successo pieno. Una bella prova, dell’inimitabile attore, che si è aggiunta a tutte le altre del suo percorso artistico.



CAST:

Max Eisenstein Davide Curzio

Martin Schulse Andrea Carraro



Costumi: Vittoria di Fluri.

Montaggio Video: Sal Labadia.

Allestimento: Bartolomeo Brancaccio.

Materiale di ricerca: Vittoria Carraro e Davide Curzio

Luci : Virna Prescenzo



Regia: Andrea Carraro


Maria Serritiello
www.lapilli.eu

domenica 10 aprile 2011


SIDNEY LUMET


FONTE:ANSA.IT
DILUCIANO CLERICO

E' morto Sidney Lumet
Il regista di Serpico e Quinto Potere aveva 86 anni

Non poteva che morire a New York. Sidney Lumet, universalmente considerato il regista dei classici moderni del cinema americano, riteneva New York non solo la sua Hollywood, ma uno dei personaggi costanti dei suoi film. E' morto oggi a Manhattan, all'eta' di 86 anni. Nato a Filadelfia, in Pennsylvania, il 25 giugno del 1924, in carriera non amo' mai Hollywood in modo particolare, preferendo alle strade di Beverly Hills quelle forse piu' affollate ma a lui piu' congeniali di New York. Figlio dell'attore Baruch Lumet e della ballerina Eugenia Wermus, aveva infatti cominciato la sua carriera a Broadway, per poi ricoprire per alcuni anni l'incarico di direttore televisivo e forse fu proprio per questa esperienza che il suo primo film nel 1957 fu subito un successo: 'La parola ai giurati' (titolo originale '12 Angry Men', protagonista Henry Fonda).

La pellicola, volutamente claustrofobica, racconta la camera di consiglio newyorkese di 12 giurati americani alle prese non solo con un difficile caso giudiziario, ma anche con i loro pregiudizi di stampo razzista. Il film ottenne una nomination agli Oscar e vinse l'Orso d'Oro al Festival di Berlino. ''Mentre l'obiettivo di tutti i film e' quello di intrattenere - scrisse una volta - il mio modo di fare cinema punta a qualcosa di diverso, che io credo vada un passo piu' in la'. Obbliga lo spettatore ad esaminare una faccia o l'altra della sua coscienza. Stimola la riflessione e consente ai succhi mentali di mettersi in moto''. Il cinema di Lumet, e in particolare proprio 'La parola ai giurati', ha avuto questo effetto niente meno che sulla giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Sonia Sotomayor. La giudice, cresciuta a New York da famiglia portoricana e nominata alla Corte Suprema da Barack Obama, ha ammesso in una recente intervista di essere stata molto influenzata nelle sue scelte proprio dalla visione di quel film.

Per il pubblico italiano restano indimenticabili film come 'Quel tipo di donna', del 1959, protagonista Sofia Loren, o 'Pelle di serpente', del 1960, con Anna Magnani a fianco di Marlon Brando. Ma sono soprattutto alcuni capolavori degli anni Settanta a 'firmare' in modo definitivo il cinema di Sidney Lumet. Due su tutti: 'Serpico', del 1973, e 'Quel pomeriggio di un giorno da cani', del 1975, film che hanno consacrato Al Pacino tra i grandissimi di Hollywood. Nel 1976 Lumet usci' con la sua opera piu' celebrata dalla critica non solo americana: 'Quinto potere' (titolo originale, 'Network'). E' una critica esplicita del sistema televisivo e degli effetti che quel tipo di comunicazione puo' avere sul pubblico. Protagonisti sono William Holden, Faye Dunaway, Peter Finch, e del cast fa parte anche Robert Duvall.

L'interpretazione dei due protagonisti della storia, una giovane e rampante responsabile dei palinsesti e un anchorman ormai sfiduciato e in calo di ascolti, valse rispettivamente a Faye Dunaway e a Peter Finch l'Oscar nel 1977, e il film vinse anche la statuetta per la miglior sceneggiatura. Nonostante questo, Sidney Lumet non arrivo' mai all'Oscar. Fino al 2005, quando l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences gli riconobbe una statuetta alla carriera (forse per ''lavarsi la coscienza'' scrisse il New York Times). Lumet due anni dopo confido' allo stesso critico: ''La volevo da morire. E in cuor mio penso di essermela meritata''. Secondo i critici Usa, il sistema di Hollywood non lo premio' perche' lui si rifiuto' in modo sistematico di andare a vivere a Los Angeles. Preferi' New York. Solo a Manhattan o a Brooklyn Sidney Lumet si sentiva ''davvero a casa''. ''Le locations sono uno dei personaggi dei miei film. E' questa citta' e' l'unica capace di dare l'atmosfera, il tono che cerco''.



giovedì 7 aprile 2011


KORA SERRITIELLO

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale

testo della DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI
DIRITTI DELL'ANIMALE è stato adottato dalla Lega
Internazionale dei Diritti dell'Animale e dalle Leghe
Nazionali affiliate nel corso della Riunione Internazionale
sui Diritti dell'Animale tenutasi a Londra dal 21 al 23 settembre. 1977



Preambolo

Considerato che ogni animale ha dei diritti;

considerato che il disconoscimento e il disprezzo di questi diritti hanno
portato e continuano
a portare l'uomo a commettere crimini contro la natura e contro gli animali;

considerato che il riconoscimento da parte della specie umana del diritto
all'esistenza delle
altre specie animali costituisce il fondamento della coesistenza delle
specie nel mondo;

considerato che genocidi sono perpetrati dall'uomo e altri ancora se ne
minacciano;

considerato che il rispetto degli animali da parte degli uomini è legato al
rispetto degli
uomini tra loro;

considerato che l'educazione deve insegnare sin dall'infanzia a osservare,
comprendere,
rispettare e amare gli animali.

Si proclama:

Art. 1 - Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli
stessi diritti
all'esistenza.

Art. 2 - a) Ogni animale ha diritto al rispetto; b) L'uomo, in quanto specie
animale, non può
attribuirsi il diritto di sterminare gli altri animali o di sfruttarli
violando questo diritto.
Egli ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali; c)
Ogni animale ha
diritto alla considerazione, alle cure e alla protezione dell'uomo.

Art. 3 - Nessun animale dovrà essere sottoposto a maltrattamenti e ad atti
crudeli; b) se la
soppressione di un animale è necessaria, deve essere instantanea, senza
dolore, nè angoscia

Art. 4 - a) Ogni animale che appartiene a una specie selvaggia ha diritto a
vivere libero nel
suo ambiente naturale terrestre, aereo o acquatico e ha il diritto di
riprodursi; b) Ogni
privazione di libertà, anche se a fini educativi, è contraria a questo
diritto.

Art. 5 - a) Ogni animale appartenente ad una specie che vive abitualmente
nell'ambiente
dell'uomo ha diritto di vivere e di crescere secondo il ritmo e nelle
condizioni di vita e di
libertà che sono proprie della sua specie; b) Ogni modifica di questo ritmo
e di queste
condizioni imposta dall'uomo a fini mercantili è contraria a questo diritto.

Art. 6 - a) Ogni animale che l'uomo ha scelto per compagno ha diritto ad una
durata della vita
conforme alla sua naturale longevità; b) L'abbandono di un animale è un atto
crudele e
degradante.

Art. 7 - Ogni animale che lavora ha diritto a ragionevoli limitazioni di
durata e intensità di
lavoro, ad un'alimentazione adeguata e al riposo.

Art. 8 - a) La sperimentazione animale che implica una sofferenza fisica o
psichica è
incompatibile con i diritti dell'animale sia che si tratti di una
sperimentazione medica,
scientifica, commerciale, sia di ogni altra forma di sperimentazione; b) Le
tecniche
sostitutive devono essere utilizzate e sviluppate.

Art. 9 - Nel caso che l'animale sia allevato per l'alimentazione deve essere
nutrito,
alloggiato, trasportato e ucciso senza che per lui ne risulti ansietà e
dolore.

Art. 10 - a) Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell'uomo;
b) Le esibizioni
di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili
con la dignità
dell'animale.

Art. 11 - Ogni atto che comporti l'uccisione di un animale senza necessità è
un biocidio, cioè
un delitto contro la vita.

Art. 12 - Ogni atto che comporti l'uccisione di un gran numero di animali
selvaggi è un
genocidio, cioè un delitto contro la specie; b) L'inquinamento e la
distruzione dell'ambiente
naturale portano al genocidio.

Art. 13 - a) L'animale morto deve essere trattato con rispetto; b) Le scene
di violenza di cui
gli animali sono vittime devono essere proibite al cinema e alla televisione
a meno che non
abbiano come fine di mostrare un attentato ai diritti dell'animale.

Art. 14 - a) Le associazioni di protezione e di salvaguardia degli animali
devono essere
rappresentate a livello governativo; b) I diritti dell'animale devono essere
difesi dalla legge
come i diritti dell'uomo.




mercoledì 6 aprile 2011


Addio a Gianni Brezza, marito di Loretta Goggi

Il ballerino, coreografo, regista e attore, era nato alla Spezia e aveva quasi 69 anni

E' morto oggi a Roma dopo una lunga malattia Gianni Brezza ballerino, coreografo, regista e attore. Era il marito di Loretta Goggi ed aveva quasi 69 anni. Nato a La Spezia il 9 novembre del 1942, si era trasferito a Roma dove aveva iniziato l'attività negli anni sessanta. Diventato primo ballerino del corpo di ballo della Rai, aveva lavorato nei principali programmi di Viale Mazzini degli anni sessanta e settanta, tra cui Canzonissima, Studio Uno e Milleluci. Successivamente è stato coreografo, attore al fianco di Rita Pavone e regista. Dopo aver lasciato la professione di ballerino, si è dedicato alla regia e alla collaborazione in progetti teatrali e televisivi con Loretta Goggi, che ha sposato nel 2008 dopo una relazione trentennale. E lei stessa aveva recentemente definito il suo legame con Brezza con queste parole: "Io e Gianni siamo come Sandra e Raimondo nella vita, con ironia e voglia di divertirsi". Ultimamente, proprio a causa della malattia del marito, la Goggi aveva annullato le tappe del suo tour tra cui quella romana.



Gianni Brezza (La Spezia, 9 novembre 1942 – Roma, 5 aprile 2011) è stato un ballerino, coreografo, regista e attore italiano
Originario di La Spezia, si è trasferito a Roma dove ha iniziato l'attività negli anni sessanta. Divenuto primo ballerino del corpo di ballo della RAI, ha lavorato nei principali programmi RAI degli anni sessanta e settanta, tra cui Canzonissima, Studio Uno e Milleluci.

Successivamente è stato coreografo, attore [1] al fianco di Rita Pavone e regista.

Dopo aver lasciato la professione di ballerino per problemi di salute e la sopraggiunta età, si è dedicato alla regia e alla collaborazione in progetti teatrali e televisivi con Loretta Goggi, che ha sposato nel 2008 dopo una relazione trentennale




venerdì 1 aprile 2011


I GRANDI SCENEGGIATI

"LA CITTADELLA"ARCHIBALD JOSEPH CRONIN

La cittadella è uno sceneggiato televisivo tratto dall'omonimo romanzo La cittadella (The Citadel) di Archibald Joseph Cronin. Fu prodotto dalla RAI nel 1964 riscosse uno straordinario successo di pubblico.

Raccontava le commoventi avventure di un medico di provincia, il dottor Andrew Manson, interpretato da Alberto Lupo, che operava in un piccolo villaggio minerario del Galles. 7 Puntate in bianco ed in nero per la regia di Anton Giulio Maiano

Il cast

Oltre a Alberto Lupo, Anna Maria Guarnieri, Laura Efrikian, Eleonora Rossi Drago, Loretta Goggi e Nando Gazzolo, il cast comprendeva altri famosi attori