Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso.....

Pablo Neruda





venerdì 21 gennaio 2011

AHAHAHHHAHAHA NESSUNO SI SALVA.....
UNA RISATA LI SEPPELLIRA'


DIVERTIAMOCI MA PENSIAMOCI SU













JEAN DE SANTEUL

"CASTIGAT RIDENDI MORES"


Jean de Santeul - o anche Jean de Santeuil o Jean-Baptiste Santeul o Jean-Baptiste Santeuil, detto Santolius (Parigi, 5 dicembre 1630 – Digione, 5 agosto 1697) è stato un poeta francese.

Figlio di un commerciante parigino del ferro, studiò a Parigi al collegio di Santa Barbara ed all'istituto universitario "Luigi il Grande", entrando poi nell'abbazia di San Vittore come sotto-diacono. Fu un eminente rappresentante del latino vivo, in un'epoca in cui questa lingua disputava ancora la sua preminenza sul francese e sulle altre lingue volgari. Al tempo, ottenne un grande successo letterario con la sua opera Recueil de nouvelles odes sacrées, così come pure per le poesie che celebravano le fontane di Parigi, pubblicate nella "Guida di Parigi" di Germain Brice. Sua è la frase latina «castigat ridendo mores».


giovedì 20 gennaio 2011


LA RECENSIONE
DI MARIA SERRITIELLO

Che bella giornata

Trama. Addetto alla security per una misera discoteca di periferia, Checco si ritrova a lavorare, grazie a raccomandazioni, come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano. L’incapacità a svolgere questo mestiere, sebbene s’impegni tanto, è subito palese. A complicare il tutto ci si mette anche Farah, una studentessa di architettura araba che si finge francese, con una missione da compiere. Checco, ignorante come non pochi, diventa inconsapevolmente uno strumento nelle mani della bella ragazza che è in Italia con il fratello, per preparare un attentato. Farah, però non ha fatto i conti con l’animo innocente di Checco.



Commento

Torna nelle sale cinematografiche Checco Zalone ed è straripante il successo di botteghino. “Che bella giornata”, la nuova commedia scritta dal comico pugliese, scuola Zelig, appare, nella comicità e nell’ingenuità del personaggio principale, come il seguito del precedente “Cado dalle nubi”. Ma Zalone è simpatico e fa ridere di gusto per la sua parlata in conflitto perenne con la grammatica e per l’aria stralunata e cafona. Attira sia i giovani che quelli dell’ età avanzata, senza neanche usare la trucida volgarità delle tante pellicole comiche in giro. Guadagna unanimi consensi, soprattutto perché sbeffeggia e senza pensarci su, un certo malcostume italiano, gli stereotipi dei personaggi maschili, la chiesa, per cui non si salva neanche Benedetto XVI e le esagerazioni del mondo arabo. Tutto ciò è stato messo, sapientemente, in un unico calderone e mescolato dal una comicità elementare .



Interpreti

Tutto il film ruota intorno al personaggio Checco Zalone, che lui interpreta con naturalezza, tanto da non cambiare neanche il nome, infatti nel film si chiama com’è conosciuto dal grande pubblico. Il comico pugliese che anche questa volta ha confezionato un prodotto accattivante, ha le qualità per andare oltre la semplice commedia esilarante. E’ intelligente, laureato in giurisprudenza e, al di là delle rozze maniere sceniche, suona con maestria il pianoforte. Ora due film concepiti per il successo gli bastano, è tempo che superi, per la prossima volta, la sua esasperata “pugliesità”, tutta orecchiette e cime di rape, con famiglia, caciarona ed invadente e con l’aria sprovveduta, preda di facili raggiri, appena si allontana dal tacco dello stivale. Deve Zalone trasformarsi da brutto anatroccolo in cigno, come ha già fatto Diego Abatantuono, che da “Eccezionale veramente” è passato all’Oscar di “Mediterraneo”.

Perfetta e dosata è la partecipazione di Tullio Solenghi, nei panni del cardinale Rosselli, mostrandosi ieratico pur essendo un intrallazziere con i fiocchi, a fin di bene, s’intende! Rocco Papaleo, il bravissimo attore lucano, nei panni del padre di Zalone si è mosso in maniera efficace e ad ogni prova che affronta è sempre a proprio agio. Tutto da gustare è il cammeo di Caparezza, costretto, e si capirà il perché, a cantare l’evergreen “Sarà perché ti amo”dei Ricchi e Poveri. Più una pin-up che terrorista è Nabiha Akkari, ma anche lei brava nel giocare la carta seduttiva-intellettual contro l’incolto Checco.



Il Regista

Gennaro Nunziante, detto Genny, classe 1963, è un regista, sceneggiatore e attore cinematografico. A partire dal 1985 si mette in evidenza come ideatore e autore dei testi dei programmi televisivi del duo comico Toti e Tata. Successivamente lavora come sceneggiatore cinematografico, approdando alla regia, per il grande schermo, nel 2009 con Cado dalle nubi e ancora dopo nel 2010-2011, con " Che bella giornata".



Spunti di riflessione Abbiamo tanto e solo bisogno di ridere?

Attenzione i latini dicevano “Risus abundat in ore stultorum”( il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi).



Curiosità

*Luca Pasquale Medici è il vero nome di Checco Zalone che del film è protagonista , co-sceneggiatore e autore della colonna sonora.



*Il film è uscito contemporaneamente in 850 sale cinematografiche, la più vasta uscita nella storia del cinema italiano.



*Checco Zalone, con il suo secondo film è riuscito ad effettuare il sorpasso che lo divideva dal film italiano più visto di tutti i tempi.



*Con i 31.479.000 euro, raggiunti nell’ultimo week end “Che bella giornata” ha superato anche la “Vita è bella” di Roberto Benigni, che nel 1977 ottenne una cifra pari a 31.231.984.



*Il nome d’arte Checco Zalone, in dialetto barese equivale all’espressione “Che cozzalone” ovvero “che tamarro”.



Regia: Gennaro Nunziante

Attori: Cecco Zalone, Nabiha Akkari, Rocco Papaleo,Tullio Solenghi, Ivano Marescotti.



Giudizio

Buono



Maria Serritiello
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mercoledì 19 gennaio 2011


LA RECENSIONE DI
MARIA SERRITIELLO

Il primo cd dei “Picarielli”, la piccola compagnia musicale salernitana



Per lanciare il loro primo cd “Intro” i “Picarielli,” il gruppo salernitano di musica popolare, si sono serviti della capiente sala del Centro Sociale, nella zona orientale di Salerno e del 6 gennaio, giorno della Befana. La presentazione della loro prima fatica musicale, com’era prevedibile, non ha perso tempo a diventare un incontro festoso per tutti i presenti, accorsi numerosi a festeggiare sia l’evento, che i loro beniamini. Si, perché, il gruppo ha un largo seguito di appassionati, la musica popolare è coinvolgente, allegra con il suono della tammorra che scandisce il ritmo e la danza. I “Picarielli”, prendono il loro nome proprio dall’antica zona di Salerno, nei cui pressi hanno vissuto e si sono incontrati alcuni dei fondatori del gruppo. La denominazione data al luogo deriverebbe dal nome della famiglia Picariello che possedeva delle terre nella zona. Il borgo si trovava a ridosso di un antico insediamento agricolo nella zona alta di Pastena, ricco di bellissimi aranceti e noto come "Paradiso di Pastena". Oggi, al posto degli orti sorgono i quartieri "Italia" ed "Europa". Il gruppo, formato da 6 musicisti, nasce a Salerno nel 2004, dall'incontro di amici con la stessa passione per la musica popolare: Antonio Santoro (voce e tammorra), Roberta Manzo (voce), Simona Totaro (voce e castagnette), Marco Di Domenico (fisarmonica), Michele Taurone (chitarra classica), Adriano Di Pasquale (mandolino e violino). A voce spiegata e al ritmo di energica tammorra, i “Picarielli”hanno presentato i dieci pezzi che fanno parte del cd. Le musiche, espressione di popolo autentico e anche di vere invocazioni, sono state eseguite, dai bravi musicisti, come in un rito a volte religioso e a volte meno, ma sempre utili ad accendere la danza spontanea e con essa l’antica sensualità popolare. A festeggiare i validi musicisti e il loro primo cd sono anche accorsi, esibendosi prima singolarmente, poi tutti insieme: il gruppo di Montemarano, Ugo Maiorano, della paranza dell’Agro e Floriana Attanasio, della compagnia Daltrocanto. Una piacevole serata di festa tra amici gioiosi e pubblico contento per il successo dei Picarielli.

Maria Serritiello
www.lapilli.eu





LA RECENSIONE
DI MARIA SERRITIELLO

Titolo. Gorbaciof
Trama. E’ conosciuto come Gorbciof, Mariano Pacileo, a causa di una vistosa voglia sulla fronte, del tutta uguale a quella dell’ ex presidente sovietico. Fa il cassiere nel carcere di Poggioreale, ha una passione smodata per il gioco d’azzardo ed è silenziosamente innamorato di una giovane donna cinese. Lila fa la cameriera nel locale frequentato da lui e dove nel retrobottega si consuma l’insana sua passione per le carte. Schivo, chiuso e poco loquace, Gorbaciof si serve, più di sguardi, per esprimersi che di linguaggio, ma tant’è la lingua di Lila è cinese. Per mutare la triste sua esistenza, pensa di fuggire lontano, portando con sé la bella cinesina e tentare d’iniziare con lei una nuova vita. Ma prima deve sistemare alcune cose…..



Commento



Fuori concorso alla 67°mostra internazionale del cinema di Venezia, il film, quasi muto, è stato girato per la gioia della vista e dello sguardo, che dalla prima immagine all’ultima si posa sullo straordinario ed unico Toni Servillo. Negli 85 minuti di proiezione vaga un’atmosfera di attesa, di fatti e situazioni che si concludono, in una Napoli popolare, degradata ma non folcloristica, non è quella dei quartieri affollati, né quella dei “vasci” vocianti. La Napoli che fa da sfondo alla secca storia del silente personaggio è quella periferica squallida, sguarnita e solitaria, quasi non la si riconosce se non per le cime in lontananza dei palazzoni del centro direzionale e della metropolitana popolata da strani tipi e con uomini e donne dai volti consumati per la fatica. Una Napoli infelice e sola come il personaggio che l’attraversa ogni giorno, un gigante dall’apparenza insignificante ma con forza e determinazione all’occorrenza. E’ lui l’inizio e la fine di questo straordinario film di Stefano Innocenti (nouvelle vague napoletana), affiancato nella sceneggiatura da un eccezionale Diego De Silva, scrittore, giornalista e sceneggiatore prolifico salernitano (Certi bambini, La donna di scorta, Da un’altra carne, Mia suocera beve), solo per citare alcune delle sue opere.



Gli Interpreti



Uno, lui, Toni Servillo, un ciclope, di grandezza interpretativa e grazie alla sua eccezionale performance Gorbaciof, diventa una maschera nell’album dei ritratti del buon cinema. Ha poche parole a disposizione, a parlare è la sua mimica, il suo volto, le sue smorfie, le sue pose, stupende. Il personaggio è delineato nei minimi particolari, dalla giacca stretta sui fianchi, con i due spacchi laterali, alla camicia a maniche corte, sempre la stessa indossata, dalle basette lunghe ai lati del viso, ai capelli unti ed arricciati sul collo, dalla testa grossa, spianata sulla fronte, al fisico nascostamente atletico. Si muove minaccioso, nel tragitto di ogni giorno, con passo veloce e vigoroso, non interloquisce con nessuno e raramente guarda in faccia a qualcuno. Gorbagiof vive in una casa vuota, anche il frigorifero è vuoto, con mobili ridotti all’ essenziale, nessuno a fargli compagnia e nessuno con lui seduto a tavola. Mangia frettolosamente, in piedi, senza neanche scartocciare il panino comprato dal pizzicagnolo e quando s’innamora di Lila sembra che la sua vita taciturna, ordinaria, metodica ed oscura possa immediatamente accendersi di una luce diversa, quella che solo l’amore sa dare. Gli altri interpreti, pur essendo all’altezza del ruolo, sono solo utilizzati per far da corona all’unico ed impareggiabile personaggio: Gorbaciof



Il Regista



Stefano Incerti, 45 anni d’età, fa parte della nuova generazione napoletana (De Lillo, Corsicato, Martone ), con i quali ha collaborato come aiuto regista in passato ma che ora di diritto è uno di loro. Nel 1995 passa alla regia con il “Verificatore”, un lungometraggio, per il quale vinse il David di Donatello, come miglior regista esordiente. Con Gorbaciof firma la sua settima regia.



Spunti di riflessione



Anatole France “Nel giardino di Epicuro” 1895, dice: “Il gioco è un corpo a corpo con il destino”. Per Gorbaciof sarà solamente, il destino.



Regia: Stefano Incerti

Attori: Toni Servillo, Mi Yang, Geppy Gleijeses, Nello Mascia.



Giudizio

ottimo con lode

Maria Serritiello
www.lapilli.eu



domenica 16 gennaio 2011


IL TRIONFO DI GALATEA
DI RAFFAELLO SANZIO
(1512),AFFRESCO,ROMA,VILLA FARNESINA

Galatea (in greco Γαλάτεια; "lei che ha la pelle bianco-latte") è una figura della mitologia greca, una delle cinquanta ninfe del mare, le Nereidi, figlie di Nereo e di Doride, la cui abituale residenza è in fondo all’oceano, con il padre e che hanno il compito di assistere i marinai.

Omero ne fa cenno nell’Iliade (libro XVIII), ma il mito del suo amore per Aci (o Acis) è posteriore e costituisce uno dei temi preferiti della poesia bucolica dei poeti greci in Sicilia.

Il mito narra che Galatea fosse innamorata di Aci, un giovane bellissimo, e che il ciclope Polifemo, invidioso del giovane e a sua volta innamorato della ninfa, un giorno avesse cercato di attirarla con il suono del suo flauto (simbolo di lussuria). Non essendo riuscito nel suo intento, sorpresa la coppia di amanti, scagliò infuriato un enorme masso che raggiunse, uccidendolo, Aci.

Come raccontato nelle Metamorfosi di Ovidio, Galatea, per tenere in vita il suo amore, trasformò il sangue di Aci in una sorgente e lui stesso divenne un dio fluviale.

Il tema mitologico ha dato luogo alla diffusione di un soggetto iconografico prediletto dagli artisti del Rinascimento, quello del Trionfo di Galatea: si tratta di una scena vivace e affollata, nella quale la ninfa campeggia al centro, sul suo carro, una conchiglia trainata da delfini. Il gruppo è sorvolato da alcuni amorini che scagliano frecce in direzione di Galatea

sabato 15 gennaio 2011




FONTE:CORRIERE DELLA SERA .IT
DI CARLOTTA DE LEO


Sacchetti di plastica, addio
dopo tre anni di rinvii
Dal 1 gennaio in vigore il divieto di commercializzare le buste non biodegradabili. I produttori: sarà battaglia

Con la riunione del Consiglio dei ministri anche l'ultimo ostacolo è stato superato. «Dal primo gennaio entra in vigore il divieto di commercializzare le buste di plastica non biodegradabili». Poco prima di lasciare il Pdl per approdare al gruppo misto, il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, ha dato il via a una rivoluzione dei consumi che fa felici gli ecologisti che da tempo chiedevano all'Italia di dichiarare fuorilegge l'inquinante polietilene.


Buste di plastica
RICICLARE LE SCORTE - E così, dopo tre anni di rinvii, dal primo gennaio 2011 l'Italia dice addio alle vecchie buste di plastica. Il decreto Milleproroghe approvato esclude ogni ulteriore proroga, mentre in una bozza precedente si proponeva di arrivare a una graduale sostituizione dei sacchetti entro il 2012. «Io mi sono opposta all'ennesimo rinvio previsto nella bozza: sarebbe stato insopportabile - ha spiegato il ministro - Mi sono molto battuta e tutto il governo si è dichiarato favorevole. E' una scelta scelta moderna, in linea con la sensibilità dei cittadini che saranno ben contenti di contribuire col proprio comportamento a una maggiore attenzione all'ambiente. Per le scorte faremo accordi coi produttori e i consorzi che riciclano la plastica, non credo che ci saranno problemi».

DECISIONE CONTESTATA - I produttori di plastica annunciano battaglia. Il provvedimento potrebbe essere impugnato a Bruxelles sulla base di un precedente: una norma analoga, sostengono i produttori aderenti a Unionplast-Confindustria, era già stata ritirata in passato dal governo francese. Ma gli ambientalisti per ora festeggiano: «Vigileremo affinchè questa importante misura da noi fortemente voluta non sia nuovamente messa in pericolo dalle pressioni delle lobby dei produttori di plastica» aggiunge Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd. «Al ministro Prestigiacomo va il nostro plauso per aver scongiurato, una ulteriore proroga allo stop alle buste di plastica previsto dalla legge Finanziaria del 2007 - ha detto il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza - Tra ordinanze di comuni virtuosi, come Torino, e iniziative volontarie della grande distribuzione nel nostro Paese la rivoluzione è già in corso».

ROMA BIO - La decisione del governo, infatti, è stata anticipata da una serie di comuni come Torino e Caiazzo che hanno da tempo bandito i sacchetti di plastica con apposite ordinanze. «Anche la Capitale si era già attivata e siamo contenti che l’appello del sindaco Alemanno dello scorso 26 settembre, in cui annunciava nel 2011 un’ordinanza contro i sacchetti di plastica, sia stato accolto in pieno dal governo» spiega l’assessore all’Ambiente Fabio De Lillo. A Roma vengono consumate ogni anno un miliardo e 600 milioni di buste di plastica che hanno un utilizzo medio di 20 minuti, mentre il pianeta ci mette in media 200 anni per "digerirle". «Mettere al bando il polietilene è un buon inizio - spiega Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio - Ovviamente per azzerare l'impatto e il costo ambientale l'unica soluzione è quella della sporta riutilizzabile, e soltanto dopo i sacchetti biodegradabili. A questo punto, è necessario stabilire con chiarezza un periodo di transizione per smaltire le scorte al termine del quale sono necessari controlli e multe per chi trasgredisce". "Siamo già al lavoro per dare attuazione alla legge - ribatte De Lillo - e per estendere la concertazione a tutte le parti interessate all’entrata in vigore di questa norma».

BIO SHOPPER DI TOPOLINO - La notizia della messa al bando delle shopper di plastica arriva anche in via del Corso affollata per lo shopping natalizio. I clienti escono ed entrano di negozio in negozio: il portafogli si fa più leggero e le braccia si appesantiscono. Le buste che ciondolano a ogni passo sono per lo più griffate e di ecologica carta. Solo pochi commercianti della strada usano ancora i sacchetti in polietilene che dal primo gennaio non potranno più essere prodotti e commercializzati. «Ci adegueremo anche noi - spiega una commessa del Disney Store - . Stiamo esaurendo le forniture e probabilmente già prima della fine dell'anno arriveranno le nuove buste ecologiche che non abbiamo ancora visto. Potrebbero però essere simili a quelle attualmente in vendita». Più che sacchetti, si tratta di vere e proprie borse in juta colorata decorata con i tanti personaggi della Disney: «Ne abbiamo di due tipi, piccole e grandi. Sono capienti e resistenti e possono essere riutilizzate» dice la commessa indicando una mamma che ne ha una in spalla.

«CI METTEREMO IN REGOLA» - Tra i negozianti che usano ancora il polietilene non manca la confusione. «Non è vero che la plastica è fuorilegge dal primo gennaio. Mi hanno detto che hanno già fatto ricorso perchè la nuova legge è in contrasto con quanto dice l'Europa» afferma un commesso che anticipa la protesta dei produttori di plastica. «Abbiamo già ordinato le nuove buste - conferma la cassiera di un negozio di oggettistica - Appena finiamo le scorte ci adegueremo. Dobbiamo farlo anche perchè questa è la principale via dello shopping a Roma. Magari qualcuno in periferia potrà anche essere meno solerte...».