Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso.....
Pablo Neruda
mercoledì 12 gennaio 2011
L'IMPROVVISA TEMPESTA DI MARIA SERRITIELLO
Ci sono morti che sono più “morte” di ogni altra, quella di “Antonella”, mia cugina, è una di esse, per come si conforma:l’età e chi lascia. La notizia m’invade improvvisa e mi trascina in un vortice di antico dolore e di ricordi levigati negli anni. Ogni giovedì, del tempo giovane, sedevamo a tavola, nella casa di sua nonna, mia prozia ed insieme a suo fratello e mio fratello, costruivamo discorsi sul divenire, progettandoci la vita. Poi, come capita, i progetti si realizzano difformi da come sono stati pensati. Ci vedevamo di rado, ma sempre con tanto affetto ed ogni volta ripromettendoci di non far passare tanto tempo per il prossimo incontro.
Ecco, oggi l’incontro c’è stato, fuori città, in una squallida ed angusta sala mortuaria, già chiusa in una bara, senza un segno di riconoscimento, confusa tra i pochi parenti dell’altra salma, allineata nel poco spazio e con una fioca luce ad illuminare entrambi.
La sera è gelida, oscura, invernale ed ancor di più, con la morte che si manifesta solamente cruda, senza nessuno orpello di umana pietà.
Incontro, mentre mi allontano, lo sguardo della tua vecchia madre, un tempo due occhi azzurri limpidissimi, ora divenuti come fondo opaco di bicchiere, inespressivi, atterriti e ciechi. Il grande dolore cambia ogni cosa e Lei, dopo aver visto e sentito l’ ultimo tuo respiro ha cambiato gli occhi, per non vedere ciò che dovrà vedere per se e per tua figlia.
Ora comincia il calvario per tuo fratello "Un pezzo della mia vita che se n’è andato" mi dice e negli occhi un lampo con lo stesso terrore della madre, privato com’è della certezza che unisce la solida radice dei fratelli.
Oggi ti dirò “ addio” e sarà l’addio alla gioventù, tu viva, era giovane, con la tua morte, improvvisamente è invecchiata.
L’improvvisa tempesta
L’improvvisa tempesta e il sole non più sole, ma notte. Cammino diverso, ora, con le stelle più vicine, con il cielo disteso sempre e con gli astri in tua compagnia. Il mare della nostra infanzia in affondo, e bastava parlarci per essere felici!
11 gennaio 2011 Per Antonella Napoli
Maria Serritiello
sabato 8 gennaio 2011
UNITA' D'ITALIA
« I nomi del Risorgimento sono vivi, sono dentro di noi, ci appartengono. » (Carlo Azeglio Ciampi in Aldo Cazzullo, Corriere della Sera, 7 luglio 2004)
Il Risorgimento fu il periodo della storia d'Italia durante il quale la nazione italiana - stanziata a sud dello spartiacque alpino e occupante tutta la penisola italiana e le isole di Sardegna, Sicilia e gli arcipelaghi minori - conseguì la propria unità nazionale.
Il termine richiama l'idea di una resurrezione della nazione italiana attraverso la conquista dell'unità nazionale per lungo tempo perduta. Tuttavia, per quanto questa visione idealizzata del periodo sia, da talune interpretazioni moderne, riveduta in un concetto più ampio della situazione italiana ed internazionale e la stessa unificazione venga vista a volte più come un processo di espansione del regno di Sardegna che come un processo collettivo, il termine è ormai accettato ed ha assunto valenza storica per questo periodo della storia d'Italia
La prima estensione dell'ideale letterario a fatto politico e sociale della rinascita dell'Italia si ebbe con Vittorio Alfieri (1749-1803), non a caso definito da Walter Maturi il «primo intellettuale uomo libero del Risorgimento»,vero e proprio storico dell'età risorgimentale, che diede inizio a quel filone letterario e politico risorgimentale che si sviluppò nei primi decenni del XIX secolo. La datazione più accreditata è quella 1815-1870, anche se i pareri sono difformi. Come fenomeno politico il Risorgimento viene invece compreso da taluni storici fra il proclama di Rimini (1815) e la presa di Roma da parte dell'esercito italiano (1870), da altri, fra i primi moti costituzionali del 1820-1821 e la proclamazione del Regno d'Italia (1861) e/o il termine della terza guerra d'indipendenza (1866), da altri ancora, in senso lato, fra l'età riformista (seconda metà del XVIII secolo)e/o napoleonica (1796-1815) e il riscatto delle terre irredente dell'Italia nord-orientale (Trentino e Venezia Giulia) a seguito della prima guerra mondiale. Anche la Resistenza italiana (1943-1945) è stata talvolta ricollegata idealmente al Risorgimento.
Le idee e gli uomini
Le idee liberali, le speranze suscitate dall'Illuminismo e i valori della Rivoluzione francese furono portate in Italia da Napoleone sulla punta delle baionette dell'Armée d'Italie. Rovesciati gli stati preesistenti, i francesi, deludendo le speranze dei patrioti "giacobini" italiani, si erano stabilmente insediati nella Pianura Padana, creando repubbliche su modello francese (Repubblica Cispadana), rivoluzionando la vita del tempo, portando sì idee nuove, ma facendone anche ricadere il costo sulla economia locale. Era nato così un crogiolo di aspettative e di ideali, alcuni incompatibili tra loro: vi erano in campo quelli romantico-nazionalisti, repubblicani, socialisti o anticlericali, liberali, i monarchici filo Savoia o papalini, laici e clericali, vi era l'ambizione espansionista di Casa Savoia tendente a raggiungere l'unità della Pianura Padana, vi era il bisogno di liberarsi dal dominio austriaco nel Regno del Lombardo-Veneto, unitamente al generale desiderio di migliorare la situazione socio-economica approfittando delle opportunità offerte dalla rivoluzione tecnico-industriale, superando al contempo la frammentazione della penisola laddove sussistevano stati in parte liberali, che spinsero i vari rivoluzionari della penisola a elaborare e a sviluppare un'idea di patria più ampia e ad auspicare la nascita di uno stato nazionale analogamente a quanto avvenuto in altre realtà europee come Francia, Spagna e Gran Bretagna.
Le personalità di spicco in questo processo furono molte tra cui: Giuseppe Mazzini, figura eminente del movimento liberale repubblicano italiano ed europeo; Giuseppe Garibaldi, repubblicano e di simpatie socialiste, per molti un eroico ed efficace combattente per la libertà in Europa ed in Sud America; Camillo Benso conte di Cavour, statista in grado di muoversi sulla scena europea per ottenere sostegni, anche finanziari, all'espansione del Regno di Sardegna; Vittorio Emanuele II di Savoia, abile a concretizzare il contesto favorevole con la costituzione del Regno d'Italia.
Vi furono gli unitaristi repubblicani e federalisti radicali contrari alla monarchia come Nicolò Tommaseo e Carlo Cattaneo; vi furono cattolici come Vincenzo Gioberti e Antonio Rosmini che auspicavano una confederazione di stati italiani sotto la presidenza del Papa o della stessa dinastia sabauda; vi furono docenti ed economisti come Giacinto Albini e Pietro Lacava, divulgatori di ideali mazziniani soprattutto nel meridione.
venerdì 7 gennaio 2011
BANDIERA ITALIANA
Storia della bandiera italiana
I colori della bandiera italiana fanno la loro comparsa nel 1796 per opera di Napoleone che li adotta come vessillo della Legione Lombarda della Repubblica Transpadana. Non si tratta però di una vera e propria bandiera nazionale. Soltanto l'anno dopo, nel 1797, con l'occupazione francese dell'Emilia Romagna il tricolore bianco, rosso e verde viene scelto come bandiera della nascente Repubblica Cispadana. Rispetto alla precedente bandiera le bande colorate sono orizzontali con al centro una faretra con quattro frecce e la sigla R.C. (Repubblica Cispadana). La disposizione del tricolore cambia ancora una volta nel 1802, quando la Repubblica Cispadana prende il nome di Repubblica Italiana (di Napoleone). Le strisce sono sostituite da tre quadrati, rosso bianco e verde, disposti l'uno dentro l'altro. Nel 1805 i territori del nord Italia sono ribattezzati Regno Italico e anche la bandiera viene a sua volta parzialmente modificata nella disposizione dei colori. Con il Congresso di Vienna del 1815 e la scomparsa di Napoleone dalla scena europea, il tricolore cade in oblio. Riappare nel 1831 con la Giovane Italia di Giuseppe Mazzini nella versione a bande verticali che ancora oggi conosciamo. Fatta eccezione per lievi modifiche alle tonalità dei colori e per la presenza dello stemma Savoia o della Repubblica Sociale al centro della banda bianca, la bandiera non cambia più il suo aspetto giungendo (quasi) intatta fino ai giorni nostri. Nel 1946 l'Italia repubblicana conferma la bandiera tricolore a strisce verticali, eliminando ogni stemma centrale.
Azzurro e tricolore Nel mondo sportivo gli italiani gridano "forza azzurri" per incitare la squadra o gli atleti italiani, a loro volta vestiti di azzurro. Perché? Cosa centra l'azzurro con il tricolore? Nelle guerre d'indipendenza dal 1848 al 1860, Carlo Alberto utilizza come bandiera proprio il tricolore napoleonico aggiungendoci al centro lo stemma dei Savoia, uno scudo crociato bianco e rosso circondato da un colore blu-azzurro. L'azzurro diventa il colore dello sport italiano nel primo novecento, riuscendo così a superare la stessa caduta della monarchia Savoia e tutti gli sconvolgimenti storico-istituzionali del paese. Forse sono in pochi a saperlo, ma quando gridiamo "forza azzurri" per incitare la squadra di calcio ai Mondiali storicamente è un po' come gridare "forza Savoia".
giovedì 6 gennaio 2011
DUE ANNI DEL MIO BLOG
BUON COMPLEANNO, IL SECONDO, MIO CARO BLOG. UN'AVVENTURA INIZIATA DUE ANNI FA, PROPRIO NEL GIORNO DELL'EPIFANIA E CONSIDERATA COME UN DONO PORTATO DALLA BEFANA. DA BAMBINA, QUANDO RICEVEVO UN REGALO CHE MI PIACEVA TANTO, NON RIUSCIVO A STACCARMENE E LO PORTAVO CON ME NEL LETTO A DORMIRE,SICURA CHE AL RISVEGLIO SAREBBE STATO LA' AD ATTENDERMI. QUESTO POSSESSO PER LE COSE CHE PIU' MI STANNO A CUORE NON MI E' PASSATO E PER QUESTO CHE TI TENGO STRETTO, MIO BLOG, PER ANNI E ANNI ANCORA PERCHE' TU MI PIACERAI SEMPRE. BUON COMPLEANNO BLOG SEI GIOVANE ED IO CON TE.....
mercoledì 5 gennaio 2011
MIEI SCRITTI DI MARIA SERRITIELLO
Il Presepe Vivente di Carpineto
A Carpineto, frazione di Fisciano, in provincia di Salerno la Parrocchia di San Giovanni Battista e San Nicola di Bari ha organizzato, nel palazzo gentilizio di proprietà del dott.re Gennaro Galdieri, la 4° edizione del Presepe Vivente, nei giorni 25 e 26 dicembre e 1-2-e 6 gennaio, visitabile dalle 17,30 in poi. L’intero tragitto è un percorso al coperto, che si snoda e si arrocca tutto all’interno della tenuta, messa a disposizione, per l’occasione, dal dott.re Galdieri, per i giovani della parrocchia e di quanti hanno voluto dare una mano nella realizzazione della sacra rappresentazione, che fu iniziata nel 1223 da San Francesco d’Assisi a Greccio, provincia di Rieti, nel Lazio. Il Presepe Vivente di Carpineto si lascia ammirare per la sua peculiarità e la particolare realizzazione, così differente da tutte le altre, attuate in questo periodo. Infatti, le varie scene che raccontano la magia della “notte santa” si presentano ai visitatori, nelle stanze del palazzo, come racchiuse in uno scrigno. Ogni sala contiene una scena, dove ognuno interpreta e si fa pastore, dove ognuno rappresenta, pratica gli antichi mestieri e cucina pietanze dolci e salate. L’elemento predominante che si nota, sia per il calore che emana e sia per la metafora del tangibile fervore religioso, è il fuoco, acceso in grossi bracieri e scorto ben volentieri, durante la visita, nello spazio antistante il palazzo, all’interno del cortile e nei vani dove il popolo pastorale vende, offre e invita i visitatori. I piani alti, del palazzo, poi, diventano il fondale adatto per le scene dei nobili romani, che adagiati mollemente su triclini godono di danze, di schiave e di musica soffusa, mentre giù nelle osterie si aizza il fracasso delle tammorre, delle castagnette e dei canti popolari. Poi, stazzi di pecore e di capre, avviano verso la grotta che, quasi appartata, quasi nascosta da tutto il resto, conduce a sé, come fece la stella cometa per gli antichi pastori. E là scorgiamo con stupore, ogni anno rinnovato: la Madonna, San Giuseppe ed il Bambino Gesù, che, a Carpineto, ha due mesi, si chiama Gaetano, dorme sereno tra le braccia della madre ed è vigilato con orgoglio da suo padre. I figuranti della sacra famiglia sono reali ed è questo un valore aggiunto alla divina rappresentazione della natività. Non mancano il bue e l’asinello, veri naturalmente, né gli angeli, tra questi, l’altra figlia della coppia dei santi figuranti, la paglia e l’odore del fieno che solletica le narici. A terra in un angolo tra la paglia ad aghi e i bricchi di creta, vi è raccolto del pane, simbolo di ciò che, più tardi, quando il Bambino Gesù sarà cresciuto e diventato uomo, sarà il suo corpo per noi, nell’eucarestia.
Maria Serritiello
Mohammad Reza Pahlavi in persiano: محمد رضا پهلوی - in italiano spesso traslitterato Reza Pahlevi (Teheran, 26 ottobre 1919 – Il Cairo, 27 luglio 1980) è stato l'ultimo Scià dell'Iran; ha regnato tra il 1941 e il 1979.
Figlio di Reza Pahlavi, divenuto Scià nel 1925. Uomo forte della Persia dal 1921 in seguito a un colpo di Stato, Reza Khan divenne Primo Ministro nel 1923 e nel 1925 salí infine sul Trono del Pavone con il nome di Reza Pahlavi. Mohammad Reza nacque nel 1919. Suo padre, una volta diventato Monarca assoluto, operò una feroce repressione nei confronti dei gruppi religiosi e della sinistra o democratici, terminata con la condanna a morte dei loro principali esponenti.
Nel 1941 Stalin e Churchill, preoccupati dalle relazioni amichevoli della nazione con la Germania Nazista, si misero d'accordo per invadere l'Iran, cosa che avvenne nell'agosto dello stesso anno, e costrinsero all'esilio Reza Pahlavi. Secondo molti autori, il timore dell'influenza nazista fu solo un pretesto e l'Iran fu occupato dagli anglo-sovietici per permettere il trasferimento di materiale bellico all'Unione Sovietica, allora sotto attacco nazista, lungo il cosiddetto "corridoio persiano". Dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti la gestione logistica del corridoio persiano passò agli americani [1]. I britannici mantennero il controllo delle risorse petrolifere.
In assenza di valide alternative gli inglesi permisero a Mohammad Reza di diventare Scià, il 16 settembre 1941, a 22 anni di età. Dopo la Conferenza di Teheran di Stalin, Roosevelt e Churchill del 1943 gli Alleati si impegnarono a sviluppare una monarchia costituzionale. Con la fine dell'alleanza antinazista e lo scoppio della Guerra Fredda gli inglesi consentirono l'involuzione verso un governo di tipo parlamentare sulla carta, ma dittatoriale di fatto. Per Londra era essenziale mantenere il controllo sulle risorse petrolifere persiane. Mohammad Reza partecipò più attivamente all'elaborazione della linea politica del Paese, opponendosi o ostacolando l'attività di alcuni dei Primi Ministri più volitivi e sgraditi a Londra ed eliminando avversari politici. Altra sua preoccupazione fu quella di mantenere l'esercito sotto il controllo della monarchia. Nel 1949, a seguito di un tentativo di assassinio, si ebbe la messa al bando del partito Tudeh (filo-sovietico e ritenuto responsabile dell'attentato) e l'ampliamento dei poteri costituzionali dello Scià. Nonostante la politica filo-britannica del Monarca, in Persia cresceva sempre più l'avversione alla Anglo-Iranian Oil Company, accusata di sfruttare avidamente le risorse naturali del Paese.
Nel 1950 la popolazione ed il Parlamento erano contrari al rinnovo della concessione petrolifera all'AIOC, caldeggiata invece dallo Scià. Il Primo Ministro Generale Ali Razmara che insisteva per il rinnovo fu assassinato nel 1951 da un fanatico religioso. Al suo posto il Parlamento (in persiano Majlis) elesse Primo Ministro Mohammad Mossadeq, il principale oppositore dell'AIOC, che fece immediatamente approvare la nazionalizzazione dell'industria petrolifera con l'attivo sostegno del clero sciita militante, guidato dall'Ayatollah Kashani. La reazione di Londra fu molto dura e provocò la crisi di Abadan. Sul piano interno l'Ambasciata britannica chiese allo Scià di sostituire Mohammad Mossadeq con un Primo Ministro più flessibile. Nel 1952 il Monarca sostituì Mossadeq con Ahmad Qavam, ma il Primo Ministro era assai popolare e scoppiarono proteste di piazza che costrinsero Mohammed Reza a richiamare al Governo Mohammad Mossadeq. Egli entrò in forte contrasto con lo Scià, sia in politica economica sia sulla delicata questione del controllo dell'esercito. il Parlamento accettò la nomina del Ministro della Difesa e capo dell'esercito da parte di Mossadeq contro il volere dello Scià, che tuttavia infine la promulgò senza avvalersi del suo diritto di veto. Mohammad Reza Pahlavi entrò sempre più in rotta di collisione col suo Primo ministro, che nel 1952 aveva espulso l'Ambasciata britannica, accusata di ingerenza negli affari interni. Nel 1953 Mossadeq costrinse lo Scià a lasciare il paese e molti temettero che volesse proclamare la Repubblica. Mentre Mohammad Reza era in esilio a Roma, ci fu a Teheran un contro-colpo di Stato militare, sostenuto dal clero sciita e con l'appoggio dalla CIA e dal SIS britannico. Il Primo Ministro fu rovesciato e Mohammed Reza tornò trionfalmente in Iran [2]. Agenti CIA assoldarono plebaglia di Teheran che, inneggiando allo Shah, entrò nella capitale. L'esercito, già largamente contro Mossadeq, si schierò con gli insorti eliminando i pochi reparti fedeli al governo legittimo
Rientrato a Teheran, lo Scià sospese di fatto le garanzie costituzionali e assunse i pieni poteri. Mohammed Reza aveva 34 anni ed era padrone incontrastato della Persia e riprese la politica di modernizzazione forzata del Paese che era stata del padre. Nonostante la ricchezza petrolifera, la modernizzazione e lo sviluppo economico a tappe forzate provocarono forti squilibri sociali e malcontento, mentre l'opposizione non rinunciava a contrastare il suo assolutismo. Mohammed Reza Pahlavi quindi attuò una forte repressione, in particolare contro i gruppi religiosi che si erano opposti alla sua riforma agraria e sociale (la cosiddetta "Rivoluzione bianca") che aveva espropriato molti beni di manomorta, controllati dalle gerarchie religiose, e che aveva introdotto un certo numero di riforme laiche. Contro il clero militante furono messe in atto torture e numerosi esponenti religiosi furono uccisi o costretti all'esilio. Nel 1963 l'Ayatollah Khomeini (1900-1989) organizzò una congiura contro la Scià ma essa fu scoperta e Mohammad Reza Pahlavi, con un gesto di insolita generosità, decretò il solo esilio per Khomeini.
Negli anni '70 molti studenti iraniani inviati a perfezionarsi in Europa parteciparono alle rivolte studentesche del '68 e degli anni seguenti, chiedendo delle riforme democratiche anche per il loro Paese, ma scontrandosi con una dura repressione che contribuì ad alienare le simpatie della borghesia per il regime
Nel 1939 Mohammad Reza Pahlavi sposò Fawzia, sorella di Faruq I d'Egitto, da cui divorziò dieci anni dopo. Nel 1951 sposò in seconde nozze Soraya Esfandiary Bakhtiari la quale non riuscì però a dargli un erede al trono, per questo venne ripudiata con dolore, ricevendo ricche prebende dal successivo divorzio. Quindi, dopo questo matrimonio, lo Scià Reza sposò il 21 dicembre del 1959 Farah Diba, che gli dette due figli e due figlie.
Mohammad Reza Pahlavi attuò una politica economica estremamente favorevole agli Stati Uniti e all'occidente, permettendo alle multinazionali di sfruttare le risorse del Paese. Al contempo lo Scià avviava il programma "Grande Civiltà", che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto condurre l'Iran ad un livello di sviluppo economico e sociale paragonabile a quello dei Paesi occidentali attraverso l'investimento degli enormi proventi petroliferi. Di fatto il progetto fu un fallimento su tutti i fronti, in quanto i proventi petroliferi venivano in buona parte incamerati dall'entourage di corte e dalla famiglia imperiale; la parte rimanente delle entrate dell'Iran venne investita perlopiù in infrastrutture militari e apparecchiature belliche costosissime. Vennero, sì, importati materiali, derrate e attrezzature di uso civile dall'estero, ma essendo l'Iran cronicamente privo di infrastrutture e di manodopera specializzata lo Scià fu costretto a importare tecnici e altri lavoratori qualificati (tra i quali un posto di preminenza assoluta occupavano gli addetti alle apparecchiature belliche) dagli USA e dall'Europa. Ancora oggi in Iran sono presenti, in alcune aree, quantità impressionanti di veicoli, materiali e attrezzature, abbandonati vista l'impossibilità di poterli utilizzare concretamente. Lo Scià fu attivo altresì nella sua attività di repressione del dissenso da parte del clero, sebbene pubblicamente partecipasse a funzioni religiose, mantenendo un atteggiamento ambivalente i questo ambito. Numerosi furono i mullah torturati e incarcerati dalla Savak durante il suo regno. Anche la riforma agraria da lui varata, basata sull'esproprio delle proprietà fondiarie delle moschee (derivanti dai cospicui lasciti dei fedeli) si risolse di fatto in un'operazione di accaparramento e distribuzione delle terre migliori ai favoriti di corte (senza dimenticare sè stesso), venendo a creare uno squilibrio economico tra la ristretta cerchia dei beneficiari dello Shah e la grande maggioranza della popolazione. Di fatto l'opposizione, non trovando sbocchi altrove si concentrò nella moschea, l'unica istituzione in qualche misura politica tollerata dal regime al di fuori del Rastakhiz (il partito dello Shah, nel quale tutti dovevano essere regolarmente iscritti). Numerosi tentativi di assassinio o di colpo di stato furono organizzati, soprattutto da gruppi religiosi islamici, cui lo Scià rispose con una repressione inefficace quanto brutale. Tuttavia, la sua posizione ambivalente nei confronti della religiosità iraniana, della quale era virtualmente anche il capo (incarnando un modello cesaropapistico) lo poneva in difficoltà impedendogli di prendere provvedimenti drastici al fine di evitare lo scontento aperto delle masse popolari.
Si calcola che dal 1953 al 1978 diverse centinaia di migliaia di persone siano state arrestate per reati politici ma meno di 3.000 torturate. L'opposizione esplose a fine 1978: Khomeini riuscì a ritornare in Persia (dopo un lungo esilio nella Città Santa irachena di Najaf) e i soldati passarono dalla sua parte grazie agli accordi con vari generali tra cui il Gen. Fardoust, amico d'infanzia dello Scià e suo confidente, che passò indenne a far parte del nuovo regime con l'incarico di capo della SAVAMA (la nuova SAVAK del regime islamico) e il Gen. Gharabaghi, ultimo Capo di Stato Maggiore della Difesa dell'esercito imperiale (anch'egli poi morto di vecchiaia a Parigi).
Lo Scià fu di fatto vittima della sua stessa debolezza e arroganza, credendo di essere amato dal popolo iraniano al quale, a suo dire, aveva portato prosperità e ricchezza; ma di fatto non si rese mai conto delle precarie condizioni in cui versava il Paese. Ciò fu essenzialmente conseguenza del suo distacco dalla realtà concreta e del suo estraniarsi dal vero Iran, preferendogli gli svaghi e la vita di corte. La scelta di Khomeini d'altronde appare storicamente l'unica possibile, vista la decapitazione delle élite culturali del Paese portatrici di istanze democratiche sistematicamente attuata sotto il regime dello Scià. La classe dirigente religiosa, potendo contare su una capillare presenza sul territorio grazie alle moschee e ai mullah locali, diventava in quest'ottica l'unica scappatoia al regime monarchico.
Va ricordato che lo Scià, negli anni, aveva accresciuto la collaborazione con lo Santa Sede (tanto da farsi nominare cavaliere e difensore della fede cristiana nel mondo[senza fonte]) attirandosi inimicizie negli stati di religione islamica. Nel 1978 iniziarono in Iran una serie di manifestazioni di protesta e scioperi che, a fronte della repressione da parte di Mohammed Reza, continuò a crescere d'ampiezza fino a diventare un movimento rivoluzionario. Verso la fine dell'anno, lo Scià cercò, molto tardivamente, di avviare una politica di dialogo che calmasse la marea di proteste. Era tuttavia troppo tardi e dall'esilio in Francia l'Ayatollah Khomeini, ormai riconosciuto come leader indiscusso della rivoluzione, esigeva solo la sua deposizione. Nel gennaio del 1979, già malato, abbandonò l'Iran per evitare un bagno di sangue tra i suoi sostenitori e i rivoluzionari i quali, preso il potere, provvidero a giustiziare indiscriminatamente tutti coloro che erano appartenuti al regime imperiale, senza veri processi. Il suo esilio terminò in Egitto, l'unico paese che si dichiarò disposto ad accoglierlo. Proprietario di un'immensa fortuna, questa passò in parte al nuovo regime di Teheran e da qui ai nuovi dignitari.
Nonostante la vittoria della Rivoluzione, quando Mohammed Reza si recò negli Stati Uniti, molti a Teheran temettero che l'America stesse tramando qualcosa per farlo tornare come già fatto nel 1953 al tempo di Mohammad Mossadeq. Nel novembre 1979 studenti universitari, influenzati dalle idee di Khomeyni, occuparono allora l'Ambasciata americana e per un anno tennero in ostaggio i 52 statunitensi che costituivano lo staff diplomatico Usa, minacciando di ucciderli se gli Stati Uniti non avessero consegnato lo Scià. A fronte di questa crisi degli ostaggi, Carter e il Congresso si rifiutarono di cedere per rispetto al diritto di asilo che gli era stato concesso per motivi umanitari (lo Scià era malato terminale di cancro e voleva farsi curare a New York). Dopo oltre un anno sotto sequestro, gli ostaggi furono rilasciati soltanto pochi minuti dopo l'elezione del nuovo presidente americano, Ronald Reagan. Le nuove istituzioni iraniane rappresentarono un'esperienza senza precedenti in tutto il mondo islamico, fu infatti creato un "Consiglio di giurisperiti" cui era affidato ogni potere di veto sulle norme non ritenute in linea con gli assunti dell'Islam sciita (vilāyet-e faqih) che decretò il pieno allineamento del paese alla Sharīʿa islamica sciita, reintroducendo la pena di morte per l'adulterio e la bestemmia e introducendo l'obbligo del velo muliebre. Mohammad Reza Pahlavi non sopravvisse molto alla sua deposizione: morì infatti l'anno dopo, nel 1980, in Egitto. Lo Scià aveva infatti trovato ospitalità presso Sādāt, dopo che la sua permanenza negli Stati Uniti era stata utilizzata come pretesto per assaltare l'ambasciata americana di Teheran. È sepolto al Cairo, nella moschea di al-Rifāʿī
Interessi:Musica,lettura,danza,arte,viaggi,cinema,teatro,la psicologia. Scrivo Poesie,ma anche racconti,articoli di memoria,costume ed opinione, mi piace la professione che svolgo:l’insegnamento Stagione preferita:l’estate ma anche la tarda primavera Paesaggio preferito: assolutamente marino Non gradisco la maleducazione,l’insensibilità,la superficialità,la supponenza,le bugie e chi si esprime attrverso pregiudizi. Adoro i cani e nella fattispecie il mio,una stupenda quanto amorevole Rottweiler,di nome Kora. Grande passione :la danza Sport:seguo la squadra della mia città e la Nazionale,ma anche la boxe incontra il mio favore. Cinema:preferisco rivedere vecchi film,quelli che hanno fatto la storia di questa nobile arte di cui ho una discreta collezione ma con una dovuta selezione anche quelli attuali. Fiabe preferite:Il Principe Felice,le fiabe di Andersen e tutte le altre della tradizione italiana e straniera. La mia infanzia è stata popolata da questi affascinanti racconti del c’era una volta e vissero felici e contenti. Il primo letto:La piccola Doroty. L’ultimo(4-1-2009)La fabbrica degli ignoranti. Da bambina ho letto tutta la letteratura dell’infanzia Da adolescente Delly,della collezione Salani e Liala(alcuni). I libri che ho letto a ripetizione sono:I tre moschettieri,John l’autista russo e Figlie senza madre. Attualmente leggo la saggistica,la diaristica e appunti di viaggio del “Gran tour”. Oggetti preferiti:i miei giocattoli ,sfuggiti all’usura del tempo. Feste preferite:Il santo Patrono,il Natale,i riti pasquali,il mio compleanno e l’onomastico. La televisione:solo quella di qualità,per il resto è solo un ottimo sonnifero. La cosa più bella:l’amore(quello vero,però)e vivere secondo i propri interessi. I miei poeti preferiti: Leopardi,Montale,Cardarelli,Antonia Pozzi,Emily Dichinson,Elisabeth Barrett, Garcia Lorca,Jaques Prevért,Catullo,I poeti delle liriche cinesi,Paul Valery,Paul Gerardy. Amo assistere a spettacoli teatrali,di cabaret e concerti di musica classica. Il ballo,che è la mia passione,lo pratico poco,anzi per nulla e mi dispiace. Ho tanti amici e ciò lo ritengo un dono.
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