Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso.....

Pablo Neruda





martedì 12 ottobre 2010




12 ottobre 1492


Il Giorno di Colombo (Columbus Day in inglese) è una festa celebrata in molti paesi delle Americhe, per commemorare il giorno dell'arrivo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo il 12 ottobre 1492. Feste simili, celebrate come Día de las Culturas (Giorno delle culture) in Costa Rica, Discovery Day (Giorno della scoperta) nelle Bahamas, Día de la Hispanidad (Giorno della Ispanità) in Spagna, e rinominato da poco (nel 2002) Día de la Resistencia Indígena (Giorno della resistenza indiana) in Venezuela, commemorano lo stesso evento.

La ricorrenza negli Stati Uniti

Gli Americani di origine Italiana sentono il Giorno di Colombo come una celebrazione che ricorda le loro doppie radici Italo-Americana. Questa festa è stata proposta come festa nazionale negli Stati uniti da quando Il Giorno di Colombo è stato celebrato per la prima volta da italiani a San Francisco nel 1869, seguendo le celebrazioni italiane di New York.

Il primo stato a riconoscere ufficialmente la ricorrenza fu il Colorado nel 1905 e nel 1937, su impulso dei Knights of Columbus (un'associazione cattolica che aveva adottato il nome del grande viaggiatore), il presidente Franklin Delano Roosevelt stabilì che il Giorno di Colombo diventasse festa nazionale in tutti gli Stati Uniti. A partire dal 1971 il giorno in cui cade questa ricorrenza è fissato per il secondo lunedì del mese di ottobre, lo stesso giorno in cui nel vicino Canada si celebra invece il Giorno del Ringraziamento.


Gli Italoamericani sentono molto questa festività e sono particolarmente orgogliosi del fatto che sia stato Cristoforo Colombo, un navigatore italiano, il primo europeo a scoprire il continente americano. Negli Stati Uniti il Giorno di Colombo le banche, uffici postali e uffici federali sono chiusi, così come gli uffici dell'ambasciata italiana a Washington D.C. e tutti i vari consolati italiani che si trovano nel paese. L'Empire State Building di New York City da vari anni usa accendere le sue luci, riproducendo così il tricolore italiano.

Il Día de la Raza
In America latina (ed in alcune comunità latinoamericane negli USA) il giorno dell'arrivo di Colombo nel continente viene celebrato con il nome di Dia de la Raza o Dia de la Hispanidad ( letteralmente "Il Giorno della Razza") e si commemora il primo incontro tra gli Europei e i nativi americani. La festa è stata celebrata per la prima volta in Argentina nel 1917, in Venezuela nel 1921, in Cile nel 1923 e in Messico nel 1928. Questa festa si teneva anche in Spagna fino al 1958, quando il suo nome fu cambiato in "Día de la Hispanidad". In Spagna "la raza" (la razza) citata nel nome originale della festa era semplicemente quella spagnola, e non era presente la caratterizzazione di festa dei meticci presente in molti paesi sudamericani. Nel 2002 anche il Venezuela ha deciso di cambiare nome alla festa, chiamandola Día de la Resistencia Indígena (Giorno della resistenza indigena).



lunedì 11 ottobre 2010



Carlo Felice, via libera
ai contratti di solidarietàIl ministro Bondi: “Mi impegno a sostenere il piano di rilancio del teatro. Lunga telefonata del responsabile dei Beni Culturali con il sindaco Marta Vincenzi. Aperte le consultazioni con aziende pubbliche e private disponibili a finanziare il teatro. Ma gli autonomi non si arrendono Il teatro Carlo Felice
Si apre uno spiraglio nella difficile vertenza del teatro Carlo Felice a rischio chiusura per crisi finanziaria. Dopo un incontro al Ministero del Lavoro fra i rappresentanti del Consiglio d'amministrazione del teatro genovese e i sindacati nazionali confederali, prende corpo la soluzione dei contratti di solidarietà che dovrebbero durare due anni e che potrebbero far risparmiare al teatro circa otto milioni di euro.

L'accordo trova un appoggio nelle dichiarazioni del Ministro Bondi che, dopo un colloquio telefonico con il sindaco Marta Vincenzi, ha assicurato la disponibilità a sostenere un piano di risanamento per Genova "a fronte dell'approvazione da parte dei sindacati di provvedimenti di tutele dei dipendenti e dei lavoratori". A questo punto è presumibile che lunedì ci sia una nuova riunione del consiglio d'amministrazione e successivamente una convocazione dei rappresentanti sindacali per giungere a una chiusura della vertenza.

La situazione, tuttavia, non è semplice. Cgil e Cisl avevano già dato la loro disponibilità a questa soluzione, ma gli autonomi si sono sempre mostrati ostili agli ammortizzatori sociali, siano essi cassa integrazione in deroga o contratti di solidarietà. La Fials annuncia la convocazione di un'assemblea generale a Genova per prendere posizione, sottolineando come questo sia il primo passo verso l'estensione degli ammortizzatori ad altri teatri che vivono situazioni di sofferenza più o meno analoghe a quella di Genova.

E' probabile che si possa andare a referendum tra i lavoratori già nei primi giorni della settimana. Il problema è il tempo. I contratti di solidarietà hanno tempi di applicazione più lunghi. E la crisi del teatro incombe, anche se forse la chiusura della vertenza, offrendo prospettive più rosee, potrebbe spingere qualche istituto di credito a riaprire i cordoni della borsa già per la parte finale del 2010.


Il teatro Carlo Felice è il principale teatro genovese ed uno dei più noti in Italia. Vi si tengono la stagione d'Opera lirica e Balletto e la stagione Sinfonica, oltre a recital e manifestazioni varie.

Il teatro è posto appena a lato della centrale piazza De Ferrari, in pieno centro cittadino, accanto al monumento equestre a Giuseppe Garibaldi e poco distante dalla fontana che rappresenta uno dei simboli della città.

Davanti al Teatro si trova oggi anche il capolinea della linea della metropolitana di Genova.

Nel 1825 venne indetto un concorso per il disegno di un nuovo teatro dell'opera. Avevano partecipato, fra gli altri, il genovese Carlo Barabino ed il 'milanese' Luigi Canonica. Vinse il primo e, il 21 gennaio 1826, vennero pubblicati sulla Gazzetta di Genova il progetto, le norme per l'appalto del teatro e indicazione precise sull'area che doveva occupare:

« L'area del convento e della chiesa di San Domenico, edifici già ridotti fin dal 1797 a magazzini e a caserma. »


Canonica, comunque, fu chiamato in un secondo tempo come consulente per la realizzazione del palcoscenico e della parte interna della curva della sala. Egli, infatti, già architetto reale del cessato Regno d'Italia (1805-1814), si era largamente illustrato in grandi edifici teatrali: l'allargamento del palcoscenico della Scala, il completamento del teatro di Como, la costruzione del Carcano e del Teatro Fiando di Milano, dei teatri di Cremona, Brescia, fra le altre realizzazioni.

Il teatro venne inaugurato il 7 aprile 1828, alla presenza dei sovrani del Regno di Sardegna, Carlo Felice e della regina Maria Cristina di Savoia, con la rappresentazione dell'opera di Vincenzo Bellini Bianca e Fernando su libretto del genovese Felice Romani. Nella circostanza, quest'opera venne rielaborata appositamente dall'autore.

La decisione di costruire un teatro da intitolare a Carlo Felice di Savoia era stata presa appena pochi anni prima la sua edificazione, ovvero fra il 1824 e il 1825. A tale decisione i governanti dell'epoca giunsero in considerazione del fatto che i teatri allora presenti fossero decisamente insufficienti.

Genova non aveva ancora un vero e proprio teatro per il melodramma, al tempo molto in auge, e fu così che la città decise di dotarsene di uno che potesse competere, sul piano dell'eleganza, con quelli allora presenti in tutta Italia. Fino ad allora in Genova il teatro più frequentato era stato quello di S.Agostino, dei Marchesi Durazzo, in legno, del secolo precedente ed ormai non più adatto ai tempi. La costruzione avvenne su un terreno che in passato aveva ospitato un convento che era stato successivamente abbattuto.

Nel Nuovo teatro Carlo Felice nel 1852 viene inaugurata l'illuminazione a gas, e nel 1892, per il centenario Colombiano, l'illuminazione elettrica.

Durante la seconda guerra mondiale il Carlo Felice - come viene comunemente chiamato - venne colpito due volte rimanendo parzialmente distrutto.

Da allora - e per diverse decadi - le rappresentazioni teatrali di rivista e d'opera si tennero nel vicino "Cinema Teatro Margherita" di via XX Settembre (oggi non più esistente e rimpiazzato da un grande magazzino

I bombardamenti della seconda guerra mondiale avevano distrutto i solai e le parti in carpenteria del teatro (palchi, soffittature, etc.). Erano rimasti i muri perimetrali, e con qualche accorgimento da improvvisata, lo si era ancora riuscito a utilizzare per alcune rappresentazioni (in una delle quali aveva cantato Maria Callas).

Era stato quindi deciso, dalla municipalità, che la città dovesse rifare in toto il suo teatro, per cui, nel 1946, venne bandito un concorso di architettura. A questo concorso parteciparono diversi architetti liguri, tra cui spicca il nome di Luigi Carlo Daneri, che vinse il secondo premio. Il primo premio fu, invece, assegnato, nel 1950, al progetto del gruppo di Paolo Antonio Chessa. Nel 1951 questi consegnò il progetto esecutivo. Tale progetto non fu mai eseguito e, nel 1963 fu definitivamente accantonato, affidando l'incarico a Carlo Scarpa, architetto di fama internazionale.

Scarpa portò avanti un progetto nell'arco di molti anni, elaborando diverse soluzioni e giungendo ad un progetto definitivo nel 1977, ma morì accidentalmente nel 1978 e, anche se il suo progetto fu approvato nel 1979, la sua idea non giunse mai alla realizzazione. Nel frattempo ciò che rimaneva dell'antico teatro venne demolito, lasciando in piedi il pronao neoclassico ed i portici del perimetro esterno; tali elementi sono stati in seguito preservati.

Nel 1981 fu bandito un altro concorso-appalto a due fasi. Il concorso si concluse nel 1984 e fu vinto dalla ditta Mario Valle s.p.a. di Arenzano, con il progetto degli architetti Aldo Rossi, Ignazio Gardella, Fabio Reinhart e Angelo Sibilla.

Il progetto prevedeva, come imposto dal bando di gara:

il mantenimento il pronao dorico ed il portico in pietra di promontorio, decorato con i bassorilievi originali;
la trasformazione in piazza coperta della zona dietro al pronao (dove era posizionato il foyer del vecchio teatro). Tale spazio sarebbe dovuto essere il punto di continuità viaria tra la Piazza De Ferrari e la retrostante Galleria Mazzini.
Inoltre, il progetto proponeva la ricostruzione, quasi letterale, del volume esterno prospiciente la piazza, mentre ipotizzava una immensa torre, quasi il doppio del volume barabiniano, nel lato posteriore. Tale torre doveva contenere il palco, e le relative macchine di scena, i camerini e le sale di prova. La scena era pensata per allestire quattro scenografie contemporaneamente, con una piattaforma mobile. La sala era a cavea (diversamente dal teatro barabiniano e da altri progetti di concorso).

Questa volta il progetto, che venne sviluppato al livello esecutivo, ebbe corso ed il 7 aprile 1987 fu posata la prima pietra del nuovo teatro. Nel 1991 la struttura (recuperata appieno attraverso una quasi totale riedificazione) è stata nuovamente inaugurata. Il nuovo teatro recupera, come su indicato, ciò che allora rimaneva delle antiche strutture mentre risulta del tutto nuovo negli interni.

La statua posta alla sommità del pronao, opera dello scultore Giuseppe Gaggini, venne sostituita da un calco mentre l'originale, dopo essere stato restaurato, venne collocato all'interno della Chiesa di Sant'Agostino in Sarzano.

domenica 10 ottobre 2010




“Nadì senza paura” è il libro scritto per bambini da Gilda Ricci e presentato il 24 settembre scorso, presso il punto Einaudi di Salerno, con le illustrazioni di Juanita Postiglione. La favola di Nadì è stata creata da Gilda, per i suoi amati bambini, infatti l’autrice ha insegnato nelle scuole elementari, per più di trent’anni, ma da quest’anno, negli istituti superiori, istruirà gli allievi in psicologia. Il libro appare, così, come un sorta di arrivederci, un allontanamento meno cruento da quel mondo infantile spontaneo, ingenuo ed affettivo, con il quale Gilda si è sempre misurata, promuovendo attività eccellenti.

Il libro si presenta coloratissimo, di facile approccio, in stampato maiuscolo e le parole, di un brillante viola, bandito il nero, balzano facilmente agli occhi dei giovanissimi lettori. Le illustrazioni, della bravissima Juanita, scenografa all’origine ma una vita dedicata al disagio dei giovani nella scuola, sono un scoppio di colori, un arcobaleno sceso sulla carta, per cui il lilla, il glicine e il fucsia predominano sui verdi e sugli azzurri, mentre i gialli ed i rossi rimarcano l’intensità della storia.

Tanti i bambini accorsi alla serata, quasi come ad una festa e in questo sta l’eccezionalità di Gilda e dei suoi piccoli amici. Sara, Allegra, Alessandra, Francesca e altri hanno trovato la presentazione del libro divertente, malgrado la serietà della serata per cui, essi stessi, sono stati protagonisti, con spontanei interventi, abili disegni e irruzioni gioiose ed affettive verso l’eccezionale maestra che per loro resterà, per sempre Gilda.

Nadì è un bambino come tanti, con le sue paure e le sue passioni, che preferisce l’isolamento, la chiusura nel suo mondo-casa, tra computer e televisione, senza scuola, senza acqua per lavarsi, senza rumori assordanti esterni, senza maestre che dettano le regole dell’apprendimento e senza vincoli di ogni tipo. In una fiaba per bambini, gli elementi magici sono fondamentali per rendere il protagonista, Nadì, capace di affrontare le sue paure, superarle e cambiare la propria vita. Ed ecco le farfalle, questi piccoli animaletti variopinti che aiuteranno il piccolo della favola ad apprezzare il mondo che lo circonda. E così Farfalliel e Farfalleden, due farfalle sorelle, riusciranno a trasportare Nadì nel loro mondo, forse soltanto in sogno, al cui risveglio, però il bimbo da fifone diventa coraggioso.

Una storia delicata, leggera, come lo sono le farfalle disegnate coloratissime e che si trovano racchiuse nelle pagine del libro. Le farfalle sono state per Gilda le ispiratrici della favola, quando quest’estate le ha trovate in una casa, a loro dedicata e precisamente a Bordano, in provincia di Udine, sotto le maestose Alpi friulane. Non è un caso, allora, se i capelli di Gilda sono trattenuti da un cerchietto ornato da una visibile farfalla, essa stessa lo spiega ai presenti, per niente turbati dalla sua rivelazione, perché tutti ne sono convinti, e cioè che lei si sente anzi lo è una bambina.

All’informale incontro è stato presente il professore Gerardo Leo che da vent’anni a Siano è il patron dell’associazione culturale “Fantasilandia”, la quale trova nella metodologia e nella didattica di Gianni Rodari il filo conduttore per la creatività dell’infanzia.

Il ricavato del libro è tutto devoluto in beneficenza all’associazione “Mariarte”, che si occupa del disarmo dei bambini soldati. Il libro è dedicato ai nipotini dell’autrice che vivono stabilmente a Milano ma molto spesso vanno in Israele e Nadì, infatti, è l’anagramma di Israele che vuol dire “buona novella”.

Maria Serritiello
www.lapilli.eu

sabato 9 ottobre 2010


Da :www.lapilli.eu
di Maria Serritiello

Il “Ridotto” ha cambiato sede

La nuova stagione della comicità salernitana, 2010-2011, del teatro “Ridotto”, ha cambiato sede. Infatti da lunedì 27 settembre, data dell’inaugurazione, il noto piccolo tempio della risata si è trasferito, dagli storici locali di Via Manzo, alla Via Pio XI n° 45, presso il teatro- madre del”Delle Arti”. La nuova sala, una piccola bomboniera di cinquanta posti o poco più, ricavata da spazi inutilizzati del complesso di Pio XI, ha una propria autonomia, un proprio cartellone e la passata intestazione del “Ridotto”, per mantenere la tradizione, senza che il cambiamento del locale potesse, minimamente, interrompere la vecchia pagina della comicità salernitana.

La storia del “Ridotto” ha inizio nel 1979, quando un gruppo di amatori del teatro fonda la struttura per ospitare lavori di teatro di avanguardia, incontri di spettacolo e momenti di riflessioni culturali. Ma è nel 1989 che la struttura cambia gestione e viene rilevata da un’associazione culturale a cui fa capo a Claudio Tortora. Da quel momento in poi sul palcoscenico del piccolo teatro si alterneranno nomi che poi diventeranno famosi per tutta l’Italia: Francesco Paolantoni, Federico Bianco, Bellamio e Musico, Marco Carena, ad altri di artisti affermati come: Isabella Biagini, Vittorio Marsiglia, Fausto Cigliani. In quegli anni il gruppo artistico de “La Rotonda”, il più acclamato del cabaret campano, fa da padrone nella piccola struttura, presentando una produzione annuale, ogni volta nuova e riuscendo a mantenere sempre livelli di alta qualità professionale. Al “Ridotto” hanno compiuto i primi passi tanti attori comici, balzati in seguito ad una più vasta ribalta: Angelo Di Gennaro, Angelo Belgiovine, Guido Palliggiano, Alan De Luca, Michele Foresta, meglio conosciuto come mago “Forest”, per arrivare alle nuove leve: Alessandro Siani, Paolo Caiazza, il trio Ardone-Peluso- Massa, Marco Cristi, Salvatore Gisonna, Gigi e Ross, Gli Arteteca, Nello Iorio, Mario Zucca e tanti altri, che ogni anno si alternano sul palco del Ridotto, per divertire il pubblico, affezionato al genere.
Il nuovo “Ridotto”, inaugurato dal Sindaco Vincenzo De Luca e benedetto dal Vice Parroco, un giovanissimo sacerdote di colore, sarà gestito dall’associazione “Palco”, un gruppo di ragazzi che dovranno essere imprenditori e produttori dei loro spettacoli, senza sperare o essere assistiti da nessun contributo, così ha annunciato nel benvenuto agli ospiti, il Patron Claudio Tortora. Col trasferimento del piccolo teatro “Ridotto” nei nuovi locali di Via Pio XI, corredati anche di un utile parcheggio all’interno, il grande laboratorio del Teatro Delle Arti è al completo, infatti nella complessa struttura, il pubblico potrà giovarsi di teatro, cinema, danza ed ora anche di cabaret e musical. Il direttore artistico Gianluca Tortora, che da quest’anno dirige anche l’annuale “Premio Charlot”, ha già pronto il programma della stagione “che Comico” 2010 2011, che partirà il 23 e 24 ottobre, con due serate, il sabato con inizio alle ore 21 e la domenica alle 19,15. Nel primo spettacolo di cartellone sarà in scena: Marco Cristi, in “Cristi si è fermato ad Eboli e sta aspettando il carro attrezzi”.
Maria Serritiello

venerdì 8 ottobre 2010



"Far poesie è come far l'amore: non si saprà mai se la propria gioia è condivisa" (Cesare Pavese)

Ewa Lipska (Cracovia, 8 ottobre 1945) è una poetessa polacca.

Debutta come poetessa nel 1961, pubblicando sul quotidiano Gazeta Krakowska le poesie Krakowska noc, Smutek e Van Gogh. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Cracovia. Dal 1970 al 1980 lavora presso la prestigiosa casa editrice Wydawnictwo Literackie, negli anni ottanta collabora con la rivista letteraria Pismo. In questi anni viaggia, grazie a borse di studio ministeriali: tra il 1975 e il 1976 visita gli Stati Uniti, dove partecipa all’International Writing Program dell’università dell’Iowa; nel 1983 trascorre sei mesi a Berlino Ovest grazie ad un’altra borsa di studio del programma ministeriale DAAD (das Künstlerprogramm des Deutschen Akademischen Austauschdienstes ). Dal 1990 collabora con la redazione di Dekada Literacka. Dal 1991 al 1994 ricopre l’incarico di vicedirettore dell’Istituto polacco di Vienna e dal 1994 ne diventa la direttrice. Nel 1997 ritorna a Cracovia e attualmente si divide tra le due città

giovedì 7 ottobre 2010



'L'ho strangolata con una cordicella mentre era di spalle e ho abusato di lei dopo che era già mortà: è la rivelazione agghiacciante che ha fatto agli investigatori Michele Misseri, zio di Sara Scazzi e suo omicida. Sempre secondo le dichiarazioni dell'uomo, la ragazza sarebbe stata strangolata nel garage di casa Misseri. Prima di occultare il cadavere gettandolo in un pozzo, Misseri l'ha denudato e ha successivamente bruciato i vestiti.

CORPO TROVATO NUDO È nudo e in posizione fetale il corpo di Sara Scazzi nel pozzetto per il recupero di acqua piovana nel quale è stato gettato. Lo si è appreso da fonti investigative. Le operazioni di recupero del cadavere - a quanto si è saputo - si sono quasi concluse, mancherebbero ancora qualche decina di minuti.

DECINE DI PERSONE IN ATTESA Decine di persone, insieme a cronisti e cinefotoperatori, sono in attesa che il cadavere di Sara Scazzi venga trasferito dal campo dove è stato trovato, in un pozzo, a luogo dove sarà eseguita l'autopsia. Fra i presenti vi sono diversi ragazzi, amici e conoscenti di Sara, che allontanano i giornalisti se questi ultimi cercano di avvicinarli per parlare con loro. I Carabinieri continuano a tenere sbarrata la strada di accesso al podere di Michele Misseri, zio della ragazza e reo confesso dell'omicidio.

IL RECUPERO Il pozzo - a quanto si è saputo - non è profondo, ma presenta strettoie: inoltre il cadavere sarebbe coperto con pietre. Il pozzo dove si lavora è uno dei tantissimi delle campagne della zona, alcuni soltanto dei quali sono censiti, molti altri non lo sono e molti sono addirittura abusivi. A quanto si è saputo da fonti inquirenti, la cavità nella quale è stato gettato il corpo di Sara è un inghiottitoio che porta ad un pozzetto di raccolta di acqua piovana. L'apertura sul piano di calpestio era un buco di un diametro di poche decine di centimetri: per consentire dunque l'accesso per il recupero del cadavere è stato necessario lo sbancamento di terreno tutt'attorno, terreno in gran parte roccioso. Più facile era stato per lo zio introdurre invece il cadavere - se verrà confermata la ricostruzione fatta sinora - data l'esilità del corpo della piccola Sara.

«L'HO UCCISA IO» Ha detto agli inquirenti. "L'ho strangolata in una cantina, quindi ho bruciato i vestiti e gettato il cadavere in una buca". Così la triste vicenda di Sarah Scazzi giunge all'epilogo. I carabinieri hanno trovato il cadavere intorno all'1.30 di giovedì in una fossa profonda un'ottantina di centimetri nelle campagne tarantine. E' stato necessario anche l'intervento dei sub perché la buca era piena d'acqua. Il corpo saponificato di Sarah è emerso dopo pochi minuti di ricerche. «La notizia che non volevamo arrivasse, è arrivata», ha detto uno dei legali della famiglia Scazzi, Walter Biscotti. «Il ritrovamento del telefonino - aggiunge - ha dato velocità all'attività investigativa. È stato un chiaro tentativo confessorio da parte di Michele Misseri»

LA CONFESSIONE A guidarli la confessione fatta dallo zio Michele Misseri, nel corso di un interrogatorio- fiume durato tutta la giornata di mercoledì nel comando provinciale dei carabinieri di Taranto. L'uomo è in stato di fermo. La ragazzina di 15 anni sparì il 26 agosto scorso ed è stata uccisa il giorno stesso. Il corpo di Sara è stato trovato non lontano dalla contrada in cui l'uomo, lo scorso 29 settembre, ritrovò in circostanze ritenute poco credibili il cellulare della giovane. Fu quella la prima, vera traccia di lei dopo oltre un mese dalla scomparsa.

LO ZIO IN STATO DI FERMO PER OMICIDIO VOLONTARIO Lo zio di Sara Scazzi, Michele Misseri, è stato posto in stato di fermo con l'accusa di omicidio volontario della nipote.

MAMMA A CHI L'HA VISTO La mamma di Sara, Concetta Serrano, ha appreso delle ricerche del corpo della figlia mentre era in collegamento in diretta con il programma di Rai 3 'Chi l'ha visto?' al quale partecipava dall'abitazione di Michele Misseri. Quando le voci si sono fatte insistenti la conduttrice, Federica Sciarelli, ha chiesto alla donna se non preferisse allontanarsi dalla casa. Concetta ha risposto: "E' meglio", e accompagnata da uno dei suoi avvocati ha lasciato l'abitazione.

LA VICENDA DEL CELLULARE Misseri, con un compagno di lavoro, aveva ripulito un uliveto dalle foglie secche. L'indomani - dichiaro' agli investigatori - accortosi di aver lasciato sul campo un cacciavite, vi aveva fatto ritorno e tra la cenere aveva trovato il cellulare semibruciato di Sara privo della batteria e della carta sim. La versione suscito' sorpresa per la coincidenza che fosse stato proprio un parente stretto a ritrovare il telefonino. Oltre a zio Michele, i militari hanno ascoltato ieri per ore anche le dichiarazioni di sua moglie, Cosima Spagnolo, e della figlia maggiore Valentina, sorella di Sabrina, la cugina che la quindicenne di Avetrana doveva incontrare per andare al mare il 26 agosto scorso e nella casa della quale non e' mai arrivata. I tre componenti della famiglia Misseri erano stati convocati in caserma quali persone informate sui fatti. Ad ascoltare i loro racconti il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, e i pm titolari dell'inchiesta, il procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e il sostituto procuratore Mariano Buccoliero.
Il ritrovamento del cellulare di Sarah, a oltre un mese dalla scomparsa, fu ritenuto un vero e proprio depistaggio. Qualcuno sostenne che forse era intenzione di qualcuno mettere in difficolta' zio Michele perche' l'apparecchio, la sera prima, non era stato notato, e collocato in modo da non distruggerlo, vicino alle stoppie ma non all'interno.











mercoledì 6 ottobre 2010



6 ottobre 1889 nasce il: MOULIN ROUGE

Il Moulin Rouge, situato nel famoso quartiere a luci rosse di Pigalle, al XVIII arrondissement di Parigi, vicino a Montmartre è uno dei più famosi locali di Parigi, inaugurato il 6 ottobre 1889 da Charles Ziedler.

Il Moulin Rouge nacque sull'onda del successo del Moulin de la Galette, un ristorante danzante ricavato nel 1870 dentro un vecchio mulino a vento nella parte alta di Montmartre. Charles Ziedler e Joseph Oller, allora proprietari dell'Olympia pensarono di creare un cabaret sullo stesso stile del Moulin de la Galette a Pigalle, proprio ai piedi di Monmartre, e di costruirvi sopra un mulino ovviamente finto, vista la mancanza di vento in quella zona.

Il suo successo fu pressoché immediato, anche per il repertorio di danze e spettacoli, fra cui il celeberrimo can-can (nato dalla "quadriglia naturalistica"), assolutamente rivoluzionari per quei tempi, ma che furono ritenuti licenziosi dall'opinione pubblica e che ebbero, nel 1898, un ritrattista d'eccezione come Henry de Toulouse-Lautrec, assiduo frequentatore dei quartieri di Pigalle e Montmartre. Henry de Toulouse-Lautrec trovò nel locale molte fonti di ispirazione e ritrasse molti degli abituali frequentatori del locale, in particolare la ballerina Louise Weber soprannominata "La Goulue" (la golosa). Sembra che nel 1891 fosse proprio Toulouse-Lautrec a persuadere la ballerina ad abbandonare il Moulin de La Galette per il Moulin Rouge fondato due anni prima. Per l'occasione disegnò e fece stampare il famoso manifesto con la rappresentazione della "Goulue".

Durante il primo '900, il suo repertorio si trasformò parzialmente lasciando grande spazio all'operetta e aprendo la strada verso il successo a Mistinguett, oggi riconosciuta a giudizio unanime come la più famosa vedette del locale parigino. Con la diffusione del cinema, verso la fine degli anni Trenta, la fama del Moulin Rouge, sembrò offuscarsi, ma si trattò solo di un periodo transitorio. Già nel secondo dopoguerra, gli astri nascenti della canzone francese Edith Piaf e Yves Montand concorsero ad accrescere nuovamente la notorietà di questo luogo che è ormai entrato nella sfera del mito.

Ancora oggi il Moulin Rouge è rimasto un'attrazione per molti turisti grazie alla sempre ricca offerta di spettacoli di intrattenimento e danza.

Esimi artisti sono stati scritturati negli anni dal mulino rosso, tra cui La Goulue, Josephine Baker, Frank Sinatra, Yvette Guilbert, Jane Avril, Mistinguett, Le Pétomane ed Edith Piaf.

Il Moulin Rouge è stato anche soggetto di alcuni quadri post-impressionisti realizzati dal suddetto Toulouse-Lautrec.

le ballerine più famose:

Louise Weber dal 1889 al 1895.
Mistinguett
Joséphine Baker
Jane Avril
Yvette Guilbert
Le Pétomane