Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso.....

Pablo Neruda





martedì 5 ottobre 2010




Nell’ultimo viaggio

Il fango,
il mare
e l’ultimo abbaglio
di una tempesta improvvisa,
non necessaria,
non dovuta
alla stagione dell’allegria.
Bianco il paese
macchiato
ed invaso il mare
non più padrone
di una sepoltura accanto.
Nell’ultimo viaggio,
scivola la vita,
brutale il colpo di fango
e chiuso il tragitto,
si deposita la speranza.
5-10-2010 Per “Francesca”
Maria Serritiello

lunedì 4 ottobre 2010



La “ Medea” di Euripide rappresentata all’Area Archeologica Etrusco - sannitica di Fratte(Sa)

Scenario perfetto, l’Area Archeologica Etrusco - sannitica di Fratte (Sa), per la rappresentazione di Medea di Euripide a cura della compagnia del teatro del“Giullare”. L’idea, di portare un lavoro così impegnativo fuori dal teatro, è risultata vincente, infatti dinanzi ad un pubblico attento, numeroso e resistente, a più di un’ora di spettacolo all’in piedi, Medea, Giasone, i loro piccoli figli e la nutrice, hanno incantato tutti i presenti, con una interpretazione che si è avvantaggiata dello scenario naturale. Non hanno infastidito neanche gli inevitabili rumori dell’esterno, infatti, l’area Etrusco- sannitica è inglobata nel tessuto urbano di Fratte, per cui tutti i rumori prodotti, sono stati assorbiti egregiamente e sono diventati parte integrante dello spettacolo. Medea, nella scorsa stagione teatrale è stata il fiore all’occhiello della compagnia del Giullare, ma qui nella necropoli, ha fatto rivivere agl’incantati spettatori un’esperienza di grande intensità



La storia di Medea, tragedia cupa del mito antico, racconta del suo amore per Giasone. Ella per l’innamorato inganna il padre, uccide il fratello ed abbandona la patria. Quando Giasone, però, la tradisce e l’abbandona per sposare la figlia del re di Corinto, Creonte, Medea non desidera altro che vendicare l’amore tradito e riscattare il prestigio calpestato. L’opera ha molte sfaccettature ma è di sicuro la rappresentazione più carnale della dignità della donna, concetto non del tutto assimilato ai giorni nostri, figurarsi al tempo di Euripide! Medea è doppiamente vittima, oltre che per essere donna, anche perché straniera, diversa, dunque, un pericolo e lo sarà per davvero, quando la furia della vendetta la prenderà totalmente. Tutti gli attori hanno caratterizzato bene i personaggi del dramma:Cinzia Ugatti(nutrice), Matteo Amaturo(pedagogo), PaolaSenatore(la donna di Corinzio), Augusto Landi(Creonte e massaggero), Marco Olivieri(Egeo) e i piccoli Pasquale e Valerio Lorito (i figli di Medea). Di eccezionale bravura gli interpreti: Antonella Valitutti, (Medea) intensa, espressiva, capace di trasmettere l’insana ira di donna ferita al pubblico e Davide Curzio (Giasone) arrogante nella sua pretesa di maschio, ma accattivante per la voce perfetta, sì che ogni volta crea un piccolo capolavoro recitativo ed Andrea Carraro, la colonna portante del “Giullare” a cui è affidata la sapiente regia, e che come mentore ha introdotto ed ha spiegato al pubblico le scene successive della rappresentazione. Il veicolare dei mezzi intorno all’antica area etrusco –sannitica, l’abbaiare di cani, il vociare dall’esterno, nulla hanno tolto alla sacralità della rappresentazione e tutti, rimosso il palcoscenico, si sono sentiti parte integrante dello spettacolo.



Il sito:L’Area Archeologica Etrusco - sannitica di Fratte(Sa)



L'Area archeologica etrusco - sannitica di Fratte si trova alla periferia nord-orientale della città di Salerno lungo il fiume Irno, nell'odierno rione di Fratte. Attorno al VI secolo a.C. gruppi di Etruschi, probabilmente provenienti da Amina, attuale Pontecagnano Faiano, si trasferirono nella valle del fiume Irno, non molto lontano dalla sua foce. La città, identificata con la Marcina citata da Strambone o con Irna per alcune monete ritrovate con la legenda IRNTHI (di Irna), fu successivamente occupata dai Sanniti, che vi restarono fino al III secolo prima di Cristo. Forse i Romani distrussero il piccolo centro nel quadro delle operazioni militari successive alle guerre sannitiche. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce alcune tombe ed una cisterna nella zona dell’acropoli, oltre a numerose anfore con oggetti personali. L'antica cittadina etrusco - sannitica aveva tetti con decorazione architettonica policroma, un tempio con bassorilievi nella cosiddetta "acropoli etrusca" e costruzioni in tufo, che fanno dedurre che l'abitato di Fratte aveva una struttura di tipo urbano abbastanza sviluppato. I materiali archeologici rinvenuti negli scavi del sito sono esposti in un'apposita sezione nel Museo Archeologico Provinciale di Salerno.

Nell’ambito del progetto di recupero integrato e valorizzazione del Parco Archeologico di Fratte di Salerno, sono stati previsti, oltre alla rappresentazione del dramma di Euripide, anche, il 3 ottobre, un programma basato sulla musica: Istallazioni musicali e visite guidate per la conoscenza dell’area, organizzate dagli archeologi del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Salerno, dalle ore 9,00 alle 15,00.

Orari di apertura dell’area: Martedì/Sabato ore 8,30-15,30. Domenica su prenotazione. Lunedì chiuso.

Maria Serritiello
da www.lapilli.eu

venerdì 1 ottobre 2010



X edizione del Premio internazionale “Luigi Francavilla”

Martedì 28 settembre 2010, alle ore 21, nella sala panoramica dell’Hotel Polo Nautico di Salerno, si è tenuta la decima edizione del Premio Internazionale “Luigi Francavilla”. L’entrata è stata gratis, tuttavia le offerte spontanee dei partecipanti sono state devolute in beneficenza alla mensa della città “San Francesco”. Il Premio Internazionale “Luigi Francavilla”, quest’anno è stato assegnato al M° Vincenzo Mariozzi direttore artistico e direttore d’orchestra dei Solisti Aquilani, ma la serata è stata eccezionale anche per l’occasione unica di ascoltare in concerto tre musici virtuosi, ospiti del premio, come il M° Bruno Canino, il M° Felice Cusano e il premio Francavilla 2010, M° Vincenzo Mariozzi. Le musiche eseguite, vale la pena citarle: C. Frank-Sonata in La magg. per violino e pianoforte: al violino il M° Felice Cusano, al pianoforte il M° Bruno Canino. C.Debussy- Rapsodia per clarinetto e pianoforte: al clarinetto il M° Vincenzo Mariozzi, al pianoforte il M° Bruno Canino. Inoltre, durante la serata, che è stata presentata da una disinvolta Antonella Di Lorenzo, con la consulenza artistica del M° Luciano Giuliani e come referente alla “Operazione alla salute” dal Prof.re Giulio Tarro, è stata conferita la targa alla carriera al M° Francesco Catania e la targa “Verzari Giovani” al bravo trombettista, di appena undici anni, Matteo Gagliardi. Le scorse edizioni del Premio Internazionale “Luigi Francavilla”, erano state, per lo più, sostenute economicamente dalla Provincia, oltre che dal lavoro di offerti volontari, per la macchina organizzativa. Da quest’anno, invece, dall’ente provinciale non è stato versato nessun contributo a favore del premio, vuoi per i tagli indiscriminati e vuoi perché dall’attuale provincia il premio è del tutto trascurato, se non addirittura ignorato. E se la decima edizione ha visto la luce è stato solo grazie all’interessamento instancabile del Presidente del Premio “L. Francavilla”:M° Giovanni Paracuollo e agli sponsor trovati, in poco meno di quindici giorni, dall’agenzia di comunicazione “Baraonda” :
Centro CSC, Polo Nautico, Punto Snal, Socofasa, Spaccio Occhiali, All Dance, Lions Club- Principessa Sichelgaita Salerno, Albatek, Caseificio Mail, Italian Project, Carsten’s .

Luigi Francavilla nacque a Corbara (Sa) il 5 ottobre 1920. Iniziò lo studio della tromba all’orfanatrofio Umberto I e conseguì il diploma presso il conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Prima tromba per la Philarmonica di New York e fino al 1940 si esibì in 40 paesi di tutto il mondo .Nel ‘44 partì per la campagna di Russia. Si specializzò anche nel jazz, surclassando i più grandi trombettisti d’America. Insegnò nei conservatori di Cosenza, Avellino e Salerno. Morì ad Angri ( Sa) il 22 febbraio 1978.

M° Vincenzo Mariozzi. E’l’attuale direttore artistico Dei Solisti Aquilani. Nato a Roma ha studiato al conservatorio di Santa Cecilia. Dal 1969 è primo clarinetto nell’orchestra dell’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ha al suo attivo registrazioni per la Rai e incisioni discografiche per la Nuova Era. Fra le sue interpretazioni più note c’è il Concerto per clarinetto e orchestra K 622 di Mozart..

Il Premio Internazionale “Luigi Francavilla”, istituito in memoria del trombettista salernitano, nelle passate edizioni ha attribuito il merito alla carriera di artisti famosi come: Ennio Morricone (2001), Mariella Devia (2002), Salvatore Accardo (2003), Bruno Canino (2008), Felice Cusano(2009).

Maria Serritiello, www.lapilli.eu

giovedì 30 settembre 2010



Bernard Schwartz, in arte Tony Curtis (New York, 3 giugno 1925 – Las Vegas, 29 settembre 2010), è stato un attore statunitense

Nato nel Bronx in una modesta famiglia ebrea di origini ungheresi, debutta nel cinema nella parte di un fatuo ballerino in Doppio gioco di Robert Siodmak.

Negli anni cinquanta alterna ruoli leggeri, in cui mette a frutto il fisico prestante e la morbida bellezza virile, con ruoli in parti drammatiche, dimostrando notevole versatilità. Fanno parte del primo gruppo Il principe ladro di Rudolph Maté, Il figlio di Ali Babà di Kurt Neumann e Il mago Houdini di George Marshall; del secondo gruppo, Furia e passione di Joseph Pevney (in cui è un pugile sordomuto), Trapezio di Carol Reed, Piombo rovente di Alexander Mackendrick (in cui è Sidney Falco, un portaborse nel mondo corrotto del giornalismo americano) e La parete di fango (in cui è un carcerato fuggiasco incatenato a Sidney Poitier).

Dopo aver dato prova delle sue virtù di commediante in coppia con Cary Grant in Operazione sottoveste di Blake Edwards, ottiene la definitiva consacrazione nel triplo ruolo di suonatore di sassofono, di magnate del petrolio e di Josephine in A qualcuno piace caldo di Billy Wilder, accanto a Marilyn Monroe e Jack Lemmon.

In Spartacus di Stanley Kubrick è nuovamente accanto a Kirk Douglas, che già aveva affiancato ne I Vichinghi di Richard Fleischer. Negli anni sessanta, il suo ruolo più significativo è quello del serial killer schizofrenico ne Lo strangolatore di Boston, sempre di Fleischer.

Oltre a quella cinematografica, di un certo rilievo fu anche la sua attività televisiva, in particolare come coprotagonista nei primi anni settanta di una serie di telefilm di successo, Attenti a quei due, in cui impersona il ricco playboy americano Danny Wilde, contrapposto all'elegante e raffinato lord inglese Brett Sinclair (Roger Moore), entrambi impegnati a fronteggiare malviventi e belle donne in scanzonate avventure di intrighi e mistero.

Le sue ultime apparizioni di rilievo: Gli ultimi fuochi di Elia Kazan e La signora in bianco di Nicolas Roeg.

È morto nella sua casa di Las Vegas nella notte del 29 settembre 2010 a seguito di una lunga malattia polmonare

Vita privata


Sposato sei volte, dal suo primo matrimonio con l'attrice Janet Leigh sono nate Jamie Lee Curtis, a sua volta nota attrice, e Kelly Curtis.
Dalla seconda moglie, l'attrice austriaca Christine Kaufmann, ebbe due figlie, Alexandra (1964) e Allegra (1966).
Dal matrimonio con Leslie Allen nacquero Nicholas (1971 - morto nel 1994 per overdose di eroina) e Benjamin (1973)
Il suo ultimo matrimonio è stato con Jill Vandenbergh, di 42 anni più giovane.
Nell'agosto del 2009 Tony Curtis rivela, in uno dei suoi tanti libri di memorie, di aver avuto una relazione con l'attrice Marilyn Monroe. Queste le parole di Curtis: «Tutto era bello con lei sebbene non sapessi mai cosa pensasse la mia partner mentre eravamo a letto insieme. Scoprii solo in seguito che durante quel nostro rapporto segreto Marilyn era rimasta incinta e aveva perso il nostro bambino».

lunedì 27 settembre 2010





IERI SERA AL "TEATRO VERDI" DI SALERNO "CONCERTO BAROCCO" SU MUSICHE DI GEORG FRIEDRICH HANDEL, ANTONIO VIVALDI,JOHANN CHRISTIAN BACH,F.BERTONI/CHRISTOPH WILLIBALD GLUK

DIRETTORE: ARIEL ZUCKERMANN
CONTROTENORE MATTHIAS REXROTH
DIRETTORE ARTISTICO DEL TEATRO "GIUSEPPE VERDI "DI SALERNO: M°DANIEL OREN

BENEDETTO PAMPHILI - GEORG FRIEDRICH HÄNDEL
IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO



IL PEZZO DI HANDEL "LASCIA LA SPINA,COGLI LA ROSA" E' STATO CANTATO MAGISTRALMENTE DAL CONTROTENORE MATTHIAS REXROTH



IL CONTROTENORE
Contratenore, o controtenore è un termine che designerebbe il contralto adulto di sesso maschile

Nella prima polifonia medievale, il contratenor era una voce aggiunta al tenor, derivando il suo significato dal latino contra. Intorno alla metà del Quattrocento, con la diffusione della scrittura polifonica a quattro voci, la parte del contratenor si trovava più in alto (contratenor altus), o più in basso (contratenor bassus) rispetto al tenor, ma comunque più bassa rispetto al discantus. L'odierno contralto, così come il basso, derivano l'etimologia del termine da questa antica pratica. Il tenor non era assimilabile al tenore moderno, quanto piuttosto a una voce maschile che canti su un registro centrale, normale. L'altus (o contratenor altus) sfruttava le note acute della voce maschile molto più del tenor, ricorrendo al falsetto proporzionalmente all'altezza della parte.
Dalla polifonia rinascimentale alla monodia del periodo barocco, il contratenor modificò caratteristiche e repertorio.
Varie categorie di cantanti emersero nell'affollato panorama musicale italiano tra la fine del Cinquecento e il primo Seicento; i cantanti di sesso maschile - di gran lunga più numerosi delle colleghe di sesso femminile - comprendevano nelle loro fila anche i castrati. Ognuno di questi esecutori poteva usare sia il registro di petto che quello di falsetto; inoltre non era raro il caso in cui uno stesso cantante coprisse ruoli vocali molto differenti. Il nuovo repertorio 'barocco' sfruttava sempre più le tessiture acute, rendendo il ricorso al falsetto necessario e, nel caso dei sopranisti, quasi esclusivo.
La nomenclatura delle voci era fondata su criteri diversi da quelli odierni; non esisteva nemmeno uno studio della tecnica vocale affine alle regole della moderna impostazione lirica, che invece contraddistingue gli attuali cantanti di musica colta, tra cui i contraltisti e i sopranisti, oggi convogliati ambiguamente sotto la medesima categoria 'controtenore', sia che cantino nell'estensione del contralto, che in quella del soprano. Due esempi famosi del panorama contemporaneo sono il sopranista Radu Marian, che non è un soprano 'naturale' di sesso maschile, ma un uomo che canta in falsetto usando una vocalità tipicamente sopranile, chiara, e Philippe Jaroussky, falsettista che possiede una voce più corposa e utilizza una tecnica vocale con suoni più oscurati nelle tessiture medio-basse. Il falsetto è impiegato infatti da tutti i cantanti, sia uomini che donne, che abbiano necessità di cantare su tessiture acute

Una menzione a parte riguarda i cantori evirati pontifici. I castrati usavano il registro di petto e di falsetto, come si può ascoltare nelle incisioni storiche di Alessandro Moreschi, ultimo evirato della Cappella Sistina che registrò all'inizio del Novecento sui primi supporti fonografici. Questi cantori, a causa della mutilazione a cui erano sottoposti, conservavano l'estensione acuta della voce prepuberale, senza sviluppare le note profonde del maschio adulto; cantavano perciò il soprano o il contralto (ma i termini che definivano queste due categorie erano all'epoca diversi da quelli attuali) usando normalmente il falsetto per le note acute e la voce di petto per le note medie e basse.
I contralti della Cappella Sistina erano solitamente tenori acuti, e uomini integri; «questa tesi è supportata, tra l’altro, dalle dimissioni volontarie presentate dal contralto Lorenzo Sanci. Risulta infatti dal diario della Cappella «che [il 10 dicembre 1626] il Signore Iddio lo chiamava ad altro stato essendosi risoluto di pigliar moglie». Viceversa le fonti sono prodighe di notizie su eunuchi al servizio delle cappelle musicali o presso munifiche famiglie aristocratiche, che cantavano come soprani; infine poteva darsi il caso di un cantore evirato, ad esempio Giovanni Francesco Grossi, detto ‘Siface’, che ricopriva ruoli da contralto sulle scene, pur cantando come soprano nella Cappella Sistina. Anche da particolari come questo, si capisce quanto si dovrebbe interpretare con flessibilità il termine 'soprano' o 'contralto' per questi cantori del passato.

Carlo Broschi, detto Farinelli (Andria, 24 gennaio 1705 – Bologna, 16 settembre 1782), è considerato il più famoso cantante lirico castrato della storia

FARINELLI- FILM 1994- STEFANO DIONISI

domenica 26 settembre 2010


Compie dieci anni “Nuovi Orizzonti

di Maria Serritiello

Tre giorni di festa (10, 11 e 12 settembre), quasi una sagra, con tanto di primi piatti, panini ripieni e zeppole saporite e con stand espositivi di manufatti di pizzi merletti e di ceramica per festeggiare i dieci anni di attività dell’associazione: “Nuovi Orizzonti”, diretta da Giuseppe Giordano, a Cappelle di Salerno. L’ideatore ed il curatore di tale spazio, nella vita si occupa di tutt’altro, infatti è Sovraintendente Capo nel Corpo di Polizia di Stato ma a questa struttura dedica tutto il suo tempo libero, con amorevole cura, quasi fosse una creatura vivente. Ed è grazie a lui se la struttura, che in passato ha ospitato classi di scuola elementare ed anche una sezione di scuola materna, è diventata un centro polifunzionale ed un punto di aggregazione per tutta la zona di Cappelle. Qui è possibile frequentare varie attività, tra le quali danza, palestra, attività sportive, anche perché il complesso è dotato di capienti spazi, sia al chiuso che all’aperto, tutti tenuti con attenta cura e massima igiene. Durante l’estate, poi, nella struttura, si è anche tenuto un campo estivo per i bambini, i cui genitori erano impegnati nel lavoro, dando così una concreta risposta alle esigenze del sociale. La struttura è dotata di piscine, e di servizi per cui è stata in grado d’intrattenere in maniera completa i piccoli ospiti, che oltre al nuoto hanno partecipato a varie attività di svago e di creatività. Il complesso è andato in funzione dalla 7,30 alle 16,30, tutti i giorni dei mesi estivi, con inserite, finanche, la prima colazione, il pranzo e il riposo pomeridiano alla cifra modica di spesa, di trenta euro alla settimana. Alla festa dei tre giorni di “Nuovi Orizzonti” non sono mancati: Ermanno Guerra, Assessore alle Politiche Sociali e Francesco Picarone, Assessore alle Finanze del Comune di Salerno, i quali a turno hanno ribadito la validità del progetto, in una zona priva di ogni servizio, e assicurato l’impegno a che il complesso conservi la tenuta e l’uso attuale, sgombrando, così, il campo da notizie tendenziose circolate, circa lo smantellamento del centro. Le tre serate sono state presentate al pubblico con briosità e spigliatezza dalla presentatrice emergente Rosalia Paracuollo, mentre la musica è stata diffusa da G e D saund-duo vocalist.

Maria Serritiello:www.lapilli.eu


« Altissimu, onnipotente, bon Signore
tue so' le laudi, la gloria, l'honore et onne benedictione »
(Cantico delle Creature)

San Francesco d'Assisi, nato Francesco Giovanni di Pietro Bernardone (Assisi, 26 settembre 1182 – Assisi, 3 ottobre 1226).

E'XI stato un diacono ed un religioso italiano. Fondatore dell'ordine mendicante che da lui poi prese il nome, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Il 4 ottobre ne viene celebrata la memoria liturgica in tutta la Chiesa cattolica (festa in Italia; solennità per la Famiglia francescana). È stato proclamato, assieme a Santa Caterina da Siena, patrono principale d'Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII


Conosciuto anche come "il poverello d'Assisi", la sua tomba è meta di pellegrinaggio per decine di migliaia di devoti ogni anno. La città di Assisi, a motivo del suo illustre cittadino, è assurta a simbolo di pace, soprattutto dopo aver ospitato i due grandi incontri tra gli esponenti delle maggiori religioni del mondo, promossi da Giovanni Paolo II nel 1986 e nel 2002.

Oltre all'opera spirituale, Francesco, grazie al Cantico delle creature, è riconosciuto come l'iniziatore della tradizione letteraria italiana


Francesco nacque nel 1182 da Pietro Bernardone dei Moriconi e dalla nobile Pica Bourlemont, in una famiglia della borghesia emergente della città di Assisi, che, grazie all'attività di commercio in Provenza (Francia), aveva raggiunto ricchezza e benessere. Sua madre lo fece battezzare con il nome di Giovanni (dal nome dell'apostolo Giovanni) nella chiesa costruita in onore del patrono della città, il vescovo e martire Rufino, cattedrale dal 1036. Tuttavia il padre decise di cambiargli il nome in Francesco, insolito per quel tempo, in onore della Francia che aveva fatto la sua fortuna.

La sua casa, situata al centro della città, era provvista di un fondaco utilizzato come negozio e magazzino per lo stoccaggio e l'esposizione di quelle stoffe che il mercante si procurava con i suoi frequenti viaggi in Provenza. Pietro vendeva la sua pregiata merce in tutto il territorio del Ducato di Spoleto che comprendeva, all'epoca, anche la città di Assisi.

Le varie agiografie del santo[3] non parlano molto a proposito della sua infanzia e della sua giovinezza: è comunque ragionevole ritenere che egli fosse stato indirizzato dal padre a prendere il suo posto negli affari della famiglia.

Dopo la scuola presso i canonici della cattedrale, che si teneva nella chiesa di San Giorgio (dove, a partire dal 1257, venne costruita l'attuale basilica di Santa Chiara) a 14 anni Francesco si dedicò a pieno titolo all'attività del commercio. Egli trascorreva la sua giovinezza tra le liete brigate degli aristocratici assisani e la cura degli affari paterni

Si ha memoria di una guerra che nel 1154 contrappose Assisi a Perugia: tra le due città esisteva una rivalità irriducibile, che si protrasse per secoli. L'odio aumentò con il fatto che Perugia si schierò con i guelfi, mentre Assisi parteggiò per la fazione ghibellina. Non fu una scelta felice quella degli assisiati, in quanto nel 1202 subirono una cocente sconfitta a Collestrada vicino a Perugia. Anche Francesco, come gli altri giovani, partecipò al conflitto; venne catturato e rinchiuso in carcere. L'esperienza della guerra e della prigionia lo sconvolsero a tal punto da indurlo ad un totale ripensamento della sua vita: da lì iniziò un cammino di conversione, che col tempo lo portò «a vivere nella gioia di poter custodire Gesù Cristo nell'intimità del cuore»[4].

La guerra terminò nel 1203 e Francesco, gravemente malato, dopo un anno di prigionia ottenne la libertà dietro il pagamento di un riscatto, a cui provvide il padre. Tornato a casa, recuperò gradatamente la salute trascorrendo molte ore tra i possedimenti del padre. Secondo Tommaso da Celano furono questi luoghi appartati che contribuirono a risvegliare in lui un assoluto e totale amore per la natura, che vedeva come opera mirabile di Dio.


Da un punto di vista storico le circostanze della conversione di san Francesco non sono state chiarite e si hanno notizie solo attraverso le agiografie. Pare che abbia giocato un ruolo la sua volontà frustrata di farsi cavaliere e di partire per la crociata, ma soprattutto un crescente senso di compassione che gli ispiravano i deboli, i reietti, gli ammalati, gli emarginati: questa compassione si sarebbe trasformata poi in una vera e propria "febbre d'amore" verso il prossimo.

Nel 1203-1204 pensò di partecipare alla Crociata e quindi provò a raggiungere a Lecce la corte di Gualtieri III di Brienne, per poi muovere con gli altri cavalieri alla volta di Gerusalemme. Partecipare come cavaliere ad una crociata era a quel tempo considerato uno dei massimi onori per i cristiani d'Occidente. Tuttavia, giunto a Spoleto, si ammalò nuovamente ed ebbe un profondo ravvedimento. Avrebbe raccontato in seguito di essere stato persuaso da due rivelazioni notturne[6]: nella prima egli scorse un castello pieno d'armi ed udì una voce promettergli che tutto quello sarebbe stato suo. Nella seconda sentì nuovamente la stessa voce chiedergli se gli fosse stato «più utile seguire il servo o il padrone»: alla risposta: «Il padrone», la voce rispose:

« Allora perché hai abbandonato il padrone, per seguire il servo? »

Francesco rinunciò al proprio progetto e tornò ad Assisi. Da allora egli non fu più lo stesso uomo. Si ritirava molto spesso in luoghi solitari a pregare.

Un giorno a Roma, dove venne mandato dal padre a vendere una partita di merce, non solo distribuì il denaro ricavato ai poveri, ma scambiò le sue vesti con un mendicante e si mise a chiedere l'elemosina davanti alla porta di San Pietro.

Anche il suo atteggiamento nei confronti delle altre persone mutò radicalmente: un giorno incontrò un lebbroso e, oltre a dargli l'elemosina, lo abbracciò e lo baciò. Come racconterà lo stesso Francesco, prima di quel giorno non poteva sopportare nemmeno la vista di un lebbroso Ma è nel 1205 che avvenne l'episodio più importante della sua conversione: mentre pregava nella chiesa di San Damiano, raccontò di aver sentito parlare il Crocifisso, che per tre volte gli disse: «Francesco, va' e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina».

Dopo quell'episodio, le "stranezze" del giovane si fecero ancora più frequenti: Francesco fece incetta di stoffe nel negozio del padre e andò a Foligno a venderle, vendette anche il cavallo, tornò a casa a piedi e offrì il denaro ricavato al sacerdote di San Damiano perché riparasse quella chiesina. Pietro di Bernardone diventò furente; molti ad Assisi furono solidali con quel padre che vedeva tradite le proprie aspettative: Francesco nella sua eccessiva generosità poteva essere interpretato come uno che dava sintomi di squilibrio mentale e così sicuramente lo intese il padre.

Il padre cercò, all'inizio, di allontanare Francesco per nasconderlo alla gente. Poi, vista la sua incapacità di fronte all'irriducibile "testardaggine" del figlio, decise di denunciarlo ai consoli per vietarlo e privarlo, non tanto per il danno poco costoso subito, quanto piuttosto con la segreta speranza che, sotto la pressione della punizione della condanna dalla città, il ragazzo cambiasse atteggiamento.

Il giovane, però, si appellò ad un'altra autorità: fece ricorso al vescovo. Il processo si svolse così nel mese di gennaio (o febbraio) del 1206, nel palazzo del vescovo; «tutta Assisi»[7] fu presente al giudizio.

Francesco, non appena il padre finì di parlare,

« non sopportò indugi o esitazioni, non aspettò né fece parole; ma immediatamente, depose tutti i vestiti e li restituì al padre [...] e si denudò totalmente davanti a tutti dicendo al padre: "Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d'ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza". »


Francesco diede così inizio ad un nuovo percorso di vita. Il vescovo Guido lo coprì pudicamente agli sguardi della folla (pur non comprendendo a pieno quel gesto plateale). Con quest'atto di manifesta protezione si volle leggere l'accoglienza di Francesco nella Chiesa