Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso.....

Pablo Neruda





domenica 12 settembre 2010

E' il mio onomastico



TERSO E' IL MIO CIELO

TERSO E' IL MIO CIELO
CON LE TEMPESTE
SEMPRE IN AGGUATO,
CON LA MANO CHE MAI
SI PROTENDE
E CON IL FREDDO CHE AVVOLGERE VUOLE LE MEMBRA.
TERSO E' IL MIO CIELO,
CHE IL MONDO GUARDA
E COMPRENDE
E SENZA SCEGLIERE,
SCEGLIE.
QUEL CIELO,
IO,
OGNI MATTINA,PATINO
CON GESTI LENTI
E CURA DI SPEZIALE.
IO SOLA SO COME FARE,
IO SOLA SO COME IL CIELO LUSTRO
PRESERVARE...

MARIA SERRITIELLO
12 SETTEMBRE 2010

sabato 11 settembre 2010

Buon compleanno Kora





KORA E' NATA L'11-9-2004

AUGURIIIIIIIIIIIIIII



BLAAAAAAAAAA !!!!!KORA NON L'AVREBBE MAI MANGIATA

venerdì 10 settembre 2010




ATRANI:BORGO MARINARO DELLA COSTIERA AMALFITANA

Sono continuate tutta la notte le ricerche di Francesca Mansi, la barista di 25 anni, dispersa nella serata di ieri ad Atrani (Salerno), in seguito alla frana provocata dall'esondazione del fiume Dragone. La giovane donna residente nel vicino comune di Minori, al momento dell'invasione di acqua e detriti, era all'interno del locale che si affaccia sulla piazzetta del paese della Costiera amalfitana. Il titolare del bar 'La risacca' è riuscito a salvarsi, mentre della ragazza non si hanno notizie. In azione non solo le ruspe per portare via il fango, ma anche i cani della polizia e i sommozzatori dei vigili del fuoco. Una perlustrazione sia via mare che via terra effettuata anche dagli operatori della Protezione civile, dai carabinieri della Compagnia di Amalfi che dai militari della Guardia Costiera di Salerno. "Qui è il finimondo" ha detto il sindaco di Atrani, Nicola Carrano, ad Apcom. "La furia del torrente Dragone esondato ha portato con sè detriti, fango e auto in sosta". Le immagini diffuse da una agenzia napoletana sono impressionanti: un torrente di fango che si scarica in mare invadendo la spiaggia e le stradine del paese salernitano, trascinando le automobili come fossero macchinine giocattolo.




FINO AD IERI ATRANI ERA COSI'

giovedì 9 settembre 2010




La proposta: una colletta per aiutare Maradona col fisco.
Maradona ha guai col Fisco e la senatrice del Pdl Ombretta Colli scuote il popolo napoletano: "Per avere Diego a Napoli per il suo compleanno, non sareste disposti a un piccolo sacrificio?"


Rivedere Diego a Fuorigrotta varrebbe un piccolo sacrificio collettivo, insomma, in barba alla crisi imperante e al piccolo particolare che l’argentino ha guadagnato fior di milioni, nei suoi anni di militanza in azzurro. "Consiglio ai napoletani di organizzare una colletta per ripianare il debito, se lo fanno mi unirò anch'io insieme a loro – ha dichiarato la Colli, che ha intrapreso la carriera politica dopo un fortunato percorso artistico -. Forse - prosegue - così persino Maradona sarebbe invogliato ad assolvere i suoi compiti di onesto contribuente. Pur di rivedere la bella Napoli finalmente felice di riabbracciare il suo piccolo grande re sarei disposta ad un piccolo sacrificio".

CONFESSO PER L'UOMO MARADONA NON HO UNA GRANDE STIMA MA COME GIOCATORE E'STATO UNICO PERCIO' CONSIDERO LA PROPOSTA DI ombretta colli UNA PROVOCAZIONE IRRIGUARDOSA NEI RIGUARDI DEL POPOLO NAPOLETANO.
MARADONA PER NAPOLI E'STATO UN VALORE OLTRE IL GIOCO DEL PALLONE E CHI NON E' NAPOLETANO FAREBBE BENE A ZITTIRE O ALMENO A NON SUGGERIRE C.....

MARADONA E NAPOLI

E' praticamente impossibile spiegare a parole ciò che Diego ha significato e tuttora significa per Napoli: è stato il simbolo degli anni ottanta e se non avete visitato Napoli negli anni dal 1984 al 1991 non potete immaginare cosa Diego significasse per tutti i napoletani.
Già dal suo arrivo a Napoli tutti iniziarono ad amarlo come un proprio figlio, ma soprattutto come un eroe: quell'eroe che avrebbe potuto far conoscere Napoli e il Napoli in tutto il mondo, quell'eroe che avrebbe potuto stravolgere gli equilibri del calcio italiano portando al sud la capitale del calcio. La squadra, fondata nel 1926, non aveva mai vinto uno scudetto: 60 anni di attesa erano davvero troppi... Napoli aveva bisogno di qualcuno che potesse portare la squadra ai vertici del calcio italiano e mondiale. Quest'uomo era Diego Armando Maradona. La sua importanza sociale fu enorme: nessuna squadra del sud aveva mai vinto uno scudetto e il Napoli fu la prima squadra a battere le ricche società del nord come Juventus, Milan e Inter.
Gli anni dal 1984 al 1991 rappresentano un periodo irripetibile: Maradona era presente in ogni parte di Napoli. Quando arrivò da Barcellona nell'estate del 1984 tutta Napoli si riempì di striscioni, immagini di Maradona, e quanto altro si possa immaginare. A Napoli tutti festeggiarono l'arrivo di un uomo, quell'uomo in cui molti avevano riposto tutta la loro fiducia come se fosse un liberatore mandato dal cielo. Si potevano vedere persone vestite con la maglia numero 10 di Maradona, con bandiere del Napoli, con sciarpe e così via. Ovunque c'era una Diego-mania.

Diego aveva un'enorme importanza sociale: diventò l'idolo della gente, molte persone che vivevano in condizioni di povertà trovarono in lui un modo per non pensare sempre alla realtà. Probabilmente conoscete i napoletani: siamo famosi per la nostra spontaneità, per il nostro ottimismo. Potete quindi immaginare come la gente a Napoli impazzì per Diego. Se nel futuro un archeologo troverà degli oggetti "antichi" di Maradona, penserà probabilmente che era una specie di idolo, qualcosa per cui valesse la pena vivere e soffrire.
Maradona era presente quasi dappertutto a Napoli: da murales per le strade della città, ai fuochi d'artificio chiamati "Il pallone di Maradona", da ogni tipo di gadget e souvenir alla torta con Maradona, da poesie su di lui fino alle statue. Era ovunque: se vi era antipatico, avreste fatto meglio ad andare via da Napoli... Ma nessun napoletano poteva odiarlo: era un eroe per tutti, colui che ha dato la gioia del primo scudetto e che, come detto, avrebbe portato nel mondo il nome di Napoli.
Ci sono molte persone che, quando pensano a Napoli, subito pensano a Maradona: un amico mi ha raccontato che un uomo in Tanzania (!), appena sentì la parola Italia, disse "Cos' è l'Italia?", ma appena sentì "Io sono di Napoli", disse subito "Ah, Napoli: Diego Armando Maradona". Ancora oggi, a distanza di tanti anni, parlando di calcio con persone all'estero e dicendo "Sono tifoso del Napoli", la risposta immediata è "Napoli, Maradona". Probabilmente è stato il più grande calciatore di tutti i tempi, ma non si può dire con certezza che non nascerà più nessuno come lui. Quello che invece si può affermare senza dubbio è che non ci sarà mai più un calciatore in grado di dar vita a un vero fenomeno di costume, a trascinare le masse e a fare impazzire così tanto di gioia la gente in tutto il mondo.
Poter dire "Io l'ho visto giocare" o "Io c'ero" è un motivo di orgoglio per qualsiasi appassionato di calcio, tifoso del Napoli o anche soltanto amante del calcio. E aver partecipato alla gioia della città di Napoli è stata per tutti un'esperienza meravigliosa.
GRAZIE, DIEGO.

ECCO BASTAVA CHE LA SIGNORA DI MILANO SFOGLIASSE INTERNET COME HO FATTO IO PER TROVARE LA PAGINA PRECEDENTE E TENTARE DI CAPIRE CHI E' STATO MARADONA PER I NAPOLETANI

ALLORA, A LEI E A TUTTI COLORO CHE NON CAPIRANNO MAI IL SUD PERCHE' SPROVVISTI DI MEZZI INTELLETTIVI, DEDICO DI VERO CUORE, QUESTI VIDEO CHE VANNO A SEGUIRE.
DUE GRANDI MAESTRI TOTO' ED EDUARDO DANNO LEZIONI AD UNA QUALSIASI SIGNORA CHE RISPONDE AL NOME DI ombretta colli.



mercoledì 8 settembre 2010


BAMBINI GIOCANO

di Bertold Brecht

I bambini giocano alla guerra.
E' raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai "pum" e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E' la guerra.
C'è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi

LA GUERRA CHE VERRA'
di Bertolt Brecht

Non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell'ultima
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente ugualmente.


Eugen Berthold Friedrich Brecht detto Bertolt (Augusta, 10 febbraio 1898 – Berlino, 14 agosto 1956) è considerato il più influente drammaturgo, poeta e regista teatrale tedesco del XX secolo





Il proclama Badoglio dell'8 settembre 1943, che fece seguito a quello del generale Dwight D. Eisenhower delle 18.30,[1] trasmesso dai microfoni di radio Algeri, fu il discorso letto alle 19.42 dai microfoni dell'EIAR da parte del Capo del Governo, maresciallo d'Italia Pietro Badoglio con il quale si annunciava l'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile firmato con gli anglo-americani il giorno 3 dello stesso mese.

Il proclama letto alla radio

« Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.

Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.

Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza

L'abbandono della Capitale da parte dei vertici militari, del Capo del Governo Pietro Badoglio, del Re Vittorio Emanuele III, e di suo figlio Umberto dapprima verso Pescara, poi verso Brindisi, e la confusione, provocata soprattutto dall'utilizzo di una forma che non faceva comprendere il reale senso delle clausole armistiziali e che fu dai più invece erroneamente interpretata per la seconda volta come la fine della guerra, generarono ulteriore confusione presso tutte le forze armate italiane in tutti i vari fronti sui quali ancora combattevano, e che, lasciate senza precisi ordini, si sbandarono. [2][3] Oltre 600.000 soldati italiani vennero catturati dall'esercito germanico, e destinati a diversi Lager con la qualifica di I.M.I. (internati militari italiani) nelle settimane immediatamente successive. Più del 50% dei soldati abbandonarono le armi ed in abiti civili tornarono alle loro case. La ritorsione da parte degli ormai ex-alleati nazisti, i cui alti comandi, come quelli italiani[4] avevano appreso la notizia dalle intercettazioni del messaggio radio di Eisenhower, non si fece attendere tanto che fu immediatamente attuata "l'operazione Achse" (asse), ovvero l'occupazione militare di tutta la penisola italiana, il 9 settembre l'affondamento della Corazzata Roma alla quale nella notte precedente fu ordinato assieme a tutta la flotta della Regia Marina di far rotta verso Malta in ottemperanza alle clausole armistiziali anziché, come precedentemente stabilito, attaccare gli alleati impegnati nello sbarco di Salerno

Nelle stesse ore una parte delle forze armate decise di rimanere fedele al Re Vittorio Emanuele III, dando vita alla resistenza italiana di cui uno dei primi esempi terminò con l'annientamento dell'intera Divisione Acqui sull'isola di Cefalonia, in Grecia, una parte si diede alla macchia dando vita assieme a liberi individui, partiti e movimenti alle formazioni partigiane come la Brigata Maiella ed altre. Altre branche, soprattutto al nord, come la Xª Flottiglia MAS, decisero di rimanere fedeli al suo vecchio alleato e al fascismo, sino alla fine. Nonostante il proclama di Badoglio, gli alleati ostacolarono una massiccia e immediata scarcerazione dei POW italiani fedeli al Regno del Sud, questo per evitare un possibile ricongiungimento con le forze armate fasciste presenti nel nord Italia.









Gli scritti di Ilaria Giudice




Su "Lapilli" il periodico in web, curo la rubrica di poesie e racconti"Pendrive" Ilaria Giudice è la giovanissima scrittrice recensita oggi

Da www.lapilli.eu



Come ogni giorno mi ritrovo, trasportata dall’ abitudine, in quel vicolo, spettatore silenzioso di qualunque storia, di un bacio rubato alla fretta, di una litigata tra gente senza casa, spettatore di una lacrima scacciata dal naso o di qualsiasi altro gesto che ha voluto compiersi proprio tra quelle due mura di Roma molto vicine. Cammino a passo svelto, ma con la mente mi muovo come in sogno. Attaccato ad un muro, un uomo con una barba incolta che gli sfiora di tanto in tanto il petto sta cantando. Poso lo sguardo su quelle mani che si muovono, ballerine, sulle corde di quella chitarra. Le note sono quelle di una canzone che amo e la sua voce mi entra dentro dolcemente. Invidio quelle due mura, che sembrano sussurrarsi qualcosa tanto sono vicine, che possono godere di quella melodia tutto il giorno.

Mi allontano e sento le note di quella voce sfiorarmi la schiena, come una leggera folata di vento che provoca un brivido piacevole sulla pelle. Oggi però ho deciso che non voglio avere fretta, non voglio allontanarmi da quello splendido attimo che mi ha regalato quello sconosciuto. Decido di tornare indietro e ora le note mi sbattono sul petto. Entro in un piccolo bar, che si fa riconoscere solo dall’ insegna arrugginita sopra la porta. Una piccola sala arredata in legno al cui interno arrivano quelle note che sto amando. Due tavolini davanti al bancone, su ognuno un mazzolino di tulipani di plastica. Rimango immobile ad osservare quel piccolo angolo che sembra essere lì da molti anni, con quel suo profumo caratteristico, un misto tra cappuccino e ciambella alla crema. I miei pensieri vengono interrotti dal saluto del proprietario che sbuca da dietro il bancone. Sembra che sia nato per stare lì dentro, non riuscirei ad immaginarlo in nessun altro posto o situazione. È lì, ed è incredibile come si sposi perfettamente con quelle quattro mura che racchiudono la sua vita. Da sotto due grandi baffi esce una voce rauca e forte che mi domanda cosa voglia. Ordino un succo alla pesca e nel porgermi il bicchiere noto che dietro il grembiule si nasconde una grande pancia. Mi siedo su uno dei due tavolini e sorseggiando la mia bevanda osservo i gesti perfetti di quell’ uomo. Ci avrà passato la vita lì dentro, quanti visi avrà visto, quante voci avrà sentito, a quante persone avrà detto buongiorno o arrivederci. Cerco di immaginare gli anni che aveva trascorso dietro quel bancone a servire la gente mentre i suoi capelli imbiancavano, la sua pancia aumentava, mentre i suoi figli crescevano e sua moglie moriva. Nel servirmi il succo di frutta avevo notato che all’ anulare portava due fedi. Qualcosa mi riportò alla realtà e notai che quella bellissima voce aveva smesso di accarezzare il mio corpo. Il mio bicchiere era colorato di arancione fino a metà e mi accorsi che la fretta che avevo abbandonato oggi stava cominciando a ricomparire; ma l’ uomo che cantava stava entrando in quell’ angolo di vita trascinando con sé una strana aria che mi faceva girare la testa. La stessa voce che si era rivolta a me gli stava domandando : “Il solito?”. Era già stato lì, forse c’ era sempre stato ed era per questo che quel bar aveva quell’ aspetto così incredibilmente bello. Non lo stavo guardando , lo stavo fissando, ma non riuscivo a staccare gli occhi da quello sguardo profondo, da quei capelli perfetti anche se arruffati. E poi quelle mani grandi, scure; quel modo di appoggiarsi su una gamba mentre metteva la chitarra per terra. Dietro quella barba si nascondeva un ragazzo e non potevo fare a meno di ammirarlo. Non so quanto tempo sono rimasta lì, i suoi occhi però si sono appoggiati sui miei. È stato un attimo fugace che mi ha annebbiato la vista e ha accelerato il battito del mio cuore per qualche secondo. Mi rivolge un ultimo sguardo e poi esce portando con se la stessa aria che l’ aveva accompagnato all’ entrata. Lo seguo con lo sguardo finchè non scompare. Lascio delle monete vicino al bicchiere mezzo pieno e muta esco anch’ io. Non lo trovo più, cerco il suo profumo tra quelli dell’ altra gente. Forse quello spettatore silenzioso lo sa da quale parte si è diretto e probabilmente le sue mura se lo stanno sussurrando. Delusa mi incammino verso i vagoni della metro. Entro rimanendo schiacciata tra una coppia straniera che, senza accorgersi di me, cerca di capire quale sia la loro fermata passandosi una cartina stropicciata e troppo usata. Le porte si aprono e un fiume di gente sfocia veloce e prepotente fuori dal vagone. Mi siedo e chiudo gli occhi ripensando a quel vicolo che è stato fortunato spettatore dei miei pensieri. Prendo l’ i-pod e metto play sulla stessa canzone che quello sconosciuto stava cantando. Alzo la testa dallo schermo e sento uno sguardo invadermi con una dolce prepotenza. Mi giro: due grandi mani scure , una chitarra e quell’ abisso negli occhi.

È lui e mi sorride mentre scompare dietro le due porte che sbattono


E poi ti affacci alla finestra e osservi le nuvole che si muovono, lente, compatte, senza accelerare e ti chiedi se la loro acqua un giorno bagnerà anche te.
E ti succede di sentire il cuore che batte allo stesso ritmo di quando ritrovi la tua figura in uno sfondo bianco senza capire più dove sei, come quando ti senti inghiottito dalle pagine di un libro troppo bello.
Dove ti ha portato la mente, dove ti sta facendo viaggiare?
E cominci a fare la retromarcia dei pensieri ritornando a quello di partenza.
Poi ti ritrovi con le mani sul vetro appannato che disegni il contorno di quella casa in lontananza e cancelli lo schizzo venuto male alitando con il tuo respiro bollente.
E i profumi dell’infanzia,i rumori sordi dei ricordi,i colori caldi di parole tenere, ti arrivano fino a dentro lo stomaco, ti entrano nelle vene e cominciano a scorrere nel tuo sangue.
E riesci a notare la bellezza di alcuni particolari che ad occhi aperti non saresti in grado di cogliere.
Ti ritrovi a pensare al nulla, o al tutto, non lo sai.
Ed è incredibile come, tendendo all’ infinito, il nulla e il tutto siano la stessa cosa.

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.Note di Ilaria Giudice writer
SegnalaScrivi una notaCielo a primavera
.pubblicata da Ilaria Giudice writer il giorno domenica 2 maggio 2010 alle ore 14.31.
E vedo le nuvole in quel cielo macchiato primaverile danzare dolcemente accompagnate da un cavaliere che chiamiamo vento.
Il mio film lo vedo alzando lo sguardo verso l'alto e mi perdo in quel volteggiare soffice e leggero.
E intanto risate di bambini, miagolii di gatti randagi e un fruscio cadenzato di foglie d’ ulivo cantano le note per una sinfonia perfetta per quel ballo naturale.
Quell’ ammasso di densi vapori che si sono raccolti nell’ atmosfera ad un certo punto diventa parte di me e mi cattura affettuosamente, mi ipnotizza, mi culla, mi abbraccia per poi lasciare teneramente la presa.
In quell’ attimo di mia prigionia, però mi sono sentita meglio, mi sono fatta trasportare e ho ballato con loro una danza irrepetibile, inenarrabile, degna di essere vissuta.
Poi porgo lo sguardo verso una formica che cammina stentatamente sulla gamba facendomi il solletico, la saluto con lo sguardo;chissà se anche lei è riuscita a dare uno sguardo tra le mie ballerine preferite…
E ponendomi questa domanda sciocca, sconclusionata e anche un po’ buffa, accarezzata dalle dorate spighe di grano, chiudo gli occhi, gioco con i miei pensieri e mi regalo una risposta; e la risposta è che anche una semplice, insignificante formica può godere della meravigliosa magia che solo un cielo a primavera può concedere.

Ilaria Giudice