Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso.....

Pablo Neruda





martedì 19 gennaio 2010


www.Cartoline.it



..........IN QUEL TRISTE MESE DI OTTOBRE A CUI FAI CENNO,ERO PROSTRATA DALLA SOFFERENZA PER UN ALTRO UOMO.FRA TANTI,ANCHE PIU' ADATTI ,AVEVO SCELTO TE PER TROVARE LA FORZA DI DIMENTICARE DI TORNARE A RIDERE.TI PREGAVO DI ASCOLTARMI MENTRE PARLAVO DI LUI;LO RIMPIANGEVO DAVANTI AI TUOI OCCHI,QUASI ME LA PRENDEVO CON TE PERCHE' NON ERI LUI.IL TUO AMORE DISCRETO TENACE,DISINTERESSATO E FORSE PERSINO EROICO,FINI' PER VINCERE SULLA MIA OSSESSIONE.VISTO CHE TU MI AMAVI NON POTEVO PIU' DIRE STUPIDAMENTE CHE ERO SENZA SPERANZA.......
DA "LASCIAMI SOLA"
DI MARCELLE SAUVAGEOT

lunedì 18 gennaio 2010






E TORNATO LIBERO ALI AGCA, L'ATTENTATORE DI PAPA WOJTYLA.

Mehmet Ali Ağca (pronuncia IPA: mehmet ali aɣʤa; Yesiltepe, 9 gennaio 1958) è un terrorista turco, condannato per l'assassinio di Abdi Ipekci, un giornalista liberale, e per il tentato omicidio di papa Giovanni Paolo II.


Militante nell’organizzazione terroristica di estrema destra, denominata "Lupi grigi", il 1 febbraio 1979, Mehmet Ali Ağca uccide Abdi Ipekci, giornalista e direttore del quotidiano liberale Milliyet. Il 25 novembre 1979 riesce ad evadere dal carcere di massima sicurezza di Kartal Maltepe. Dopo l’evasione partono le sue prime minacce di attentato al Papa Giovanni Paolo II, probabilmente lo scopo è quello di eliminare i sospetti di un complotto nella successiva azione terroristica.

Il 13 maggio 1981, pochi minuti dopo l'ingresso di Wojtyla in Piazza San Pietro per l'udienza generale, Ağca gli spara due colpi di pistola. Cerca di raggiungere il colonnato per uscire dalla piazza, ma viene costretto a fermarsi per tenere a bada alcuni astanti. Si gira rapidamente per riprendere la corsa, ma nel movimento il braccio con cui tiene la pistola sbatte contro la schiena di un frate, e la pistola gli sfugge di mano. Riprende la corsa ma ormai è disarmato, e nel colonnato viene infine bloccato ed arrestato.

Il 22 luglio 1981, dopo tre giorni di processo per direttissima, i giudici della corte di Assise, condannano Mehmet Ali Ağca all’ergastolo. Ali Ağca rinuncia a presentare appello contro la sentenza di condanna che motivava la pena, esplicitando che l’attentato "non fu opera di un maniaco, ma venne preparato da un’organizzazione eversiva rimasta nell’ombra". La difesa sostenne, invece, che Ağca aveva agito da solo, in preda ad una schizofrenia paranoica, mossa dal desiderio di diventare un eroe del mondo musulmano. Il 12 marzo 1982 il Consiglio nazionale di sicurezza turco conferma la condanna a morte di Ağca per l’uccisione del giornalista. Una successiva amnistia commuta la pena in dieci anni di detenzione. Nel 1982 Ağca cambia versione ed inizia a parlare di una pista bulgara che collegherebbe l’attentato del Papa ai servizi segreti della Bulgaria. Viene anche individuato un presunto complice, Oral Celik, che sarebbe intervenuto in caso di fallimento di Ağca. La sentenza del 29 marzo 1986 non riesce però a dimostrare la tesi del complotto. Il 20 febbraio 1987 il Papa riceve la mamma ed il fratello di Ağca che gli chiedono di intercedere per la grazia. La buona condotta in carcere diminuirà ulteriormente la pena: il 25 maggio 1989 il Tribunale di sorveglianza di Ancona concede una riduzione di 720 giorni di reclusione; il 9 gennaio 1994 la riduzione è di altri 405 giorni; il 18 dicembre 1995 è di 180 giorni. Tali provvedimenti consentono di abbreviare il termine di 26 anni di reclusione, scontati i quali un ergastolano può chiedere la libertà condizionata


Ağca, nel settembre del 1996, presenta nuovamente la domanda di grazia o in subordine l’espiazione della pena in Turchia. Il 13 giugno 2000, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concede la grazia dopo che la Santa Sede si era dichiarata "non contraria" al provvedimento. In questo modo, il giorno successivo Ali Ağca viene estradato dall’Italia e giunge ad Istanbul. In Turchia, nel carcere di massima sicurezza di Kartal, Ali Ağca dovrà scontare 3.492 giorni, cioè i dieci anni per l'assassinio del giornalista Abdi Ipekci. Il 18 luglio 2001 un provvedimento del Tribunale costituzionale turco predispone un allargamento dei reati beneficiari di amnistia. L’avvocato di Ağca, Şevket Can Ozbay, ritiene che in base al provvedimento è possibile scontare completamente la pena dei dieci anni di detenzione per l’omicidio del giornalista. Se tale interpretazione risulterà valida ad Ali Ağca non restano che altri cinque anni di prigione, avendo già scontato due anni e due mesi.

Il 12 gennaio 2006 viene scarcerato dal carcere di Kartal a Istanbul e per un breve periodo se ne perdono le tracce poiché non si presenta in questura come avrebbe dovuto, asserendo in seguito di voler evitare la calca dei giornalisti. Dopo soli nove giorni di libertà la Corte suprema turca ordina che Ağca venga nuovamente imprigionato per un errato computo nella diminuzione della pena. L'ordinanza di carcerazione è eseguita il 20 gennaio 2006

Dopo 29 anni di carcere Ağca è stato scarcerato,oggi,18 gennaio 2010, dall'istituto di pena di Sincan, alla periferia di Ankara. All'atto della scarcerazione ha dichiarato di essere Gesù Cristo e ha preannunciato la fine del mondo











domenica 17 gennaio 2010





17 gennaio 1985 la British Telecom annuncia il ritiro delle cabine rosse del telefono britanniche

British Telecom ha pensato di dismettere completamente le proprie cabine pubbliche, simbolo di un Regno Unito vittoriano e di un'epoca ormai passata. Le tipiche cabine telefoniche inglesi, con il loro colore rosso accesso e le vetrate in stile vittoriano, hanno segnato la crescita e la caduta dell'Impero Britannico, simbolo stesso di quell'Inghilterra che un tempo dominava un enorme impero coloniale

Dove c'era una cabina telefonica rossa, voleva dire che era territorio inglese, che fosse l'Australia, l'India, il Sud Africa o i Caraibi. Adesso British Telecom, da cui dipende la divisione che si occupa delle cabine pubbliche, sta pensando di eliminare le ultime rimaste, ormai sottoutilizzate o del tutto inutilizzate. L'avvento dell'era della comunicazione mobile di massa ha fatto si che fosse più conveniente acquistare ed utilizzare un telefonino piuttosto che le cabine pubbliche. BT ha tentato di rinnovare l'utilizzo delle cabine dotandone un gran numero, ed altre sono destinate ad arrivare,di monitor e tastiere per collegarsi ad Internet, ma finora il loro uso è stato molto modesto.



Molte vecchie cabine,ormai,sono passate nelle mani di ricchi collezionisti di varie parti del mondo, soprattutto americani, con prezzi che variano da 3500 a 5000 Euro ognuna. Il destino delle Red Phonebox sembra ormai segnato nei salotti di qualche amante californiano o nelle hall degli Hotel di Las Vegas.




venerdì 15 gennaio 2010




VOGLIA DI POESIA

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti....
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini


M E M O R I E

Folate
soffiate sul cuore….
memorie.
Lampi accesi
e spenti repentini…
gli occhi.
L’abbraccio che
l’amplesso incomincia
profondo graffia
e sanguino stille
e muoio incapace.

31-10-2003 Maria Serritiello

giovedì 14 gennaio 2010





IL 13 GENNAIO 2010 UN DEVASTANTE TERREMOTO SPAZZA VIA HAITI, UN TERRITORIO POVERISSIMO DEI CARAIBI.SI STIMANO PIU' DI 500 MILA MORTI,TRA CUI ANCHE ITALIANI.UN'ECATOMBE,ALTRA ECATOMBE DI POVERI!!!.






Haiti è una nazione dell'America situata nel Mar dei Caraibi. Un tempo colonia francese, è stata - dopo gli Stati Uniti - una delle prime nazioni delle Americhe a dichiarare la propria indipendenza. Il territorio haitiano copre la parte occidentale dell'isola di Hispaniola e confina a est con la Repubblica Dominicana. Haiti è il paese più povero delle Americhe

L'indipendenza dalla Francia è stata dichiarata il 1º gennaio 1804. Venne riconosciuta nel 1825 dalla Francia e nel 1863 dagli Stati Uniti.

Dall'inizio del 2004 Haiti è al centro di una rivolta popolare che ha causato disordini e violenza ed ha portato il 29 febbraio alla partenza dall'isola del dimissionario presidente Jean-Bertrand Aristide. Il governo è stato retto ad interim dal presidente della Corte di cassazione, Boniface Alexandre, fino alle elezioni presidenziali tenutesi il 7 febbraio 2006 da cui, pur tra molte proteste ed accuse di broglio da parte dei suoi avversari, è uscito eletto Réné Préval.

L'isola è stata colpita nell'estate 2004 dall'uragano Jeanne.



mercoledì 13 gennaio 2010





QUANDO PARLO DI CULTURA NON LO FACCIO PER SNOBBISMO MA PERCHE' TUTTI ABBIAMO DIRITTO AD AVERE LA GIUSTA VISIONE DELLA REALTA'NELLA QUALE VIVIAMO E LA PROPRIA STORIA, PER POTER CERCARE, PRIMA E CREARE, POI UN FUTURO MIGLIORE E PIU' GIUSTO.

gelminiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii lo capirai mai tu e chi ti sta intorno???

CONTINUIAMO A VEDERE I FILMATI DI "PANE AMARE"












IN FB STAMATTINA HO RICEVUTO QUESTO MESSAGGIO CHE QUI POSTO PER INTERO PERCHE' POSSIAMO INSIEME RIFLETTERE E NON CERCARE I BUONI E I CATTIVI A TUTTI I COSTI MA SOLO "L'UOMO" DI QUALUNQUE COLORE ABBIA LA PELLE. FARE IN MODO CHE I DISAGIATI, I DISEREDATI,SENZA PATRIA E CODICE DELLA CONVIVENZA CIVILE ABBIANO LA NOSTRA MANO TESA. TUTTI NOI ABBIAMO BISOGNO DEGLI ALTRI,SE DIVENTIAMO TRISTI E SOLE MONADI NON CI SARà FUTURO PER I NOSTRI FIGLI.

GELMINIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII INVESTI NELLA SCUOLA PERCHE'E': PIU' SCUOLA PIU' CULTURA PIU', L'UMANITA' DIVENTA RICCA DI VALORI,QUELLI CHE ABBIAMO SMARRITO TUTTI!!!.
Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali". "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

Non ci andava meglio in Svizzera, negli anni ’70 con i leader che scrivevano: “Le mogli e i bambini degli immigrati? Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l’ex guitto italiano».

In quegli anni – ieri rispetto alla Storia - in Svizzera c’erano circa 30.000 bambini italiani clandestini, portati di nascosto dai genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle rigorose leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari, genitori terrorizzati dalle denunce dei vicini che raccomandavano perciò ai loro bambini: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere.

Prima degli anni ’50 gli italiani andavano a Bucarest per lavorare nelle fabbriche e nelle miniere e alla scadenza del permesso di soggiorno restavano in Romania, clandestini. Nel 1942 il Ministro dell’Interno fu costretto ad inviare a tutti i Questori una circolare con la quale li si invitava a non far espatriare gli italiani in Romania.

In India, nel 1893, il console italiano scriveva a Roma per dire che in quella città tutti quelli che sfruttavano la prostituzione venivano chiamati “italiani”.

Tra la prima e la seconda guerra mondiale molti italiani andavano in America con passaporti falsi o biglietti inviati da pseudo parenti italo americani. In realtà una volta sbarcati li attendevano turni di lavoro massacranti perché ripagassero, senza stipendio, il costo di quel viaggio della speranza.

Non sono aneddoti. E’ storia, tratta dalla Mostra “Tracce dell’emigrazione parmense e italiana fra il XVI e XX secolo” (Parma, 15 aprile 2009).

Gian Antonio Stella, nel suo bellissimo libro “Quando gli albanesi eravamo noi”, ci ricorda che “….Quando si parla d’immigrazione italiana si pensa solo agli ’zii d’America’, arricchiti e vincenti, ma nessuno vuole sapere che la percentuale di analfabeti tra gli italiani immigrati nel 1910 negli USA era del 71% o che gli italiani costituivano la maggioranza degli stranieri arrestati per omicidio” o ancora che il primo attentato nella storia con un’auto imbottita di esplosivo è stato fatto a New York, non da terroristi ma da criminali italiani contro una banda avversaria.

Forse ci ricordano che la nostra Terra gira, gira velocemente nello spazio e nel tempo creando nuovi ricchi ed ammassando nuovi poveri. I ruoli si invertono ma i clandestini restano anche se hanno un colore diverso. Fuggono da Paesi in cui l’unica prospettiva è morire per fame o morire per guerre volute da altri. Ed allora questa gente può solo correre, correre, correre impazzita verso il nord, verso il mediterraneo, verso quelli che credono essere orizzonti migliori.