Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso.....

Pablo Neruda





martedì 12 gennaio 2010





12 GENNAIO 1882 NASCE PINOCCHIO

PER IL "GIORNALE PER BAMBINI" DI FIRENZE,DIRETTO DA FERDINANDO MARTINI,COLLODI,IL CUI VERO NOME è CARLO LORENZINI,TERMINA DI SCRIVERE PINOCCHIO,IL CAPOLAVORO DELLA LETTERATURA INFANTILE FAMOSO IN TUTTO IL MONDO.

« C'era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No ragazzi, avete sbagliato: c'era una volta un pezzo di legno. »
(Carlo Collodi, incipit de "Le avventure di Pinocchio")

Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino è il titolo del romanzo scritto da Collodi e si tratta di un classico della letteratura per ragazzi.

Il romanzo ha come protagonista un notissimo personaggio di finzione, appunto Pinocchio, che l'autore chiama impropriamente burattino, pur essendo morfologicamente più simile a una marionetta (corpo di legno, presenza di articolazioni) al centro di celeberrime avventure.

Il personaggio di Pinocchio - burattino umanizzato nella tendenza a nascondersi dietro facili menzogne e a cui cresce il naso in rapporto ad ogni bugia che dice - è stato fatto proprio con il tempo anche dal mondo del cinema e da quello dei fumetti

Nelle intenzioni di Carlo Collodi pare non vi fosse quella di creare un racconto per l'infanzia: nella prima versione, infatti, il burattino moriva impiccato a causa dei suoi innumerevoli errori. Solo nelle versioni successive, pubblicate a puntate su un quotidiano (il Giornale per bambini),la storia venne prolungata anche dopo la sequenza dell'impiccagione, giungendo al classico finale che oggi si conosce, con il burattino che assume le fattezze di un ragazzo in carne ed ossa.

Benché sia stato scritto nel 1881, il romanzo è ambientato nel passato, presumibilmente all'epoca del Granducato di Toscana, come si può notare anche dai riferimenti ai quattrini, soldi e zecchini d'oro che vengono citati nella storia. Durante il periodo di Leopoldo II (1824-1859) gli zecchini d'oro corrispondevano a 80 crazie o a 400 quattrini, mentre un soldo era pari a 3 quattrini. Nel 1861 invece era stato formato il Regno d'Italia, Firenze non era più capitale e dal 24 agosto 1862 la Lira italiana aveva soppiantato tutte le altre monetazioni preunitarie.

Il paese di Geppetto e Mastro Ciliegia si locherebbe in un borgo a nord del capoluogo toscano ossia l'odierno quartiere Rifredi zona Via Reginaldo Giuliani, rione che conserva in parte un aspetto antico, (tra l'altro - sempre in accordo con esse - luogo natale della madre di Carlo Lorenzini) oppure il vicino comune di Sesto Fiorentino. Lo squinternato Paese degli Acchiappacitrulli irriderebbe alla città fiorentina, sede del potere e di una burocrazia iniqui, mentre l'ordinato Paese delle Api Industriose alluderebbe all'operosa ed industriale Prato.

Va detto che la letteratura per ragazzi dell'Ottocento cominciava a riservare un sensibile riguardo verso opere talvolta tristi e crudeli, come ad esempio quelle del Dickens, che scaraventavano sul giovane lettore le amare emozioni suscitate dalla vita di un bambino nella rivoluzione industriale, quasi che il supporto pedagogico della novellistica dovesse irrinunciabilmente muovere da un "fiat" di pronta disillusione. Tutto ciò senza contare poi un certa influenza per il tenebroso, se non addirittura l'orrido, ereditata dal romanzo gotico, che nell'ottocento si è frequentemente intrecciato con il recupero di racconti e favole della tradizione popolare, come avvenuto in Germania con i Fratelli Grimm.In ciò, che era ormai consuetudine, non è dunque strano incontrare crudeltà e cattiveria (poi alleviate nel succedersi delle versioni) anche nell'opera del Collodi che, a rileggerla scevri di addolcimenti della memoria infantile, potrebbe oggi non risembrarci tanto allegra. E del resto, su altri filoni letterari di primaria diffusione, erano i tempi in cui il verismo verghiano nervosamente andava a rimestare il peggio dell'esistenza popolana.

Di fatto, quasi nessuno scrittore componeva davvero (sentitamente) per il pubblico infantile, ma piuttosto scriveva quanto l'idealità pedagogica abbracciata gli suggeriva. Comunque, va ribadito che l'iniziale creazione collodiana era attendibilmente rivolta ad un pubblico adulto, come del resto la storia personale dell'autore aiuta ad ipotizzare.

Molti commentatori effettivamente convengono che Pinocchio, piuttosto che una favola per ragazzi, sia in effetti un'allegoria della società moderna, uno sguardo impietoso sui contrasti tra rispettabilità e libero istinto, in un periodo (fine Ottocento) di grande severità nell'attenzione al formale
Al di là dell'apparente ottimismo pedagogico, il romanzo è in realtà tristemente ironico, a volte addirittura satirico, proprio con riferimento a quella pedagogia formale e, più in generale, contro alcune contraddizioni ed inadeguatezze dell'educazione, delle maniere e dell'istruzione Ottocentesche

Pinocchio viene definito da Collodi come "burattino"; in realtà, è una marionetta (è ipoteticamente mosso da fili). Viene chiamato burattino da Collodi non per ignoranza del fatto che sia una marionetta, bensì perché egli si rifà a Burattino, una delle identità che lo Zanni della Commedia dell'Arte assunse attorno al XVII secolo. Burattino era colui che abburattava (setacciava) la farina e, per eseguire il suo lavoro, si muoveva con gesti scomposti e spezzati. Allo stesso modo si muoveva un burattino (lo Zanni). È proprio a questa figura che Collodi si rifà nel chiamare la sua marionetta burattino.

Il nome "Pinocchio" non è una pura invenzione dello scrittore toscano. Egli infatti s'ispirò alla "Fonte di Pinocchio" situata a Colle di Val d'Elsa, dove il Lorenzini aveva studiato

Anche da un punto di vista stilistico, il racconto si presenta in una forma innovativa, moderna e fresca, spianando la strada a molti altri autori e scrittori del secolo successivo. Ad esempio, l'italiano utilizzato nel testo è popolarizzato, con frequente ricorso ai fiorentinismi, quali: "non ne ho punto voglia", "grullerello", "costì", "gli è", "il mi' caro", "il tu' babbo", "colla" (con la), ed ai motti proverbiali.

Molti concetti e situazioni espressi nel libro, di ritorno, sono divenuti proverbiali, o comunque luoghi comuni frequentemente usati non solo in Italia. Ad esempio:

il naso lungo, comunemente attribuito a quanti dicono le bugie. Come dice la fata, "Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l'appunto è di quelle che hanno il naso lungo".
Il Paese dei Balocchi, per indicare un paese di Cuccagna che in realtà nasconde ben altro.
Il detto "Ridere a crepa pelle" anche esso nato dopo l'uscita delle Avventure di Pinocchio, in riferimento all'episodio dalla morte del serpente gigante a cui esce il fumo dalla coda, scoppiato dal ridere nel vedere Pinocchio sporco di fango dalla testa ai piedi dopo una caduta in una pozzanghera.
Allo stesso modo, molti dei personaggi sono divenuti per antonomasia modelli umani tipici, ancora oggi citati frequentemente nel linguaggio comune, come ad esempio:

"un mangiafuoco" per indicare un tipo burbero e irascibile,
"il gatto e la volpe" per indicare una coppia di amici poco affidabili,
"lucignolo" il modello di ragazzo ribelle e scapestrato,
"grillo parlante" per indicare chi si prodiga a dare consigli rimanendo inascoltato o, peggio, considerato un seccatore,
per non parlare poi dello stesso Pinocchio, divenuto ormai sinonimo di "bugiardo".

L'accoglienza riservata all'opera non fu immediatamente cordiale: l'allora imperante perbenismo, rappresentato dalla moderata critica letteraria allora avvezza a testi più borghesi, ne sconsigliò, addirittura, la lettura ai ragazzi "di buona famiglia" (per i quali, taluno soggiunse, poteva trattarsi di una perniciosa potenziale fonte d'ispirazione).

Nel 1936 Aleksej Nikolaevič Tolstoj scrisse una versione alternativa della storia in russo, intitolata La piccola chiave d'oro o Le avventure di Burattino. La storia parte in modo molto simile a quella di Pinocchio ma dopo l'incontro con i burattini di Barabas (Mangiafuoco) la trama diverge completamente. Questo libro è stato tradotto in italiano con il titolo Il compagno Pinocchio (pubblicato nel 1984 da Stampa Alternativa)




lunedì 11 gennaio 2010





11 GENNAIO 1922 L'INSULINA VIENE PER LA PRIMA VOLTA USATA NELLA CURA DEL DIABETE

Frederick Grant Banting (Allistong, 14 novembre 1891 – 21 febbraio 1941) è stato un fisiologo ed endocrinologo canadese, scopritore dell insulina insieme a J.R. MacLeod, Charles Herbert Best e J.B. Collip.

L'insulina è l'ormone prodotto dalle Isole di Langerhans del pancreas, che ha il compito di regolare il metabolismo degli zuccheri e che viene usato per la cura del diabete mellito.

Nel 1921, all'Università di Toronto, Banting organizzò un laboratorio per le ricerche sulle secrezioni del pancreas.

Nel febbraio 1922, otto mesi dopo l'inizio degli esperimenti, Banting riusciva ad isolare l'insulina. Aveva 31 anni, e per questa scoperta ricevette, con MacLeod, il premio Nobel per la medicina 1923 che divise con Best e Collip. Riconoscimento contestato dal ricercatore rumeno Nicolae Constantin Paulescu, il quale sostenne la pubblicazione precedente dei suoi studi sull´insulina


Figlio di un agricoltore, Banting si laureò in medicina nel 1916 all'Università di Toronto. Dopo la sua scoperta dell'insulina, nel 1923 il Parlamento canadese organizzò la Banting Research Foundation per consentirgli di continuare le ricerche.

Nel 1930 venne innaugurato a Toronto l'Istituto Banting.

Morì in un incidente aereo, mentre stava conducendo delle ricerche sulla fisiologia dell'uomo in volo.


domenica 10 gennaio 2010





Alessandro Baricco (Torino, 25 gennaio 1958) è uno scrittore, critico musicale e regista italiano, fra i più noti esponenti della narrativa italiana contemporanea

Dopo la laurea in filosofia con Gianni Vattimo, pubblica alcuni saggi di critica musicale (la passione per la musica classica gli è stata trasmessa dai genitori, e la sua cultura in questo campo è frutto del suo studio personale): Il genio in fuga (1988), su Rossini, e L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin (1992), sul rapporto tra musica e modernità.
Collabora come critico musicale per Repubblica e sulla pagina culturale per La Stampa.
Baricco lavora anche in televisione, nel 1993 come conduttore di L'amore è un dardo, trasmissione di Raitre dedicata alla lirica e nel 1994 come ideatore e conduttore di un programma dedicato alla letteratura dal titolo Pickwick, del leggere e dello scrivere, affiancato dalla giornalista Giovanna Zucconi. Nel 1998 con il regista teatrale Gabriele Vacis cura il programma Totem, delle lezioni sull'amore per la lettura a cui seguirà una tournée nelle piazze italiane (dello spettacolo, trasmesso anche su Raidue, sarà pubblicato un libro della Fandango Distribuzione e due videocassette della Rizzoli).
Durante gli anni novanta Baricco si afferma pubblicando i romanzi: Castelli di rabbia (1991), Oceano mare (1993), Seta (1996) che non ha raggiunto il pieno consenso della critica, City (1999), Senza sangue (2002). Nel 1994 esce Novecento. Un monologo, da cui è stato tratto un lavoro teatrale (con Eugenio Allegri e la regia di Gabriele Vacis a partire dal 1994, e con Arnoldo Foà in un nuovo allestimento nel 2003) e un film, La leggenda del pianista sull'oceano di Giuseppe Tornatore. Per Feltrinelli pubblica due raccolte degli articoli scritti per la Stampa e Repubblica (Barnum, del 1995, e Barnum 2, del 1998). Scrive anche, nel 1996, un testo teatrale per la regia di Luca Ronconi: Davila Roa, andato in scena al Teatro Argentina di Roma e mai pubblicato. Nel 2002 pubblica Next (Feltrinelli), breve saggio sulla globalizzazione . A febbraio 2003 esce Partita spagnola per Dino Audino Editore, una sceneggiatura scritta da Baricco nel 1987 a quattro mani con Lucia Moisio, sulla storia di Farinelli, la voce bianca del '700, poco aderente ai dati storici del personaggio, in realtà.

Nel 2004 pubblica Omero, Iliade (Feltrinelli) un lavoro sulla traduzione di Maria Grazia Ciani dell'Iliade da cui Baricco trae un reading teatrale.
Nel 2005 passa dalla Rizzoli alla casa editrice Fandango di Domenico Procacci, con cui pubblica il romanzo Questa storia.

Dopo l'esperienza televisiva ha fondato, insieme ad altri soci, la Scuola Holden a Torino, dove si studiano tecniche della narrazione con uno sguardo multidisciplinare.

Nel periodo tra maggio e ottobre del 2006 ha scritto su La Repubblica un "romanzo - saggio a puntate ", I barbari, su quella che lui definisce la 'mutazione' in atto nella civiltà postmoderna . I lettori possono esprimere un commento sul sito internet del giornale. Il saggio è pubblicato con qualche aggiunta nel 2006.

Nel 2007 esce la trasposizione del romanzo Seta. Il film è prodotto da Domenico Procacci della Fandango e il regista è il canadese François Girard. Nel cast Michael Pitt e Keira Knightley. Baricco, al contrario del film di Tornatore, questa volta ha curato personalmente la sceneggiatura.

Nell'autunno dello stesso anno, presso l'Auditorium Parco della Musica, va in scena con un nuovo spettacolo, tratto da Moby Dick di Hermann Melville, accompagnato da musiche originali di Nicola Tescari eseguite dalla Roma Tre Orchestra.

La critica accademica è stata spesso severa sulla produzione letteraria di Baricco: Giulio Ferroni lo ha duramente stroncato in un pamphlet collettivo dal titolo: Sul banco dei cattivi. A proposito di Baricco e di altri scrittori alla moda (Donzelli, 2006). Entusiastico invece il parere espresso da Fernanda Pivano nella sua prefazione a Castelli di rabbia.

Un'altra critica, molto personale, è venuta da Daniele Luttazzi, che intervistato nel 2004 sulla rivista letteraria Orizzonti da Gianluca Mercadante, ha dichiarato: «Gli autori italiani che preferisco oltre a Gadda sono Manganelli, Aldo Busi, Arbasino e Flaiano. Non sopporto invece quelli che usano la pagina per mettere il proprio IO in mostra. Un IO in posa.» Scommetto che leggi tutti i romanzi di Baricco, allora! (gli chiede Mercadante). «Ecco bravo, Baricco non lo sopporto proprio! "Castelli di rabbia"! Già solo il titolo mi faceva accapponare la pelle. Apro il libro, leggo la prima frase e mi sono trattenuto dal lanciarlo solo perché ero in una libreria! Troppo lezioso. Troppo. Non a caso, la sua vera attività è fare corsi di scrittura creativa».






APPENA IERI ,PRIMA DI QUESTA ORRIBILE MUTAZIONE GENETICA IN PROGRESSIONE, PER L’ITALIA E GLI ITALIANI TUTTI, ALLA MORTE DI UN ATTORE FAMOSO,LA TELEVISIONE MUTAVA LA SCALETTA IN PROGRAMMA E MANDAVA IN ONDA IL DOVUTO“TRIBUTO”DEL PERSONAGGIO. COSI’ NON E’PIU’, PERCUI, ALLA VIGILIA DI NATALE ,SE N’E’ ANDATO GIULIO BOSETTI NELL’INDIFFEREN GENERALE DI TUTTI I MASS-MEDIA,EPPURE ERA UN RANDE DEL TEATRO ITALIANO!! CHE VERGOGNA,LA MIA PERSONALE INDIGNAZIONE.(Maria Serritiello)

Giulio Maria Gastone Stefano Bosetti (Bergamo, 26 dicembre 1930 – Milano, 24 dicembre 2009) è stato un attore teatrale, regista teatrale e attore cinematografico italiano.

Dal 1950 ha lavorato in varie formazioni, affiancando oltre alle interpretazioni di classici come Ionesco, Dostoevskij e Diego Fabbri, anche un'intensa attività televisiva e cinematografica.

Negli anni Settanta ha fondato la cooperativa Teatro Mobile, che ha diretto fino alla morte, e con la quale ha messo in scena, fra l'altro, quasi tutto il repertorio pirandelliano.

Tra i film più celebri ricordiamo: Nag la bombe (1999), produzione francese per la regia di Jean-Louis Milesi; Il Divo (2008), diretto da Paolo Sorrentino, centrato sulla figura di Giulio Andreotti.

Nel 2003 ha recitato in La scuola delle mogli, commedia scritta dal commediografo francese Molière.

AVEVA RICOPERTO IL RUOLO PRINCIPALE DI "CARLINO " NELLO SCENEGGIATO TELEVISIVO "LA PISANA" DI IPPOLITO NIEVO.

La Pisana è il titolo di uno sceneggiato televisivo tratto dal romanzo Le confessioni di un italiano (1867) di Ippolito Nievo. Fu prodotto dalla RAI nel 1960 e rivelò al grande pubblico l'attrice Lydia Alfonsi e Giulio Bosetti.

SCHEDA
LA PISANA
Paese: Italia
Anno: 1960
Formato: miniserie tv
Genere: sceneggiato televisivo
Puntate/episodi: 6
Durata: 400 min (totale)
Lingua originale:
Colore: bianco/nero
Audio: mono
Regia: Giacomo Vaccari
Soggetto: Ippolito Nievo
Sceneggiatura: Aldo Nicolaj, Marcello Saltarelli
Interpreti e personaggi
Lydia Alfonsi: La Pisana
Giulio Bosetti: Carlino
Franco Graziosi
Franca Bettoia
Gian Maria Volonté
Prima TV Italia
Dal: 23 ottobre 1960
Al: 27 novembre 1960
Rete televisiva: Programma Nazionale


Lo sceneggiato, voluto dal direttore dei programmi televisivi Rai Sergio Pugliese, fu realizzato con grande dispendio di mezzi e risorse per celebrare il centenario dell'Unità d'Italia e quello della morte di Ippolito Nievo. La prima puntata dello sceneggiato fu preceduta da un documentario di Nelo Risi dal titolo Vita breve ed eroica di Ippolito Nievo.

Fece scalpore, all'epoca della registrazione dello sceneggiato, una scena audace in cui la Pisana (Lydia Alfonsi), in camicia da notte, invitava Carlino (Giulio Bosetti) nella sua camera da letto.


Così Ippolito Nievo introduce la Pisana nel suo libro Le confessioni di un italiano[1]:

« La Pisana era una bimba vispa, irrequieta, permalosetta, dai begli occhioni castani e dai lunghissimi capelli, che a tre anni conosceva già certe sue arti da donnetta per invaghire di sé, e avrebbe dato ragione a color che sostengono le donne non esser mai bambine, ma nascer donne belle e fatte, col germe in corpo di tutti i vezzi e di tutte le malizie possibili. »


NEL FILM IL "DIVO " DI PAOLO SORRENTINO AVEVA IMPERSONATO EUGENIO SCALFARI IL FONDATORE DEL GIORNALE "LA REPUBBLICA"










CHE SI ABBIA PIU' MEMORIA PER QUELLI CHE FANNO CULTURA IN ITALIA !

sabato 9 gennaio 2010




« In una stazione radio del Michigan o dell'Indiana, chi si ricorda, arrivò un signore con il disco mio e lo mandò in onda: il giorno dopo si ebbero duemila telefonate di gente che voleva risentirlo. Lo rimandò in onda: il giorno appresso altre duemila telefonate. L'exploit di Volare nacque così. »
(Domenico Modugno intervistato da Vincenzo Mollica, dal libro Domenico Modugno, 1981)

Domenico Modugno (Polignano a Mare, 9 gennaio 1928 – Lampedusa, 6 agosto 1994)

E' stato un cantautore, compositore, chitarrista, attore e regista italiano. Fu anche deputato e dirigente del Partito Radicale.

È considerato il padre dei cantautori italiani e uno dei più prolifici artisti in generale, avendo scritto e inciso circa 230 canzoni, interpretato 38 film per il cinema e 7 per la televisione, recitato in 13 spettacoli teatrali, condotto alcuni programmi televisivi, ed essendo apparso numerose volte, sia in televisione che dal vivo, davanti alle platee. È molto noto al grande pubblico per le sue quattro vittorie al Festival di Sanremo, in particolar modo per quella del 1958 con la canzone Nel blu dipinto di blu, scritta con Franco Migliacci e universalmente nota come Volare, destinata a diventare una delle più conosciute canzoni italiane nel mondo.

E così un trentenne pugliese, che fino ad allora aveva avuto un modesto successo in Italia come cantante ed attore, diventa, con la vittoria al Festival di Sanremo, il più noto cantante italiano nel mondo, e la sua Nel blu dipinto di blu diventa la canzone italiana più conosciuta dopo 'O sole mio, unico disco nella storia della musica italiana ad arrivare al primo posto (ed a restarci per ben tredici settimane) nell'hit parade americana, record tuttora ineguagliato per una canzone italiana, tanto che L'espresso nell'agosto del 1958 può così scrivere nei titoli in copertina: Modugno ha conquistato l'America, ed a fine anno i dati di vendita sono esaltanti, battendo ogni record per un disco italiano fino a quel momento: ben 800.000 copie in Italia e oltre 22 milioni nel mondo. Secondo i dati riportati dalla Siae Nel blu dipinto di blu è stata la canzone italiana più eseguita al mondo dal 1958 ad oggi, ed ha avuto innumerevoli versioni in moltissime lingue

Oggi come allora è considerato uno dei padri dei cantautori italiani (è stato il primo che si è affermato nel dopoguerra, essendo Odoardo Spadaro e Armando Gill di epoca precedente), e come autore e interprete è tra i più grandi d'Europa, uno dei pochi europei a vincere nello stesso anno (il 1958) tre Premi Grammy (fu inoltre per molti anni l'unico italiano ad aver vinto): uno come disco dell'anno, uno come canzone dell'anno ed uno come miglior interprete del 1958.






PER TUTTI QUELLI CHE CERDONO CHE "MERAVIGLIOSO " SIA UN PEZZO CANTATO DI FRESCO DAI NEGRAMARO!!!! MA ANDIAMO GUARDATE AL DI LA' DEL VOSTRO NASO!!!!!!

GRAZIE MIMMO
"TU SI NA COSA GRANDE"



E PERCHE' NO DOPO I NEGRAMARO MA DOPO......

venerdì 8 gennaio 2010





« … Tutto il calcio minuto per minuto, la più meritoria di tutte le trasmissioni, che Dio ce la conservi »
(Indro Montanelli su “La Voce”, 20 novembre 1994)


« … La trasmissione radiofonica che nel mare procelloso dei diritti ha saputo tenere alta e tesa la bandiera dei doveri. »
(Alfredo Provenzali, 31 agosto 2008

Tutto il calcio minuto per minuto è la più popolare trasmissione radiofonica dedicata al campionato italiano di calcio, ideata nel 1959 da Guglielmo Moretti, all'epoca capo della Redazione sportiva, Roberto Bortoluzzi, che ne divenne il conduttore, e Sergio Zavoli, all'epoca capo della Redazione radiocronache
Nacque nella stagione 1959-1960 da un'idea di Guglielmo Moretti e con le radiocronache dei soli secondi tempi. Il debutto ufficiale risale al 10 gennaio 1960, ma già nel 1959 furono messe in onda trasmissioni sperimentali. Moretti prese spunto da una trasmissione radiofonica francese con cronisti-inviati che fornivano informazioni in diretta dai campi di gioco del campionato di rugby transalpino. La struttura del programma è rimasta quasi invariata (salvo la copertura della totalità delle partite dal primo minuto a partire dal 1987) e prevede interventi e cronache in diretta dai principali campi di gioco, con segnalazioni immediate di gol o eventi di particolare rilievo da ogni campo.

La prima puntata ufficiale vide collegati da Milano Nicolò Carosio per Milan-Juventus, da Bologna Enrico Ameri per Bologna-Napoli e da Alessandria Andrea Boscione per Alessandria-Padova.

La conduzione del programma fu affidata subito a Roberto Bortoluzzi, che ne rimase presentatore negli studi di corso Sempione a Milano per ben ventotto anni consecutivi (forse un record per una trasmissione radiofonica italiana) fino al suo pensionamento. Dopo il suo abbandono avvenuto nel 1987, il programma fu condotto dapprima da Massimo De Luca (dalla stagione 1987-88 fino al suo passaggio a Mediaset), quindi da Alfredo Provenzali e, ultimamente, da Filippo Corsini, con lo sdoppiamento dovuto alle gare della Serie B giocate al sabato dalla stagione 2005-06. Dal campionato 2000-01 la trasmissione va in onda dagli studi di Saxa Rubra, a Roma


Prima radiocronista donna fu Nicoletta Grifoni nel maggio del 1988.

Alla trasmissione, che ancora oggi accompagna i pomeriggi domenicali di molti sportivi italiani, sono legati nomi storici della radiocronaca. Fino alla riforma il programma non aveva una sigla iniziale e finale: nel 1976 fino all'inizio degli anni '80 si utilizzò un frammento di "Caravan" nella versione di Eumir Deodato, poi si passò al vecchio standard "A Taste of Honey" nella versione strumentale del 1965 suonata da Herb Alpert, usata in precedenza per altri programmi sportivi ed attualmente ancora sigla della trasmissione. Dal 1988 e per qualche anno fu sostituita con un motivo composto appositamente da Mauro Lusini.


Anche nel biennio 2010- 2012 la trasmissione sarà in onda dal momento che la Rai ha conservato i diritti audiovisivi della Serie A e B.

Il 10 gennaio 2010 la trasmissione si appresta a festeggiare il suo mezzo secolo di calcio alla radio.

Conduttori

1959-1987 Roberto Bortoluzzi, lo sostituivano durante i periodi di ferie o di malattia prima Adone Carapezzi poi Massimo Valentini e Claudio Ferretti
1987-1992 Massimo De Luca, si alternavano al suo fianco Paolo Carbone, Rino Icardi e Luigi Coppola
1992 in poi Alfredo Provenzali, affiancato da Filippo Corsini, per brevi periodi in studio anche Giulio Delfino, Ezio Luzzi e Maurizio Isita
attuale conduttore Alfredo Provenzali (riconfermato anche per l'edizione 2009 - 2010) con Filippo Corsini (che è anche il conduttore titolare delle edizioni non domenicali dedicate alla serie B).

Radiocronisti Storici

Nando Martellini (prima voce fino al 1967)
Enrico Ameri (prima voce fino al 1991)
Sandro Ciotti (seguiva principalmente Roma e Lazio negli anni sessanta, poi divenne seconda voce, infine prima voce dopo il ritiro di Ameri)
Claudio Ferretti (dal 1968 terza voce in scaletta, fino al suo passaggio in tv)
Alfredo Provenzali (oltre a essere il conduttore attuale e a tenere i collegamenti, segue anche le partite di pallanuoto)
Adone Carapezzi (solo negli anni sessanta, trasmetteva da Milano seguendo sia il Milan che l'Inter --- radiocronista anche di ciclismo)
Ezio Luzzi (storica voce della serie B fino al 2000





A MIO PADRE CHE OGNI DOMENICA SEGUIVA "TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO"

giovedì 7 gennaio 2010


www.Cartoline.it



C'E' STATO UN TEMPO IN CUI ASCOLTARE QUESTA MUSICA MI PROCURAVA ANGOSCIA.QUESTO,PERO' SUCCEDEVA QUALCHE ANNO FA,POI.... SI MATURA E NELLA SOFFERENZA SI CAPISCE CHE NESSUNO PUO'E DEVE TOGLIERTI LA VOGLIA DI SORRIDERE E DI VIVERE.
ADDIO PER SEMPRE, NEL 2010, AI RAMI SECCHI!!

AH, LA MUSICA E' ACCATTIVANTE,CARINA MA NULLA DI PIU'.E' STATA LA COLONNA SONORA DI UN MOMENTO EMOZIONANTE CHE E' APPARTENUTO SOLO A ME.....CHI DOVEVA CONDIVIDERE E' RISULTATO COME PRODOTTO DELLA MIA SENSIBILITA', PER CUI INESISTENTE.....

IL FILMATO PERO' E' CARINISSIMO E MI PIACE POSTARLO