Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso.....
Pablo Neruda
lunedì 23 marzo 2009
23 marzo 1919:Mussolini fonda i fasci di combattimento
I Fasci italiani di combattimento sono un movimento politico fondato a Milano da Benito Mussolini il 23 marzo 1919; il futuro Duce prevedeva l'attuazione di uno specifico "Programma di San Sepolcro" (dal nome della piazza in cui fu proclamato). I primi appartenenti ai Fasci si chiamarono appunto sansepolcristi, fregiati di una fascia giallorossa (i colori di Roma); gli squadristi semplici invece erano riconoscibili da una striscia rossa al polso della camicia nera.
I Fasci riunirono cittadini italiani accumunati dallo scopo di fermare l'attività bolscevica. La maggior parte dei partecipanti della prima ora furono reduci interventisti della prima guerra mondiale. Buona parte di essi avevano precedentemente militato in formazioni di sinistra (socialisti, repubblicani, sindacalisti rivoluzionari
Le loro principali azioni, soprattutto di natura violenta, furono rivolte a contrastare l'ondata di scioperi comunisti. Devastarono molte sedi di giornali, di partito e case del popolo; intervennero al fianco dei privati agricoli durante il biennio rosso per fronteggiare i disordini organizzati dai braccianti
Giovanni Giolitti, come aveva fatto nei suoi due precedenti governi, decise di non reprimere le rivolte ma si servì dei fasci di combattimento, dandogli piena libertà di azione per riportare alla calma la situazione italiana (questo incoraggiamento sarebbe poi stato determinante per l'ascesa in Italia di Mussolini e del fascismo
GRANDE CHARLIE CHAPLIN,NON SOLO L'OMINO BUFFO DI NOME CHARLOT!!.IL DISCORSO FINALE DEL FILM "IL GRANDE DITTATORE "1940 E' DI IMPRESSIONANTE ATTUALITA'
domenica 22 marzo 2009
« Legio Patria Nostra » (Motto latino della Legione Straniera)
Il 22 marzo 1831,Luigi Filippo,il re borghese,firma a Parigi il decreto che istituisce la legione straniera. La Francia è in piena fase di espansione coloniale.Per non impegnare troppo i soldati francesi in guerra d'oltremare,il re crea un corpo di spedizione volontario,arruolando uomini di ogni razza e paese. La Legione fu fondata a supporto della sua guerra in Algeria, incorporando tutti gli stranieri che avessero voluto firmare volontariamente un ingaggio. Il primo scontro a fuoco fu sostenuto alla Maison Carrée e il reggimento si comportò tanto bene da meritare le spalline rosse e verdi dei Granatieri e il tricolore francese Dopo la guerra d'Algeria partecipò alla guerra di Crimea insieme ai piemontesi a Sebastopoli, poi combatté a Magenta, Solferino e Montebello contro gli austriaci. Due anni dopo sono in messico per soccorrere Massimiliano d'Austria.I patrioti messicani,però,infliggono ai legionari perdite gravissime.La legione straniera è anche l'ambiente ottimale per numerosi film con attori come Gary Cooper e Marlene Dietrich.
IO HO SEMPRE VISTO LA LEGIONE STRANIERA CON GLI OCCHI DEL FILM "I DUE LEGIONARI" INTRPRETATO DAI MITICI STANLIO E OLLIO.COM'E' DIVERTENTE IL LORO PASSO DI DANZA!!!
sabato 21 marzo 2009
Zefiro torna, e 'l bel tempo rimena
Zefiro torna, e 'l bel tempo rimena, e i fiori e l'erbe, sua dolce famiglia, et garrir Progne et pianger Filomena, e primavera candida e vermiglia.
Ridono i prati, e 'l ciel si rasserena; Giove s'allegra di mirar sua figlia; l'aria e l'acqua e la terra è d'amor piena; ogni animal d'amar si riconsiglia.
Ma per me, lasso, tornano i più gravi sospiri, che del cor profondo tragge quella ch'al ciel se ne portò le chiavi;
e cantar augelletti, e fiorir piagge, e 'n belle donne oneste atti soavi sono un deserto, e fere aspre e selvagge Francesco Petrarca
venerdì 20 marzo 2009
Giuseppe Di Vittorio (Cerignola, 11 agosto 1892 – Lecco, 3 novembre 1957) è stato un politico e sindacalista italiano. Fra gli esponenti più autorevoli del sindacato italiano del dopoguerra, a differenza di molti altri sindacalisti non aveva origini operaie ma contadine, nato in una famiglia di braccianti, il gruppo sociale più numeroso alla fine dell'ottocento in Puglia
Figlio di braccianti agricoli che lavoravano la terra dei marchesi Rubino-Rossi di Cerignola. Già negli anni dell'adolescenza aveva iniziato un'intensa attività politica e sindacale; a 15 anni fu tra i promotori del Circolo giovanile socialista della città, mentre nel 1911 passò a dirigere la Camera del Lavoro di Minervino Murge; in seguito avrebbe diretto anche la Camera del Lavoro di Bari, dove organizzò la difesa della sede dell'associazione, sconfiggendo gli squadristi fascisti di Caradonna insieme con ex ufficiali legionari di Fiume, socialisti, comunisti, anarchici e Arditi del Popolo
Di Vittorio, a cui amici ed avversari riconobbero unanimi un grande buonsenso ed una ricca umanità, seppe farsi capire, grazie al suo linguaggio semplice ed efficace, sia dalla classe operaia, in rapido sviluppo nelle città, sia dai contadini ancora fermi ai margini della vita economica, sociale e culturale del Paese. Lui stesso era un autodidatta, entrato nella lotta sindacale e politica giovanissimo, inizialmente come socialista e successivamente come comunista
DI RECENTE LA VITA DI GIUSEPPE DI VITTORIO E' ENTRATA NELLE CASE DEGLI ITALIANI ATTRAVERSO LO SCHERMO TELEVISIVO.AD INTERPRETARE LA SUA FIGURA E'STATO UN CONVINCENTE E BRAVO PIER FRANCESCO FAVINA.LA COLONNA SONORA E'STATA AFFIDATA AL PREMIO OSCAR ENNIO MORICONE.UN RISULTATO ECCELENTE.E' QUESTA LA TELEVISIONE CHE PREFERIAMO,QUELLA CHE CI EMOZIONA,CI INFORMA,CI FA CRESCERE CULTURALMENTE E QUALCHE VOLTA,COME IN QUESTO CASO,CI FA RIFLETTERE SULLA STORIA RECENTE DELLA NOSTRA TERRA CHE ANCORA,MOLTI DI NOI,IGNORANO.CREDO NELLA FUNZIONE PEDAGOGICA(ESTETICA,MORALE,UMORISTICA,SATIRICA....)DELLA TV,TANTO NECESSARIA IN QUESTI ANNI COSI'BUI.
giovedì 19 marzo 2009
Il 19 marzo 1994 Don Peppino Diana,nella chiesa di San Nicola,a Casal di Principe,fu ucciso con cinque colpi di pistola dai boss,spaventati dalle sue parole
Giuseppe Diana (Casal di Principe, 4 luglio 1958 – Casal di Principe, 19 marzo 1994) è stato un presbitero e scrittore italiano. Vittima innocente della camorra. Chiamato anche Peppe Diana o Peppino Diana.
Giuseppe Diana nasce a Casal di Principe da una famiglia di proprietari terrieri.
Nel 1968 entra in seminario, vi frequenta la scuola media e il liceo classico. Successivamente intraprende gli studi teologici nel seminario di Posillipo, sede della Pontificia facoltà teologica dell'Italia Meridionale. Qui si licenzia in Teologia biblica e poi laurea in Filosofia alla Federico II.
Nel 1978 entra nell'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI) dove fa il caporeparto.
Nel marzo 1982 è ordinato sacerdote. Diventa Assistente ecclesiastico del Gruppo Scout di Aversa e successivamente anche Assistente del settore Foulards Bianchi.
Dal 19 settembre 1989 era parroco della parrocchia di San Nicola di Bari in Casal di Principe, suo paese natio.
Alle 7.30 del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, don Giuseppe Diana viene assassinato nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, mentre si accingeva a celebrare la Santa Messa. Due killer lo affrontano con una pistola calibro 7.65. I quattro proiettili vanno tutti a segno, due alla testa, uno in faccia e uno alla mano, Don Peppe muore all'istante. L'omicidio, di puro stampo camorristico, fece scalpore in tutta Italia. Un messaggio di cordoglio venne pronunciato anche da Giovanni Paolo II durante l'Angelus.
Don Peppe visse negli anni del dominio assoluto della camorra casalese, legata principalmente al boss Francesco Schiavone detto Sandokan.
Il suo impegno civile e religioso contro la camorra ha lasciato un profondo segno nella società campana. Il suo scritto più noto è la lettera Per amore del mio popolo non tacerò, un documento diffuso a Natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana insieme ai parroci della foranìa di Casal di Principe, un manifesto dell'impegno contro il sistema criminale
VOGLIO RICORDARE ALLO STESSO MODO "DON PUGLISI"GRANDE PRETE DEL QUARTIERE BRANCACCIO A PALERMO.ACCUMUNATO A DON DIANA DALLA STESSA MORTE E DALL'IMPEGNO CIVILE CONTRO LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA.
Padre Giuseppe Puglisi meglio conosciuto come Pino, soprannominato 3P (Palermo, 15 settembre 1937 – Palermo, 15 settembre 1993) è stato un presbitero italiano, ucciso dalla mafia il giorno del suo 56° compleanno a motivo del suo costante impegno evangelico e sociale.
Il 15 settembre 1999 il cardinale di Palermo Salvatore De Giorgi ha aperto ufficialmente la causa di beatificazione
Nasce il 15 settembre 1937 a Brancaccio, quartiere povero di Palermo, da una famiglia modesta (il padre calzolaio, la madre sarta).
A 16 anni, nel 1953 entra nel seminario parlermitano da dove ne uscirà prete il 2 luglio 1960 ordinato dal cardinale Ernesto Ruffini.
Nel 1961 viene nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del Santissimo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e successivamente rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi.
Nel 1963 è nominato cappellano presso l'orfanotrofio Roosevelt e vicario presso la parrocchia Maria Santissima Assunta a Valdesi, borgata marinara di Palermo. È in questi anni che Padre Puglisi comincia a maturare la sua attività educativa rivolta particolarmente ai giovani
Il 19 giugno 1997 viene arrestato a Palermo il latitante Salvatore Grigoli, accusato di diversi omicidi tra cui quello di don Pino Puglisi. Poco dopo l'arresto Grigoli comincia a collaborare con la giustizia, confessando 46 omicidi tra cui quello di don Puglisi. Grigoli, che era insieme a un altro killer, Gaspare Spatuzza, gli sparò un colpo alla nuca. Dopo l'arresto egli sembra intraprendere un cammino di pentimento e conversione. Lui stesso ha raccontato le ultime parole di don Pino prima di essere ucciso: un sorriso e poi un criptico "me lo aspettavo".Condannato a 16 anni dalla Corte d'Assise di Palermo, è stato scarcerato nel 2000 dopo aver scontato una pena effettiva inferiore a due anni di reclusione. Mandanti dell'omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati il 26 gennaio 1994. Giuseppe Graviano viene condannato all'ergastolo per l'uccisione di don Puglisi il 5 ottobre 1999. Il fratello Filippo, dopo l'assoluzione in primo grado, viene condannato in appello all'ergastolo il 19 febbraio 2001. Condannati all'ergastolo dalla Corte d'assise di Palermo anche Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, gli altri componenti del commando che aspettò sotto casa il prete
mercoledì 18 marzo 2009
Il 18 marzo del 1848 iniziarono le Cinque giornate di Milano,insurrezione popolare contro il dominio austriaco.
Le cinque giornate di Milano sono state uno dei maggiori episodi della storia risorgimentale italiana del XIX secolo.
Quasi contemporaneamente ai moti popolari del 1848 che si sollevarono nel Regno Lombardo-Veneto, insorgeva, il 18 marzo di quell'anno la città di Milano. Fu questo il primo episodio a testimonianza dell'efficacia dell'iniziativa popolare che, guidata da uomini consapevoli degli obbiettivi della lotta, poteva rivelarsi in grado di influenzare le decisioni dello stesso re di Sardegna
Il presidio dell'Impero austriaco a Milano era munitissimo e comandato da un generale di lungo corso, Josef Radetzky, il quale, sebbene più che ottantenne, era energico e rigido: la vera espressione della severa mentalità militare austriaca che non aveva alcuna intenzione di cedere.
Ma la città intera combatteva per le vie innalzando barricate, sparando dalle finestre e dai tetti, inviando messaggi per mezzo di palloni alle popolazioni delle campagne per esortarle a prendere parte alla lotta. La resistenza fu organizzata con intelligenza e decisione; eroici furono i Martinitt, i fanciulli dell'orfanotrofio, che si offrirono come portaordini per collegare i vari punti della città col consiglio di guerra.
Radetzky vista la difficoltà di resistere nel centro della città, l´assediò con le forze di cui disponeva, ma timoroso d´essere attaccato alle spalle dall'esercito piemontese e dai contadini provenienti dalla campagna, preferì ritirarsi.
La sera del 22 marzo 1848, gli Austriaci si ritiravano verso il "Quadrilatero", trascinando con sé numerosi ostaggi arrestati all'inizio della sommossa. "Quadrilatero" era chiamata la zona fortificata compresa fra le quattro città di Verona, Legnago, Mantova e Peschiera del Garda. Frattanto il resto del territorio della Lombardia e del Veneto era ormai libero.
IL RISORGIMENTO E' LA STORIA GIOVANE,ROMANTICA,IDEALE DEL NOSTRO PASSATO,EPPURE E' QUASI SCONOSCIUTO AGLI STUDENTI DEL DUEMILA O ADDIRITTURA E' DA LORO IGNORATO!!!. EH NO,NON E'COLPA DELLA SCUOLA...NEI PROGRAMMI VOLUTI DALLE GIRANDOLE DI MINISTRI DELL'ISTRUZIONE(?),E'QUASI SPARITO E VIVE ESCLUSIVAMENTE NEL RICORDO NOSTALGICO DI TANTI MA PROPRIO TANTI VOLENTEROSI INSEGNANTI CHE DELLA SCUOLA HANNO FATTO UNO STILE DI VITA.
martedì 17 marzo 2009
L'inno di Mameli: Un po' di storia
La poesia Fratelli d'Italia, messa in musica, fu ai tempi delle guerre per l'indipendenza d'Italia una delle canzoni più in voga fra i combattenti. Con la proclamazione della Repubblica (1946) la composizione di Mameli - con alcuni tagli - diviene Inno ufficiale.
Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l'Austria. L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell'unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò proprio al Canto degli Italiani - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese. Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l'Inno di Mameli divenisse l'inno nazionale della Repubblica Italiana
GOFFREDO MAMELI
(Genova 5 settembre 1827 - Roma 6 luglio 1849)
Se una figura umana dovesse simboleggiare con l'aspetto d'una seducente giovinezza il Risorgimento d'Italia, che pure ebbe stupendi uomini rappresentativi - Mazzini, Cavour, Garibaldi non si saprebbe quale innalzare e amare meglio che quella di Goffredo Mameli, poeta a quindici anni, guerriero a ventuno, avvolto a ventidue nella morte come nella nuvola luminosa in cui gli antichi favoleggiavano la scomparsa degli eroi. Stirpe di marinai soldati, figlio d'un comandante di nave da guerra e d'una leggiadra donna che aveva fatto palpitare il cuore giovane di Giuseppe Mazzini, Goffredo è il romanticismo, è il patriottismo, è sopra tutto la poesia che fiorisce sull'azione. Frequenta l'università, prepara i suoi esami di diritto e intanto fiammeggia nel fuoco d'italianità de' suoi compagni, che lo sentono un capo. Appena giunta a Genova la notizia delle Cinque Giornate parte alla testa d'un manipolo di giovani, si batte nella campagna del '48; s'agita perché non se ne subiscano con rassegnazione le tristi conseguenze militari, mazziniano puro, con la sua Genova impaziente e intollerante verso la Torino monarchica. E' incerto se correre a Venezia o a Roma. Si risolve per Roma. E' di Mameli il telegramma "Venite, Roma, repubblica" in cui si invitava Mazzini a raggiungere la Repubblica Romana. E' a fianco di Garibaldi, ma vuole prima di tutto trovarsi dove più rischiosamente si combatte. Ferito a una gamba il 3 giugno in un combattimento nel quale s'era voluto gettare a ogni costo, fu male assistito nell'ospedale dai medici che avrebbero dovuto sollecitamente amputargli la parte offesa e invece tanto tardarono che poi l'operazione non valse più a salvarlo, ed egli spirò il 6 luglio, un mese prima di compiere i ventidue anni, recitando versi in delirio.
La sua poesia è poesia d'amore e di guerra: pensando a guerre come quelle, i due più alti temi d'ogni poesia, la donna ideale e la libertà pura. I critici, naturalmente, rilevano le imperfezioni artistiche che non mancano. Ma per quel che v'è, ed è tanto, di vivo e di bello in promessa anche più che in fatto si può dire che, se fosse vissuto, l'Italia avrebbe avuto in lui un magnifico poeta. Qui si riproducono, naturalmente, il canto indimenticabile Fratelli d'Italia che fu messo in musica del maestro Novaro e che la Repubblica Italiana d'un secolo dopo ha ripreso come inno nazionale nonostante l'elmo di Scipio e la Vittoria schiava di Roma.
C'è stato un tempo che gli italiani hanno cantato,invece,quest'inno,che ha un sapore di vecchia osteria.Poi ci ha pensato Mameli e meno male!!!
Interessi:Musica,lettura,danza,arte,viaggi,cinema,teatro,la psicologia. Scrivo Poesie,ma anche racconti,articoli di memoria,costume ed opinione, mi piace la professione che svolgo:l’insegnamento Stagione preferita:l’estate ma anche la tarda primavera Paesaggio preferito: assolutamente marino Non gradisco la maleducazione,l’insensibilità,la superficialità,la supponenza,le bugie e chi si esprime attrverso pregiudizi. Adoro i cani e nella fattispecie il mio,una stupenda quanto amorevole Rottweiler,di nome Kora. Grande passione :la danza Sport:seguo la squadra della mia città e la Nazionale,ma anche la boxe incontra il mio favore. Cinema:preferisco rivedere vecchi film,quelli che hanno fatto la storia di questa nobile arte di cui ho una discreta collezione ma con una dovuta selezione anche quelli attuali. Fiabe preferite:Il Principe Felice,le fiabe di Andersen e tutte le altre della tradizione italiana e straniera. La mia infanzia è stata popolata da questi affascinanti racconti del c’era una volta e vissero felici e contenti. Il primo letto:La piccola Doroty. L’ultimo(4-1-2009)La fabbrica degli ignoranti. Da bambina ho letto tutta la letteratura dell’infanzia Da adolescente Delly,della collezione Salani e Liala(alcuni). I libri che ho letto a ripetizione sono:I tre moschettieri,John l’autista russo e Figlie senza madre. Attualmente leggo la saggistica,la diaristica e appunti di viaggio del “Gran tour”. Oggetti preferiti:i miei giocattoli ,sfuggiti all’usura del tempo. Feste preferite:Il santo Patrono,il Natale,i riti pasquali,il mio compleanno e l’onomastico. La televisione:solo quella di qualità,per il resto è solo un ottimo sonnifero. La cosa più bella:l’amore(quello vero,però)e vivere secondo i propri interessi. I miei poeti preferiti: Leopardi,Montale,Cardarelli,Antonia Pozzi,Emily Dichinson,Elisabeth Barrett, Garcia Lorca,Jaques Prevért,Catullo,I poeti delle liriche cinesi,Paul Valery,Paul Gerardy. Amo assistere a spettacoli teatrali,di cabaret e concerti di musica classica. Il ballo,che è la mia passione,lo pratico poco,anzi per nulla e mi dispiace. Ho tanti amici e ciò lo ritengo un dono.
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